La disoccupazione torna a livelli pre-pandemia

SECO

In agosto il tasso dei disoccupati registrati agli uffici regionali di collocamento era del 2,7% in Svizzera e del 2,8% in Ticino – In calo il numero di persone in cerca di impego mentre salgono i posti vacanti - Zürcher: «Rimaniamo fiduciosi per il 2021 e 2022»

La disoccupazione torna a livelli pre-pandemia
© CdT/Gabriele Putzu

La disoccupazione torna a livelli pre-pandemia

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Aggiornato - Anche agosto si è rivelato un mese positivo per la disoccupazione in Svizzera. Stando ai dati della Seco, alla fine di agosto, 126.355 persone erano registrate come disoccupate presso i centri regionali per l’impiego. Si tratta di 1.924 in meno rispetto a luglio e 24.756 persone in meno dall’anno scorso. Il tasso di disoccupazione è così sceso al 2,7 dal 2,8% di luglio e dal 3,3% dell’agosto 2020, più vicino ai minimi storici raggiunti prima della pandemia (2,1%) che ai massimi dello scorso gennaio (3,7%). «Nel complesso, si può ancora tracciare un quadro di dinamiche straordinariamente positive», ha commentato Boris Zürcher, capo della direzione del lavoro alla Seco. In Ticino la situazione è leggermente peggiorata rispetto a luglio, con un tasso che si è fissato al 2,8% (+0,1 punti), ma che è risultato in calo di 0,6 punti percentuali su base annua. Nei Grigioni il dato di agosto si è fissato allo 0,8% (-0,1 e -0,5).

La classifica

I cantoni romandi rimangono i più colpiti dalla disoccupazione, pur rimanendo tutti sotto la soglia psicologica del 5%. Con un tasso del 4,8% il primato negativo spetta a Ginevra; seguono Giura (4,6%), nonché Neuchâtel e Vaud (entrambi 3,9%). Alti sono anche i valori di Basilea Città (3,6%) e Argovia (3,2%). Con un tasso dello 0,6%, Appenzello interno è invece il cantone con meno disoccupati. Il motore economico della nazione, Zurigo, è al 2,7%, perfettamente in linea con la media nazionale. Il Ticino da parte sua è al nono posto. In termini assoluti, da Airolo a Chiasso si contavano in agosto 4.840 disoccupati (+139 mensile, -999 annuo), mentre nelle valli retiche la cifra è di 1.889 (-73 e -684).

Come hanno sottolineato gli esperti della Seco, il calo nazionale è legato ai fattori stagionali ma non solo: il dato spurgato da questi elementi si è infatti contratto dal 3% al 2,9% sull’arco di un mese. «Ciò è particolarmente rallegrante», ha osservato Zürcher commentando i dati. Per quanto riguarda la stagionalità, ne hanno beneficiato in particolar modo le attività di costruzione e del turismo, che in estate abbisognano di manodopera aggiuntiva. Il numero di disoccupati nel settore alberghiero e della ristorazione è diminuito significativamente, con un tasso sceso al 6,3%. Quasi tutti i settori, regioni e gruppi di popolazione hanno beneficiato della buona congiuntura sul mercato del lavoro.

Secondo Zürcher una ulteriore prova della buona tenuta del mercato è il fatto che il numero dei posti vacanti sia elevato. Ad agosto erano 58.450 (+1.638 rispetto a maggio e +23.398 su base annua). Notevole viene inoltre definita la flessione del personale in regime di lavoro ridotto, che in giugno ha colpito 162.290 persone, ovvero 95.177 in meno (-37%) rispetto al mese precedente. Il numero delle aziende interessate è sceso del 41% portandosi a 21.090, mentre le ore perse si sono quasi dimezzate a 8,5 milioni. Per fare un confronto, nel corrispondente periodo dell’anno prima (giugno 2020, periodo particolarmente segnato dalla pandemia) erano state registrate 28,4 milioni di ore perse, ripartite su 488.312 persone in 52.405 aziende. Al culmine della crisi nella primavera del 2020, quasi 1,1 milioni di persone erano a tempo ridotto; durante la seconda ondata contagi in febbraio il numero era salito di nuovo a oltre 400.000. Stando alla Seco ad oggi il numero delle persone interessate potrebbe essere sceso sotto le 150.000, magari anche sotto 100.000.

In calo anche le persone in cerca di impiego: complessivamente, afferma ancora la Seco, nel mese scorso erano 214.415, il 2,2% in meno rispetto a luglio e il 9,6% in meno di dodici mesi prima. Tale cifra comprende, oltre ai disoccupati iscritti, le persone che frequentano corsi di riconversione o di perfezionamento, che seguono programmi occupazionali o che conseguono un guadagno intermedio.

Ancora fiducia

«Rimaniamo molto fiduciosi nel complesso», ha detto Zürcher, riferendosi alle previsioni di tutto l’anno per i tassi di disoccupazione per il 2021 e il 2022, che sono rispettivamente il 3,1 e il 2,8%. La Seco presenterà nuove previsioni la prossima settimana. «Non abbiamo indicazioni che questi valori saranno superati», ha anticipato Zürcher. Inoltre, ha aggiunto, a dispetto delle voci più pessimiste non ci sono ancora segni di una imminente ondata di fallimenti e licenziamenti. Ma non si può neppure escludere assestamenti strutturali in singoli settori sulla scia della crisi - come ad esempio nell’aviazione.

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