La Confederazione taglia fuori Google? Il colosso ricorre

IL CASO

L’Amministrazione federale, in giugno, ha scelto per l’archiviazione su Cloud Amazon, IBM, Microsoft ed Oracle e della cinese Alibaba – Polemiche anche «in casa»: «La Svizzera sta rinunciando alla sua sovranità digitale»

La Confederazione taglia fuori Google? Il colosso ricorre
© EPA/BORIS ROESSLER

La Confederazione taglia fuori Google? Il colosso ricorre

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I cinque fornitori scelti dalla Confederazione lo scorso mese per offrire servizi di archiviazione di dati su Cloud dovranno pazientare: Google, tagliata fuori dalla scelta, ha deciso di interporre un ricorso in merito e la procedura d’appalto non è pertanto conclusa.

Il colosso di Mountain View ha «esaminato attentamente» la decisione e poi ha deciso di presentare un ricorso, ha detto oggi un portavoce all’agenzia di stampa Keystone-ATS.

A giugno la Confederazione aveva comunicato l’attribuzione di una commessa di massimo 110 milioni di franchi - l’Amministrazione federale tuttavia non è tenuta a esaurire l’intero volume di acquisto - per l’archiviazione di dati su Cloud a cinque giganti di internet: si tratta delle società statunitensi Amazon, IBM, Microsoft ed Oracle e della cinese Alibaba.

Complessivamente si erano candidate otto società, ma i fornitori svizzeri sono rimasti a mani vuote. Così come Google, la quale si dice convinta che le sue soluzioni Cloud soddisfino i requisiti dell’autorità e che i servizi offerti dal gruppo di Mountain View siano «ideali per i progetti di Cloud computing» della Confederazione.

Il ricorso, presentato entro il termine prescritto, «è attualmente trattato affinché il Tribunale amministrativo federale possa emanare una decisione in merito», indica in una nota odierna la Cancelleria federale.

L’utilizzo di servizi Cloud risponde a un bisogno crescente dei dipartimenti e della Cancelleria federale di fornire servizi amministrativi economici e innovativi a beneficio della popolazione e dell’economia, spiega un comunicato, ricordando che il bando di concorso era stato lanciato nel dicembre 2020.

Sovranità digitale

Stando alla Confederazione, nell’attribuzione la sede in Svizzera e gli sconti sul volume hanno avuto un peso del 10% ciascuno, le condizioni contrattuali del 20% e il prezzo e la qualità del 30% ciascuno. Il bando di concorso e la successiva decisione hanno sollevato però alcune critiche.

Secondo Marc Oehler, direttore di un’azienda informatica svizzera con una propria soluzione Cloud interrogato dal quotidiano romando Le Temps, i fornitori svizzeri non hanno mai avuto una possibilità perché la gara d’appalto richiedeva centri dati in almeno tre continenti. A suo avviso, la Svizzera sta «rinunciando alla sua sovranità digitale». Swisscom, ad esempio, non si è candidata poiché il bando era «esplicitamente rivolto ai cosiddetti fornitori di Cloud pubblico globale», ha spiegato oggi l’operatore all’agenzia Keystone-ATS.

A livello politico si muoverà anche la Delegazione delle Commissioni della gestione: il consigliere nazionale Alfred Heer (UDC/ZH) ha indicato oggi alla radio SRF che verrà esaminato il processo di attribuzione.

Protezione dei dati

Lo scorso mese la Cancelleria aveva spiegato all’agenzia Keystone-ATS che non è ancora noto se e come l’Amministrazione federale ricorrerà ai servizi di cCoud pubblico. I vari enti sono però obbligati a proteggere i dati e a garantire il rispetto dell’obbligo del segreto. Prima che le applicazioni e i dati vengano conservati su un Cloud pubblico, è imperativo procedere a una verifica della conformità al diritto e a una valutazione del rischio, anche in relazione al fornitore del servizio. In questo contesto la tutela e la disponibilità dei dati rappresentano un aspetto importante.

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