La COVID-19 toglie ossigeno alle casse della Croce Rossa

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Il CICR è costretto a tagliare decine di posti di lavoro dopo la pandemia - Ecco il dettaglio dei costi che l’organizzazione internazionale affronta per gli aiuti nel mondo

La COVID-19 toglie ossigeno alle casse della Croce Rossa
Soccorsi ai migranti dalla Croce Rossa a Tenerife in tempo di pandemia. © EPA/Javier Fuentes Figueroa

La COVID-19 toglie ossigeno alle casse della Croce Rossa

Soccorsi ai migranti dalla Croce Rossa a Tenerife in tempo di pandemia. © EPA/Javier Fuentes Figueroa

La notizia è di questi giorni: il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) è in serie difficoltà finanziarie e si vedrà costretto a cancellare svariate decine di posti di lavoro (www.rts.ch). La crisi innescata a livello planetario dalla pandemia della COVID-19 ha colpito duro anche le finanze dell’istituzione con sede a Ginevra che sta faticando nel reperire i mezzi per far fronte al budget di 2,2 miliardi di franchi messo a preventivo per quest’anno (icrc.org).

Le operazioni sul terreno
Per il 2020 la somma necessaria per operare sul terreno in tutto il mondo è pari a un miliardo e 914’330 milioni di franchi. L’Africa è il continente che in materia richiede l’impegno maggiore: 785,2 milioni, il che corrisponde al 41% del relativo budget. Nell’ordine seguono poi Vicino e Medio Oriente con 565,6 milioni (30%), Asia e Pacifico con 286,70 (15%), Europa e Asia centrale con 147,4 (8%) e le Americhe con 129,5 (6%), sempre secondo i dati pubblicati sul suo sito web dal CICR.

Quanto alle singole nazioni, a richiedere gli sforzi finanziari maggiori sono Siria (191,6 milioni), Sudan del Sud (128,1), Yemen (120,9), Iraq (113,7) e Nigeria (104,6). Aree che sono le più calde del pianeta, a causa di guerre, carestie e infinite crisi politiche senza valide soluzioni all’orizzonte che innanzitutto generano immani ondate di profughi.

I costi dell’assistenza
In base alle esigenze dei singoli programmi del CICR, l’assistenza ai più bisognosi della Terra richiede 1’239,7 milioni di franchi (64%). Sono invece 354,4 (19%) quelli destinati alla protezione, a cui se ne aggiungono 191,8 (10%) per la prevenzione e 108,8 (6%) per la cooperazione. La voce del budget riguardante i fondi necessari per garantire l’attività dei quartieri generali del CICR è invece di 246,5 milioni.

L’esplosione del budget
Quest’ultima voce nel 2012 era di 180,8 milioni e fino al 2020è aumentata gradualmente, da un anno all’altro da un minimo dell’1,1% registrato fra il 2015 e il 2016 a un massimo del 6,3% raggiunto fra il 2019 e quello corrente.

L’esplosione delle crisi umanitarie – sia per numero sia per ampiezza delle stesse – ha invece fatto schizzare alle stelle il budget per le operazioni sul terreno. Nel 2012 era stato di 969,5 milioni di franchi, facendo cifra tonda mille in meno rispetto a quelli necessari per questo 2020.

I tagli sono inevitabili
Lunedì scorso (agenzia stampa Keystone-ATS) un portavoce dell’organizzazione internazionale aveva spiegato che il CICR si trova di fronte a «decisioni difficili» e che «solo adottando provvedimenti possiamo continuare ad assistere e proteggere le vittime dei conflitti armati».

Il deficit quest’anno, anche a causa della pandemia della COVID-19, nelle previsioni sarà di 130 milioni di franchi (giovedì su www.letemps.ch), dopo che nell’esercizio 2018-2019 e in quello successivo ne erano venuti a mancare prima 45 e poi 70. Nella sola sede centrale di Ginevra di milioni se ne devono risparmiare 25 e da qui la soppressione di 95 posti di lavoro, con il licenziamento di sessantina di persone.

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