«La capacità di test è al limite: consideriamo un cambio di strategia»

lotta alla pandemia

Da Berna gli esperti hanno aggiornato la popolazione sulla situazione epidemiologica in Svizzera - IL VIDEO

«La capacità di test è al limite: consideriamo un cambio di strategia»
© Keystone/Peter Klaunzer

«La capacità di test è al limite: consideriamo un cambio di strategia»

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In conferenza stampa da Berna gli esperti della Confederazione hanno aggiornato la popolazione sulla situazione epidemiologica in Svizzera. Presenti Virginie Masserey, capo della sezione Controllo delle infezioni (UFSP), Hans-Peter Walser, comandante di corpo d’armata e capo Comando Istruzione, Ueli Haudenschild, membro di direzione dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese (UFAE), Tanja Stadler, vicepresidente della task force contro la COVID-19, Marina Jamnicki, medico cantonale dei Grigioni e membro di consiglio dell’Associazione dei medici cantonali.

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LA CONFERENZA STAMPA

(In aggiornamento) «Il coronavirus non smette di porci sfide», comincia Masserey. «Se confrontate a quella di Omicron, le curve delle ondate precedenti sembrano basse. Va considerato poi che oltre alle cifre attuali c’è un alto numero di casi non segnalati». Secondo l’esperta, «lo sviluppo epidemiologico è simile in altri Paesi europei. I giovani e la popolazione mobile sono particolarmente colpiti dalle nuove infezioni».

La situazione negli ospedali, continua Masserey, «è stabile, i pazienti non vaccinati rimangono la maggior parte dei ricoverati. Il tasso di occupazione delle unità di terapia intensiva è stagnante, ma a un livello elevato. La vaccinazione continua a proteggere dai decorsi gravi e questo si riflette anche sulle cifre negli ospedali».

Facendo riferimento a quanto pubblicato dal Blick, che la scorsa settimana affermava come il numero di ricoverati a causa della COVID sia inferiore a quello che mostrano le statistiche, Masserey sottolinea: «Più del 70% dei ricoveri sono avvenuti ‘‘a causa del coronavirus’’, e non ‘‘con il coronavirus’’».

Prima di passare la parola a Tanja Stadler, Masserey sottolinea: «Ci sono prove che il booster riduca anche il rischio di trasmissione. Per quanto riguarda le quarantene, il Governo federale ha già raccomandato ai Cantoni di ridurle da 10 a 7 giorni. Chiunque abbia un contatto ravvicinato con un positivo non deve più essere messo in quarantena, ma testato tra il quarto e il settimo giorno e indossare sempre una mascherina».

Le capacità di test, conclude Masserey, «sono al limite della loro capacità e si sta considerando un cambiamento di strategia: un test antigenico positivo è motlo affidabile. Uno negativo lo è meno».

Già la scorsa settimana, lo ricordiamo, cambiamenti sono stati introdotti riguardo la necessità di confermare con un PCR la positività riscontrata in un antigenico.

In poche settimane sarà colpito un terzo degli svizzeri

Prendendo la parola, Tanja Stadler spiega: «Attualmente il numero di casi raddoppia ogni 8-10 giorni. Solo nella prima settimana di gennaio, il 3,5-5% della popolazione è entrato a contatto con Omicron». Secondo la task force, «i numeri continueranno a crescere finché circa un terzo o la metà della popolazione non saranno venuti a contatto con la variante: se i contatti rimangono allo stesso livello, un picco delle infezioni è previsto nelle prossime due settimane». Secondo le previsioni peggiori, una percentuale tra il «10 e il 30% della popolazione potrebbe essere infettato in una sola settimana».

Secondo la vicepresidente della task force, «la pandemia non sarà finita dopo l’ondata di Omicron: il 35% della popolazione non sarà ancora protetta e questo è il motivo per cui la vaccinazione rimarrà uno strumento utile». Tornando sull’occupazione degli ospedali, Stadler evidenzia: «Ci aspettiamo un aumento in tutto il Paese: Omicron è pericolosa come i ceppi dominanti nel 2020: da 20 a 35 persone contagiate su 10 mila finiscono in ospedale e una ha bisogno di cure intensiva. Nella settimana con il più alto numero di contagi da Omicron, ci aspettiamo circa 300 ricoveri in terapia intensiva».

L’infezione da Omicron, continua Stadler, «procede più rapidamente che nelle varianti precedenti. Le persone sono contagiose per meno tempo, specialmente chi è vaccinato. Per questo è quindi possibile abbreviare la quarantena e l’isolamento, ha senso dal punto di vista scientifico».

Le difficoltà nel tracciamento

Marina Jamnicki, medico cantonale dei Grigioni, spiega poi le difficoltà nel tracciamento dei contatti: «Le sfide sono attualmente due. Da una parte l’alto numero di casi, dall’altro il tempo di attesa per il risultato dei test PCR. È positivo che molti Cantoni si siano già adattati e che la comunicazione sia rapida anche grazie all’utilizzo di SMS automatici».

