L’Ue non scende a compromessi, Berna pensa al piano B

accordo quadro

È in discussione l’idea lanciata in novembre dall’ex segretario di stato Michael Ambühl che proponeva un’intesa transitoria

L’Ue non scende a compromessi, Berna pensa al piano B
© CdT/ Chiara Zocchetti

L’Ue non scende a compromessi, Berna pensa al piano B

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La Commissione europea non è disposta a fare concessioni su nulla in merito all’accordo quadro e i consiglieri federali competenti per il dossier Ue starebbero ora pensando a un piano B: lo scrive la SonntagsZeitung.

Concretamente secondo non meglio precisate fonti citate dal domenicale verrebbe attualmente discussa l’idea lanciata in novembre dall’ex segretario di stato Michael Ambühl, che proponeva un’intesa transitoria: la Svizzera si asterrebbe momentaneamente dall’esigere nuovi accordi di accesso ai mercati e al contempo entrambi i partner converrebbero di continuare ad aggiornare i patti esistenti. In tal modo si potrebbero evitare sviluppi negativi e si guadagnerebbe tempo per negoziare un nuovo accordo quadro. Si tratterebbe insomma di una manovra di sganciamento per uscire dall’attuale intesa senza subire danni.

Secondo la SonntagsZeitung, Berna e Bruxelles hanno apparentemente posizioni così distanti che l’esecutivo federale starebbe seriamente pensando anche di dare decorosa sepoltura all’accordo quadro esistente. Questo perchè l’Ue non vuole dare garanzie riguardo alla protezione dei salari elvetici o all’applicazione delle cittadinanza europea, che si teme possa portare a un boom nei versamenti dell’assistenza a stranieri.

Senza garanzie però quanto concordato non troverebbe il sostegno né dei cantoni, né dei sindacati, né dei datori di lavoro. E anche dai partiti maggiormente europeisti giungono ormai pressioni: dalle colonne del SonntagsBlick la presidente del PLR Petra Gössi fa sapere che il suo partito sosterrà unicamente un buon accordo. «L’effetto sulla piazza economica elvetica e sulle relazioni con l’UE sarebbero probabilmente meno grave se fosse il Consiglio federale a dire no, invece che il popolo», argomenta la consigliera nazionale svittese. Pure il co-presidente socialista Cédric Wermuth afferma che si impegnerà per il patto con Bruxelles solo se questo sarà positivo: nel caso contrario lo respingerà.

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