«L’Italia apre le frontiere, ma non per forza lo farà anche la Svizzera»

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Saranno intrapresi accordi tra Berna e Roma sull’apertura delle dogane, ma prima di decidere un allentamento il Governo federale dovrà sentire il parere del Ticino - Nuovo incontro con la stampa nella capitale - LA DIRETTA DA BERNA

«L’Italia apre le frontiere, ma non per forza lo farà anche la Svizzera»
©KEYSTONE/Anthony Anex

«L’Italia apre le frontiere, ma non per forza lo farà anche la Svizzera»

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Nuovo incontro a Berna, oggi alle 14, con la stampa per aggiornare la popolazione sull’evoluzione della pandemia da coronavirus in Svizzera. Presenti per fare il punto della situazione il delegato dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) per la COVID-19 Daniel Koch e la direttrice della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch.

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Dopo il suo benvenuto ai presenti, Daniel Koch ha ricordato che oggi i nuovi casi in Svizzera sono solo 10: «C’è da rallegrarsi, c’è una diminuzione e questa tendenza verso il basso è un messaggio positivo che ci indica che siamo sulla strada giusta. Speriamo che ci saranno ancora meno contagi in Svizzera in futuro, in modo da poter procedere con altri allentamenti». In diminuzione sono pure i pazienti ricoverati nei reparti di cure intense in Svizzera.

Sui fattori che influenzano la diminuzione dei casi, Koch ha spiegato che: «tutte le malattie virali sono stagionali e anche se la COVID-19 non è così reattiva alla stagione, è comunque più difficile che si trasmetta. Comunque il comportamento della popolazione è stato fondamentale per il calo drastico dei contagi. Ho il piacere di constatarlo». Sui prossimi weekend di ponte, quelli dell’Ascensione e di Pentecoste, ha aggiunto: «Vorrei che la popolazione possa approfittare del bel tempo mantenendo le distanze e le misure di igiene per fare in modo che non ci sia una sorta di effetto boomerang. Ma si nota la popolazione elvetica ha rispetto di queste misure e non vuole correre rischi inutili ed è positivo».

Un dato mostrato da Koch riguarda i movimenti delle carte SIM dei telefoni cellulari: «I movimenti sono diminuiti drasticamente e possiamo notare che ora ci si riavvicina a una normalità, sebbene i dati restino ben inferiori a quelli relativi a una situazione normale». Il dato rilevato nei pressi della stazione di Zurigo mostra una diminuzione dei transiti, mentre in montagna, al Gurten, e a Losanna, al parc de Milan, si nota la fluttuazione in base ai cambiamenti meteorologici.

Assembramenti, manifestazioni e allentamenti

In relazione alle manifestazioni politiche Koch ha detto: «I nostri giuristi hanno guardato se è possibile reinterpretare i raggruppamenti di più di 5 persone: questi non sono più proibiti, sempre rispettando la misura del distanziamento sociale. Il Consiglio federale sceglierà nei prossimi giorni se ci saranno degli allentamenti anche per le grandi manifestazioni».

Sulle gli episodi di assembramento degli scorsi giorni, Koch ha ricordato l’importanza di mantenere le misure di distanziamento: «Abbiamo visto un esempio spiacevole in Corea del Sud, dove per un solo caso di contagio le autorità hanno dovuto contattare altre 1.500 persone». «Più di 5 persone che non sono della stessa famiglia devono mantenere le distanze. Per quanto riguarda invece la famiglia è ovvio che i membri di una famiglia che vivono sotto lo stesso tetto possono anche non avere 2 metri di distanza visto che vivono insieme. Per quanto riguarda gli assembramenti, resta valido il fatto che non si possono fare con più di 5 persone».

«L’Italia apre le frontiere, ci saranno degli accordi ma non per forza lo farà anche la Svizzera»

«Esiste un accordo con Austria, Francia e Germania per aprire le frontiere il 15 giugno. L’annuncio dell’apertura delle dogane da parte dell’Italia il 3 giugno è arrivato nel corso della notte tra sabato e domenica, e ora ci saranno accordi bilaterali, per fare in modo che l’apertura avvenga in modo coordinata. Dovremo chiedere al Ticino cosa ne pensa. Keller-Sutter ha comunque affermato che siamo indipendenti sulla decisione di aprire o no. È possibile che l’Italia decida di aprire in modo che gli svizzeri possano uscire in Italia, ma non il contrario», ha detto il portavoce della SEM Daniel Bach.

Alla domanda su un’eventuale quarantena per chi rientra dall’estero, Koch ha precisato: «La quarantena è una misura un po’ drastica. Mi sembra strano pensare di chiudere in casa una persona per 14 giorni se è stata a Milano a fare compere. Tutte le persone che hanno sintomi comunque si devono far testare».

«Misure per agevolare le importazioni»

Secondo la direttrice della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch, dallo scorso mese la situazione relativa ai dispositivi di protezione individuale come mascherine, guanti e forniture mediche è notevolmente migliorata. Tuttavia, la domanda rimane superiore all’offerta.

La Confederazione è fortemente dipendente dalle importazioni di questo materiale, non solo da Germania e Francia ma anche dalla Cina e da altri Paesi asiatici, ha rilevato Ineichen-Fleisch, aggiungendo che la SECO ha proposto al Consiglio federale di agevolare le importazioni nella Confederazione.

La direttrice della SECO ha poi ricordato che le attività legate al commercio estero della Svizzera contribuiscono a circa un terzo del prodotto interno lordo (PIL). «Per la Confederazione, un mondo globalizzato non è uno svantaggio, ma un vantaggio per la sicurezza dell’approvvigionamento nel Paese», ha sottolineato Ineichen-Fleisch.

Riguardo ai dati dei clienti presi dai ristoratori, poi, Koch ha ricordato l’importanza di sapere chi sono i clienti per poter ricostruire le catene di contagio. Questo vale anche nel caso in cui sia un cameriere o qualcuno del personale del locale ad essere ammalato.

Sullo sviluppo di un vaccino Koch ha spiegato che il fatto che i ricercatori di tutto il mondo stiano lavorando a questo vaccino lascia sperare che si possa trovare in tempi brevi. È tuttavia difficile avere dati precisi sulle effettive possibilità di trovare una soluzione.

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