«La Svizzera è il primo paese ad aver lanciato l’app di tracciamento»

Pandemia

Avviata la fase pilota per il test dell’applicazione di contact tracing - Le autorità garantiscono la protezione dei dati: «I dati non sono registrati centralmente» - LA DIRETTA DA BERNA

«La Svizzera è il primo paese ad aver lanciato l’app di tracciamento»
KEYSTONE/Anthony Anex

«La Svizzera è il primo paese ad aver lanciato l’app di tracciamento»

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Punti centrali della conferenza stampa che si tiene a Berna oggi alle 14 saranno il tracciamento dei contagi e l’app di contact tracing. All’appuntamento prenderanno parte Daniel Koch, delegato dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) per la COVID-19, Christos Pouskoulas, responsabile Sanità e medico cantonale supplente di Lucerna, Sang-Il Kim, capo del dipartimento di trasformazione digitale (UFSP), Marcel Salathé, capo del gruppo di esperti «Epidemiologia digitale», Erik Jakob, capo della direzione per la promozione delle sedi della SECO e Raynald Droz, Brigadiere, Capo di Stato Maggiore, Comando operativo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport.

LA DIRETTA

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Dopo aver ricordato le cifre odierne e del fine settimana, «cifre basse e davvero molto buone per noi», Daniel Koch ha ricordato che chiunque presenti sintomi deve farsi testare. «Tra le persone contagiate, ogni caso deve essere individuato per garantire il tracciamento», ha detto osservando che «il sistema di tracciamento non è ancora ottimale, quindi è importante fare in modo che si possa risalire a ogni persona con cui siamo rientrati in contatto e che non conosciamo. Nei ristoranti, ad esempio, il sistema non funziona bene perché sono ancora troppo poche le persone che lasciano i propri dati». «Il tasso di positività è sotto l’1%, molto basso, ma questi casi devono essere rintracciabili», ha aggiunto.

«Un codice verrà fornito alla persona contagiata»

Pouskoulas ha spiegato il funzionamento del tracciamento: dopo la positività, che viene confermata da un laboratorio, vi è il contatto telefonico tra la persona contagiata e il medico di famiglia, con cui si concorda un piano di quarantena. In caso di peggioramento dei sintomi, la persona contagiata deve immediatamente contattare i sanitari. Durante l’isolamento il paziente e le persone con cui ha avuto a che fare devono tenersi in contatto e in continuo aggiornamento. «Importante affinché la situazione resti sotto controllo è garantire il tracciamento e questo sarà presto possibile anche grazie a un’applicazione - ha affermato Pouskoulas -. Al momento in cui un laboratorio conferma un contagio, la persona infettata viene contattata dal medico o dal team che si occupa del tracciamento e le viene chiesto se ha scaricato l’applicazione. In caso affermativo, le persone autorizzate del Cantone emettono un codice, che viene condiviso con la persona contagiata. Il codice viene quindi inserito nel dispositivo, che in modo anonimo lancia l’allerta a tutti i cellulari entrati in contatto con questo dispositivo. L’inserimento del codice è ovviamente volontario e nessuno potrà verificare se è effettivamente stato inserito nel dispositivo o no dalla persona contagiata».

«In molti intendono scaricarla, ma sussistono alcune preoccupazioni»

Kim, citando uno studio dell’Ufficio federale della sanità pubblica pubblicato oggi e dal quale emerge che il 59% delle persone interpellate intende installare l’app, ha messo in guardia su alcune preoccupazioni legate a questa tecnologia: la prima riguarda la possibilità che si venga obbligati ad installarla, magari dal datore di lavoro, o si venga discriminati, per esempio mediante il rifiuto di accedere a un ristorante se l’app non è installata; seconda preoccupazione è la protezione dei dati, nonché il fatto che alcuni anziani non hanno uno smartphone per installare l’applicazione. Molte di queste questioni dovranno ancora essere valutate dal Parlamento.

Da oggi la fase pilota: «Siamo i primi al mondo»

«Diverse persone lavorano da settimane a questo progetto. Abbiamo potuto lanciare oggi la fase pilota: l’interfaccia messa a disposizione da Google e Apple viene quindi effettivamente utilizzata» ha detto Kim. Salathé ha successivamente precisato che «la Svizzera è il primo ed unico paese al mondo ad aver lanciato l’applicazione, in fase di progetto pilota. La popolazione comunque può stare tranquilla: non è in alcun caso possibile risalire al GPS o alla posizione di un dispositivo da quest’applicazione e la privacy è garantita». «Riguardo all’app - ha precisato Kim - non ci sono notifiche push gestite a livello centralizzato. L’applicazione resta attiva in background, ma è anche possibile disattivarla in casi in cui non sia strettamente necessario che resti in funzione. L’applicazione è inoltre realizzata in modo da poter interagire con le app realizzate in altri paesi. A partire dal 28 maggio degli hacker saranno invitati a testare la sicurezza dei dati. Dopo questo test sarà caldamente raccomandato a tutti di scaricare l’applicazione».

