«La Svizzera sosterrà strategie ambiziose a COP26»

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Ad affermarlo è il capo della delegazione elvetica Franz Perrez - «La nostra credibilità nei negoziati internazionali dipende anche dalla nostra creatività, dalla nostra forza di proposta e dalla nostra perseveranza»

«La Svizzera sosterrà strategie ambiziose a COP26»
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Anche se la legge sul CO2 è stata respinta, la Svizzera non andrà alla COP26 a mani vuote, afferma il capo della delegazione svizzera Franz Perrez. La Svizzera ha già presentato i suoi impegni, in particolare il dimezzamento entro il 2030 delle emissioni di CO2 e la neutralità climatica entro il 2050.

La Svizzera si batterà alla 26. conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici, che si terrà dal primo 1. al 12 novembre a Glasgow, «per strategie climatiche ambiziose a lungo termine per raggiungere questi obiettivi», spiega l’ambasciatore dell’ambiente, Perrez, in un’intervista pubblicata oggi da La Tribune de Genève e 24 Heures.

La Confederazione - ha continuato - si adopererà anche affinché la COP26 adotti decisioni in linea con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura dovuto al riscaldamento climatico a 1,5 gradi Celsius e per sostenere i paesi più poveri nelle loro politiche climatiche.

«Inoltre, il nostro Paese annuncerà che aumenterà il suo sostegno finanziario per il clima a 425 milioni di franchi di fondi pubblici fino al 2024», precisa.

Posizione delicata

Perrez riconosce tuttavia che la Svizzera si troverà in una posizione difficile dopo la bocciatura della legge sul CO2 alle votazioni di giugno. «Al momento, non possiamo chiedere agli altri Paesi di aumentare le loro ambizioni».

Ma, aggiunge, «la nostra credibilità nei negoziati internazionali dipende anche dalla nostra creatività, dalla nostra forza di proposta e dalla nostra perseveranza. Su questo punto, la nostra delegazione ha saputo mostrare i suoi punti di forza nelle varie COP».

Il capo della delegazione svizzera ritiene che i grandi emettitori di CO2 non stiano facendo abbastanza sforzi. Alcuni di loro, come India, Brasile e Arabia Saudita, non hanno ancora presentato le loro strategie a lungo termine, sottolinea. Per quanto riguarda la Cina, sta «facendo molto, ma è ancora il più grande emettitore di CO2 al mondo ed è essenziale che anch’essa raggiunga la neutralità climatica entro il 2050».

Un impegno più forte da parte del G20, che si riunisce il 30 e 31 ottobre a Roma, potrebbe far muovere i fronti, dice Perrez. Se tutti i membri del G20 adottassero gli obiettivi dell’accordo di Parigi, la temperatura globale aumenterebbe di «solo» 1,7 gradi, mentre la traiettoria attuale è di +2,7 gradi.

«Ogni decimo di grado di aumento che può essere evitato è un grande successo, specialmente per i Paesi più poveri e vulnerabili», sottolinea.

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