In casi estremi, sottolinea Jamnicki, «possono passare fino a tre giorni prima che un risultato del test sia disponibile. E ciò crea molte difficoltà, soprattutto considerato il più breve periodo di incubazione di Omicron. È per questo che ora è necessario rivedere le regole e determinare un periodo di isolamento e quarantena adeguato dal punto di vista medico: tutte discussioni in corso». Jamnicki bacchetta poi la popolazione, notando un calo di responsabilità: «Sono sempre più le persone che non rispettano le istruzioni. Molti non hanno capito perché si deve stare in isolamento: si tratta di proteggere gli altri».

Nonostante queste difficoltà, Jamnicki esclude la possibilità di interrompere i tracciamenti: «Fermare la ricerca di contatti, con test e quarantene, non è un’opzione».

L’esercito attivo in aiuto di otto Cantoni

Hans-Peter Walser interviene poi spiegando il coinvolgimento dell’esercito svizzero nelle operazioni anti-COVID: «Le forze armate intervengono a sostegno dei Cantoni solo su loro esplicita richiesta: al momento l’esercito è impegnato in Argovia, Friburgo, Ginevra, Giura, Lucerna, Neuchâtel, Nidvaldo e Vallese, con 476 effettivi schierati».

Walser parla poi della scuola reclute: «Quasi un terzo delle reclute passa le prime due settimane a casa con il cosiddetto ‘‘apprendimento a distanza’’». Prima di cominciare l’insegnamento in presenza, «i futuri soldati effettuano un test PCR: se sono positivi rimangono a casa». Misure sono state prese anche per test settimanali, tenendo conto dello stretto contatto fra reclute e del periodo di vacanza.

Si apre la sessione di domanda-risposta.

- Dopo l’ondata di Omicron si concluderà anche la pandemia?

«Dopo l’ondata di Omicron, dal 15 al 35% della popolazione non sarà ancora protetta dal booster o dagli anticorpi dopo guarigione», risponde Stadler. «Quindi ci potrebbe essere un’altra ondata, più piccola. La situazione dovrebbe distendersi in primavera». L’esperta continua: «È possibile che arrivino nuove varianti, ma si può supporre che la prossima estate si arrivi a condurre una vita più o meno normale».

- Prima si è parlato, nel peggiore degli scenari, dell’infezione in una settimana del 10-30% della popolazione. Cosa significherebbe per il mercato del lavoro?

«Un numero estremamente alto di assenze. Ma il punto è che sarà difficile provare quanti siano effettivamente positivi: le capacità di test non saranno sufficienti», risponde Stadler. «La Svizzera deve prepararsi nel caso lo scenario dovesse verificarsi». Marina Jamnicki aggiunge: «Nelle scuole ad esempio si sta valutando come affrontare le assenze degli insegnanti. Si parla di apprendimento a distanza, vacanze sulla neve prolungate e simili». Jamnicki sottolinea: «È anche compito delle aziende pianificare, non solo delle autorità».

- Siamo a rischio triage negli ospedali?

«In casi estremi, l’ondata di Omicron potrebbe causare da 80 a 300 pazienti in più in terapia intensiva», spiega Stadler. «Ciò porterebbe a decisioni di triage». Attenzione però: «Non fraintendete la parola triage. Chi non può essere curato nei reparti intensivi viene aiutato nei reparti acuti. Non cessa semplicemente di ricevere cure», sottolinea Jamnicki.

- Se si aggiungessero 300 pazienti in terapia intensiva, gli ospedali allora si riempirebbero solo di pazienti COVID?

«La stima è di 80-300 persone ricoverate in terapia intensiva. Attualmente stiamo già affrontando la stima più bassa», spiega Stadler. Jamnicki sottolinea: «La durata del soggiorno nelle unità di terapia intensiva è diventata più breve». Gli ospedali possono dunque «mantenere il controllo e reagire in modo relativamente rapido» alla situazione.

- Quali rischi comportano i grandi eventi? Ci porteranno alla famosa settimana del 10-30% della popolazione contagiata?

«Ogni contatto accelera la diffusione», evidenziano Stadler e Masserey evitando di esprimersi rispetto alla questione di Adelboden. «Se i concetti di protezione sono ben osservati, le misure funzionano», aggiunge Jamnicki. «La gente si contagia più spesso nelle riunioni private che nei grandi eventi».

- Qual è l’impatto di Delta e Omicron negli ospedali?

«La situazione negli ospedali è stabile. La tendenza è un calo dei ricoveri dovuti a delta e un aumento di quelli dovuti a Omicron: al momento vi è un equilibrio fra le due varianti», risponde Masserey. «Quando il numero di casi aumenta, così fa solitamente quello dei ricoveri, con un leggero ritardo temporale. Con Omicron la domanda è quanti alla fine avranno bisogno di un trattamento ospedaliero». Una domanda alla quale si potrà rispondere solo nelle prossime settimane, quando «si toccherà il picco delle infezioni».

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