La Svizzera promuove una mozione al Consiglio d’Europa

Abusi sui minori

All’origine del progetto Guido Fluri, padre dell’iniziativa per la riparazione

La Svizzera promuove una mozione al Consiglio d’Europa
© CdT/Archivio

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È giunta l’ora che tutta l’Europa proceda al riconoscimento e alla riparazione degli abusi ai danni dei bambini: nel corso di un simposio di 3 giorni a Berna, rappresentanti di 17 paesi hanno gettato le basi di «Justice-Initiative», un’azione a livello europeo. All’origine del progetto Guido Fluri, padre dell’iniziativa per la riparazione. Una mozione con le richieste degli iniziativisti verrà consegnata al Consiglio d’Europa dal consigliere nazionale Pierre-Alain Fridez (PS/JU), presidente della delegazione svizzera a Strasburgo.

Al Simposio - patrocinato dalla Fondazione Guido Fluri - ha partecipato una nutrita rappresentanza di personalità elvetiche tra cui, oltre a Fluri e Fridez, pure l’ex giudice alla Corte europea dei diritti umani Helen Keller, l’ex vicedirettore dell’Ufficio federale di giustizia Luzius Mader, l’attuale direttrice supplente dell’UFG Susanne Kuster e diversi membri del Programma nazionale di ricerca PNR 76 Assistenza e coercizione.

In rappresentanza dei 17 paesi che finora hanno aderito all’iniziativa sono giunti accademici, specialisti, rappresentanti delle vittime e membri di ONG di 17 paesi, tra i quali ad esempio l’attivista britannica Mary Lodato, la Presidente della Commissione indipendente per il riesame degli abusi sessuali sui bambini in Germania Sabine Andresen, la professoressa dell’Università di Pristina (Kosovo) Vjolica Krasniqi, l’avvocato portoghese Miguel Matias e la psicologa greca Tinia Apergi.

Nel corso dei lavori è stato sottolineato come l’Europa abbia per decenni violato il diritto di protezione dei minori: centinaia di migliaia di bambini e giovani sono stati vittime di sfruttamento, maltrattamento e abuso sessuale. Soprattutto nelle istituzioni statali o gestite dalla chiesa, si sono verificati gli abusi più gravi. In vari paesi europei, fino a pochi anni fa, c’erano allontanamenti di bambini, adozioni forzate, sterilizzazioni ed esperimenti farmacologici su bambini e giovani. In molti casi, le autorità statali sono state in parte responsabili delle sofferenze subite, o non hanno protetto i bambini dalle aggressioni. Fino ad oggi nella maggior parte dei paesi questi casi di abuso non sono stati affrontati ed elaborati.

Da qui la necessità di azione: «il tempo dei risarcimenti sta scadendo», ha enfatizzato Fluri. «La maggior parte delle vittime sono ormai vecchie e fragili. Hanno il diritto di assistere, ancora in vita, al riconoscimento e a una riparazione delle ingiustizie in tutta Europa», ha aggiunto il filantropo, che una decina di anni fa ha lanciato in Svizzera l’Iniziativa popolare «Riparazione a favore dei bambini che hanno subito collocamenti coatti e delle vittime di misure coercitive a scopo assistenziale (Iniziativa per la riparazione)». Da allora più di 10’000 vittime che avevano subito gli abusi più gravi hanno ricevuto un contributo di solidarietà.

L’esempio svizzero vuole fare scuola: Justice-Initiative propone un percorso analogo ma su scala europea. Il primo passo deciso nel corso del simposio bernese è quello di presentare una mozione all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. «Questa iniziativa è centrale per l’Europa», ha ribadito il presidente della delegazione svizzera Pierre-Alain Fridez: «solo facendo i conti con il passato possiamo costruire il futuro». Per questo, nei prossimi giorni Fridez presenterà a Strasburgo una mozione che contiene le richieste fondamentali dell’iniziativa e che dovrebbe portare a una rivalutazione globale di questo capitolo oscuro. Per il politico, la mozione incontrerà un sostegno notevole.

Ai lavori del Simposio oltre agli svizzeri hanno partecipato rappresentanti provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Belgio, Olanda, Irlanda, Inghilterra, Norvegia, Finlandia, Kosovo, Slovenia, Romania e Grecia.

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