Ma chi partecipa alla fase pilota? «Sono gruppi di persone selezionate che entrano in contatto tra loro quotidianamente», ha spiegato Kim dicendo anche che sono state create delle hotline relative all’app: «Abbiamo già ricevuto una chiamata questa mattina da una persona che non era riuscita a scaricare correttamente l’applicazione».

«Molti hanno detto di volerla scaricare per un senso di solidarietà e responsabilità verso il prossimo: il nostro obiettivo è dare alla popolazione più informazioni possibili sul funzionamento di quest’applicazione perché sia chiaro che il suo utilizzo è sicuro».

Salathé ha quindi fornito maggiori dettagli sul funzionamento dell’applicazione di tracciamento: «Come Kim ha spiegato, i contatti non sono registrati a livello centrale, ma solo sul singolo dispositivo e nessuna autorità può accedere a questi dati», ha detto. «Al mometno non ci sono prove che possa effettivamente contribuire a fermare la diffusione del contagio, ma speriamo di poter ottenere risposte con la fase pilota», ha aggiunto Salathé, dicendo anche che l’effetto dell’applicazione è tanto più importante, tante più sono le persone ad utilizzarla. «Non c’è una soglia esatta a partire dalla quale diventa davvero efficace - ha precisato -, ma per noi restano le cifre l’elemento più importante. L’app di tracciamento non è la sola misura per fermare il contagio. Vorremmo comunque che l’app fosse efficace il più in fretta possibile: in una situazione come quella attuale, con pochi casi in circolazione, il suo utilizzo sarebbe davvero vantaggioso poiché solo poche persone dovrebbero stare in quarantena».

Turismo, un terzo in meno di visitatori

Jakob dal canto suo ha spiegato che il settore turistico quest’anno rischia di registrare un ribasso dell’affluenza di un terzo. «Ieri a Berna si è tenuto il secondo incontro tra attori del settore e il Consiglio federale - ha spiegato Jakob -. Erano presenti la presidente della Confederazione, il ministro del turismo Guy Parmelin e il consigliere federale Alain Berset. L’obiettivo era una valutazione della situazione dopo i primi allentamenti dell’11 maggio e delle prospettive per il futuro. In vista dell’evoluzione positiva del numero di contagi, queste sembrano positive secondo il Consiglio federale. Servirà del tempo per la ripresa tuttavia. Ci sono anche diversi adattamenti da adottare per gli attori del settore. Il Parlamento ha stabilito che ogni fascia di popolazione deve essere in grado di approfittare di offerte turistiche in Svizzera. Per le agenzie-viaggio, poi, sono state momentaneamente sospese le esecuzioni, per dare un po’ di respiro a tutti quelli che devono rimborsare i viaggiatori», ha detto Jakob ricordando anche la prossima apertura delle frontiere con Germania, Austria e Francia, a partire dal 15 giugno. «Bisognerà ora puntare sul turismo locale e speriamo che anche dall’estero ci scelgano come meta di viaggio. La paura di uscire non è più giustificata - ha detto Jakob -. Il nostro paese è bello e ha un’immagine positiva. Questo è un elemento da sottolineare anche nei messaggi rivolti ai viaggiatori: la Svizzera è un paese pulito e sano».

Scuole reclute presto al via e meno militi sul fronte COVID-19

Alla fine della settimana, ha poi detto il brigadiere Droz, rimarranno solo 100 militari impegnati nella crisi legata alla COVID-19. Tutte le altre forze saranno rilasciate. «Oggi abbiamo più di mille militari dell’esercito impegnati nell’emergenza», ha detto Droz. «Oggi sono stati riaperti i centri di reclutamento: le scuole reclute per il 2020 sono effettivamente pianificate e faremo di tutto perché avvengano», ha dichiarato ancora il brigadiere. «Dobbiamo alimentare le formazioni dell’esercito: per questo riprenderanno le scuole reclute», ha spiegato Droz. «I giovani studenti hanno pianificato questa scuola reclute estiva già da un anno o più ed è importante poter fare in modo di rispettare i loro piani, visto che molti giovani poi inizieranno i loro studi».

Riguardo alla possibilità che gli stadi riaprano ai tifosi, Koch ha aggiunto che bisognerà anche in quest’ambito poter garantire di poter rintracciare le persone con cui si è entrati in contatto. «Vale la pena di provare chiedendo l’identità di ogni tifoso», ha detto rispondendo a chi lo incalzava sulle difficoltà delle autorità nel gestire situazioni particolari con gli hooligan.

«Il telelavoro rimane raccomandato», ha detto Koch, «perché ha un impatto importante sui mezzi pubblici. Molte imprese hanno constatato la bontà del telelavoro ed è possibile che in futuro si faccia più spesso ricorso a questa tipologia di lavoro».

Sulla disponibilità di mascherine FFP2 per gli artigiani, il delegato della Confederazione per la COVID-19 ha spiegato che non dovrebbero esserci problemi a reperirle, ma in caso contrario è necessario che la farmacia dell’esercito sia informata per poter valutare come risolvere il problema.

Per le corali nei luoghi di culto, Koch ha detto che laddove i due metri di distanza non sono possibili bisogna fare in modo che vi siano delle liste di partecipanti per tracciare i contatti.

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