La Svizzera al fronte per la ricerca di un vaccino

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Da Berna, Basilea e Bellinzona, anche le PMI elvetiche del settore biotech sono al lavoro per portare un’immunità di massa contro il coronavirus SARS-Cov-2

La Svizzera al fronte per la ricerca di un vaccino
©AP Photo/Ted S. Warren

La Svizzera al fronte per la ricerca di un vaccino

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Il vaccino, l’antidoto alla pandemia di coronavirus che sta mettendo in ginocchio il mondo, è ormai l’ossessione di migliaia di ricercatori in tutto il mondo. Tra le centinaia di laboratori all’opera per riportare all’umanità la tanto agognata «normalità» (una decina è già passata ai test sull’uomo), ve ne sono anche una manciata elvetici.

Tra i progetti ritenuti più ambiziosi, spicca quello del responsabile del Dipartimento d’immunologia dell’Università di Berna, Martin Bachmann. Il professore insegna pure all’Istituto Jenner di Oxford, che a marzo ha promesso un vaccino entro l’autunno. E pure Bachmann evoca la stessa tempistica, alludendo alla possibilità di trovare entro ottobre la soluzione per portare l’immunità di massa contro il SARS-CoV-2. Questo renderebbe il suo vaccino uno dei primi disponibili al mondo e partendo da questa considerazione, la scorsa settimana, il responsabile del progetto ha dichiarato ai microfoni di SWI Swissinfo di essere in grado di produrre in tempi brevi 10-20 milioni di dosi da mettere sul mercato. Ma la strada è ancora lunga: la Saiba Biotech, la PMI di cui è cofondatore, necessita infatti di 100 milioni di franchi per sviluppare il suo vaccino.

Scetticismo tra gli investitori

L’ottimismo e la determinazione di Bachmann non sono però del tutto condivisi. «Non è il momento di fare sensazionalismi». Così riferisce alla Tribune de Genève Diego Braguglia, uno dei responsabili di VI Partners, una società di venture capital con sede a Ginevra che sulle scienze della vita ha investito oltre 200 milioni di franchi. «L’equilibrio tra il vantaggio terapeutico e i rischi è sempre delicato e la difficoltà del processo d’autorizzazione delle agenzie di vigilanza quali Swissmedic o la FDA americana potrebbe essere sottostimata», aggiunge Braguglia.

«Iniziano i test clinici della fase II in maggio: mettere sul mercato un vaccino in ottobre sembra ambizioso, anche collaborando con un gigante farmaceutico», gli fa eco Claudia Collin, specialista del settore di AntonRâ Partners, attiva anch’essa a nell’ambito delle ricerche finanziarie.

Una corsa alla ricerca di anticorpi

Tra le PMI «biotech» elvetiche che sono sulle tracce di un vaccino c’è pure la bernese InnoMedica, di Peter Halbherr, che si dice pronto a fornire un milione di dosi al mese grazie alla produzione 24h su 24, 7 giorni su 7, della sua fabbrica friburghese di Marly.

Sul suo sito online l’azienda dice di essere in contatto con l’Ufficio federale della sanità pubblica per ciò che concerne la gestione del progetto, il suo finanziamento e la distribuzione del vaccino.

Al fronte c’è poi l’immunologo basilese Peter Burkhard, che a fine marzo si è iniettato il proprio vaccino davanti alle telecamere della SRF. La sua società Alpha-O Peptides sviluppa un vaccino detto «SAPN» (la sigla sta per self-assembling polypeptide nanoparticles), sintetizzando proteine in laboratorio. Burkhard, dal canto suo, sarebbe in contatto con le principali industrie del settore, quali Sanofi, Pfizer, Merck e GSK, per la produzione e la commercializzazione del vaccino.

Anche il Ticino in corsa per il vaccino

Anche il Ticino, con l’IRB e Humabs BioMed di cui abbiamo già riferito nei giorni scorsi, sta facendo la sua parte nella ricerca. Contattata agli inizi del mese da GSK per dare man forte all’impegno nello sviluppo di un vaccino contro il SARS-CoV-2, la Humabs BioMed intende anche lei dare il suo contributo nella ricerca degli anticorpi.

A Berna troviamo poi Janssen Vaccines, parte della Johnson&Johnson, che dal canto suo sta lavorando all’«infialamento sterile della formulazione definitiva del vaccino contro la COVID-19 per lo studio di Fase 1». La multinazionale americana ha intanto identificato un candidato-vaccino e prevede le prime sperimentazioni sull’uomo entro settembre, mentre le dosi potrebbero essere disponibili a partire dall’inizio del 2021.

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