La battaglia sul burqa, tra favorevoli e contrari

Domande e risposte

Il 7 marzo gli elettori svizzeri dovranno decidere se introdurre a livello nazionale l’interdizione già approvata in Ticino nel 2013 e a San Gallo nel 2018 - L’essenziale da sapere sul tema in votazione

La battaglia sul burqa, tra favorevoli e contrari

La battaglia sul burqa, tra favorevoli e contrari

In Ticino il divieto di dissimulare il proprio viso è stato approvato dal popolo nel 2013. Ora, il 7 marzo, la popolazione svizzera è chiamata a decidere se introdurre
o meno il medesimo principio su scala nazionale.

In concreto, su che cosa andremo a votare?
Il 15 settembre 2017 il Comitato di Egerkingen ha depositato l’iniziativa popolare «Sì al divieto di dissimulare il proprio viso» (la cosiddetta iniziativa anti-burqa) alla Cancelleria federale con oltre 100mila firme. Il sette marzo la popolazione svizzera è quindi chiamata a esprimersi sull’introduzione di questo principio nella Constituzione federale. L’iniziativa vuole introdurre un nuovo articolo nella Magna carta per vietare in tutto il territorio nazionale la dissimulazione del volto. La norma in questione, se approvata, sarà applicabile in tutti i luoghi accessibili al pubblico e all’aria aperta: per strada, negli uffici amministrativi, nei trasporti pubblici, negli stadi, nei ristoranti, nei negozi. Il testo specifica inoltre che «nessuno può obbligare una persona a dissimulare il viso a causa del suo sesso».

Sono previste eccezioni al divieto?
Sì. L’iniziativa stabilisce in maniera esaustiva anche le eccezioni. Sarà possibile dissimulare il proprio viso nei luoghi di culto, ma anche per motivi inerenti alla sicurezza o alla salute (ad esempio con il casco da motociclista o con una mascherina igienica), alle condizioni climatiche (per esempio con una sciarpa) oppure legati a un’usanza locale (su tutte, il Carnevale). Sono però escluse ulteriori eccezioni, come per le turiste che indossano il velo integrale.

Il divieto è già presente in altri Cantoni o Paesi?
Sì. Il Ticino è stato pioniere su questo fronte quando nel settembre del 2013 la popolazione ha approvato un’iniziativa promossa dal Movimento «Il Guastafeste» di Giorgio Ghiringhelli con il 65,4% dei voti favorevoli, iscrivendo il divieto nella Costituzione cantonale. La relativa legge è poi entrata in vigore il 1. luglio 2016. Due anni più tardi, anche il Canton San Gallo ha introdotto il divieto di dissimulare il proprio viso. In questo caso, il principio non è stato sancito nella Costituzione cantonale, bensì «unicamente» nella legge sulle contravvenzioni, la cui revisione è stata adottata dal Legislativo cantonale e poi approvata dal popolo a seguito di un referendum lanciato dalle sezioni giovanili del PS, dei Verdi e dei Verdi liberali. Alle urne la popolazione ha confermato il diviedo con oltre il 66% dei voti. In altri 15 Cantoni è invece in vigore il divieto di coprirsi il viso «solo» in occasione di manifestazioni e eventi sportivi (si pensi agli hooligan). In altri tre Cantoni (Zurigo, Svitto e Glarona), la popolazione alle urne si è invece espressa contro tale divieto. Anche altri Paesi (ad esempio Belgio, Austria, Danimarca, Paesi Bassi e alcune Regioni italiane) hanno adottato simili norme su scala nazionale. Il caso più discusso è stato quello francese: nel 2010 la Francia è stata la prima nazione in Europa a introdurre tale divieto negli spazi pubblici. Una sentenza della CEDU ne ha confermato la validità.

Cosa prevede il controprogetto del Governo federale?
Il Consiglio federale e il Parlamento considerano l’iniziativa «eccessiva». Per questo motivo l’Esecutivo ha voluto adottare un controprogetto indiretto che entrerebbe in vigore (salvo eventuali referendum) nel caso in cui l’iniziativa venisse respinta. Il controprogetto andrebbe a colmare una lacuna specifica nel diritto federale, ovvero permetterebbe di obbligare una persona a mostrare il proprio viso al rappresentante di un’autorità ai fini dell’identificazione. Con il controprogetto Berna intende inoltre rafforzare i diritti delle donne tramite modifiche di legge mirate nell’ambito dell’integrazione, della parità e della cooperazione allo sviluppo.

Sono previste sanzioni per chi non rispetta il divieto?
Sì, saranno previste multe. Le legislazione, in caso di approvazione, dovrà essere elaborata nei due anni successivi e solo allora si conoscerà l’ammontare delle sanzioni, che potrebbe comunque variare da cantone a cantone. Nel caso del controprogetto del Consiglio federale, ciò viene già precisato: chi si rifiuta di mostrare il proprio volto all’autorità può essere punito con una multa fino a 10 mila franchi. A tali persone le autorità potrebbero inoltre rifiutare determinate prestazioni. Va infine segnalato che, nei due cantoni che già prevedono questo divieto, le multe sono state ben poche: una sessantina quelle inflitte in Ticino, di cui circa la metà a hooligans e l’altra metà a donne (perlopiù turiste) che indossavano il velo integrale. A San Gallo al momento nessuno è stato multato.

Quali sono le ragioni degli iniziativisti?
Secondo i favorevoli coprirsi il viso è incompatibile con l’idea del vivere insieme in una società libera. Ma non solo: coprirsi il viso è pure l’espressione della sottomissione della donna e dunque incompatibile con la parità di diritto tra i sessi. Infine, per gli iniziativisti vietare la dissimulazione del viso è un elemento a favore della sicurezza e della lotta contro il crimine. Tra i favorevoli al divieto ci sono l’UDC, l’UDF, la Lega dei ticinesi e una parte del PPD.

Quali sono, invece, le ragioni dei contrari?
I contrari sottolineano che la dissimulazione del viso in Svizzera è un fenomeno marginale (secondo un recente studio dell’Università di Lucerna le donne musulmane che indossano regolarmente il burqa o il niqab sono una trentina). Inoltre, un divieto a livello nazionale andrebbe a limitare il margine di manovra dei Cantoni e potrebbe influenzare negativamente il turismo. Infine, secondo la maggioranza dei movimenti femministi il divieto rappresenta un ulteriore tentativo di limitare la libertà delle donne. Tra i contrari al divieto, oltre al Parlamento e al Consiglio federale ci sono il PS, i Verdi, i Verdi liberali, il PLR e praticamente tutti i movimenti femministi.

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