La svolta ecologista di Nestlé: «Per noi è un ottimo affare»

Economia e società

L’assemblea degli azionisti della multinazionale vodese ha approvato il bilancio 2020 chiuso con 12 miliardi di utile - Il presidente e il CEO hanno ribadito la necessità e l’importanza strategica del riorientamento verso una maggiore sostenibilità ambientale

La svolta ecologista di Nestlé: «Per noi è un ottimo affare»
La Nestlé ha chiuso con un forte attivo anche il 2020, anno contrassegnato dalla pandemia e da una situazione generale molto difficile. © Keystone / Gaetan Bally

La svolta ecologista di Nestlé: «Per noi è un ottimo affare»

La Nestlé ha chiuso con un forte attivo anche il 2020, anno contrassegnato dalla pandemia e da una situazione generale molto difficile. © Keystone / Gaetan Bally

«Gli investimenti che facciamo per raggiungere l’obiettivo di “zero emissioni nette” ci permetteranno di consolidare le nostre attività. Abbiamo l’opportunità di creare un vantaggio competitivo nella nostra capacità di essere leader nell’industria alimentare e delle bevande. Oggi i consumatori vogliono, e chiedono, prodotti rispettosi dell’ambiente. E in futuro favoriranno le aziende che condividono i loro valori. I nostri sforzi in questo campo rafforzeranno la nostra reputazione e aumenteranno la nostra quota di mercato».

La svolta ambientalista annunciata da Nestlé, che entro il 2050 prevede di non emettere più gas serra nel suo ciclo produttivo, è sicuramente figlia di un’accresciuta sensibilità ecologista. Ma anche di un obiettivo molto più prosaico: mantenere (e incrementare, se possibile) le proprie quote di mercato in un contesto internazionale sempre più sensibile alla «trasformazione dei sistemi alimentari» e al «cambiamento climatico».

L’assemblea degli azionisti

Mark Schneider, CEO di Nestlé, parlando alla 154. assemblea degli azionisti convocata per approvare il bilancio 2020, ha spiegato con parole semplici e chiare i motivi che spingono la più grande multinazionale alimentare del mondo a sposare la parola d’ordine della sostenibilità ambientale.

Essere politicamente corretti, ha chiarito Schneider, non è soltanto giusto: è soprattutto utile. Serve sia a proteggere il clima e il futuro del pianeta, sia a garantire lo sviluppo dell’azienda.

Il progetto di Nestlé ha un nome, Climate Roadmap, e un costo non banale: 3,2 miliardi di franchi. Disegna una «traiettoria», così l’ha definita Schneider, che permetterà, come detto, di «raggiungere zero emissioni nette di gas serra entro il 2050».

Una traiettoria che punta dritta verso «tre aree principali»: la maggiore «sostenibilità ambientale delle attività produttive»; la «promozione di un’agricoltura rigenerativa attraverso anche un programma di rimboschimento»; e la «trasformazione del portafoglio di prodotti in senso più ecologico, con la crescita di offerte a base vegetale e l’utilizzo di ingredienti più ecologici».

Per un’azienda che anche lo scorso anno, nonostante una pandemia globale, è riuscita a chiudere i conti con oltre 12 miliardi di franchi di utile, il cambio di strategia in direzione di scelte più “verdi” non è tuttavia un vezzo, né un ammiccamento un po’ corrivo al pensiero dominante. È, piuttosto, una vera e propria necessità. Qualcosa che ha il sapore della strategia.

L’intervista alla NZZ

Lo ha spiegato, in una lunga intervista alla NZZ, anche il presidente del consiglio di amministrazione di Nestlé, Paul Bulcke: «Il nostro piano d’azione per il clima è un grande programma: si tratta di un investimento di 3,2 miliardi di franchi entro il 2025, e non sono i nostri soldi, ma i soldi degli azionisti. Lo facciamo per convinzione, non per ragioni di correttezza politica o perché vogliamo ripulire la nostra immagine con il “greenwashing”. Ci impegniamo per la protezione del clima perché è un bene per l’azienda a lungo termine».

La Nestlé, ha ripetuto Bulke, è «da tempo impegnata nel principio della creazione di valore condiviso: un’azienda, per avere successo, deve costruire valore nel tempo per i suoi proprietari, e valore nello stesso momento per la società».

Bulcke ha rassicurato gli azionisti e, insieme, parlato agli scettici, a tutti coloro i quali cioè mantengono un atteggiamento di diffidenza verso le grandi multinazionali.

«Il nome Nestlé è un drappo rosso per molte persone», ha ammesso il presidente della multinazionale vodese. Se si chiede all’adolescente medio di Zurigo, è probabile che questi mostri un sentimento negativo. «Ma se chiediamo le ragioni di tutto questo, spesso mancano i fatti». Prevalgono gli slogan, che «sono molto usati: “lavoro minorile”, “olio di palma”, “plastica”. Tuttavia, molti non sanno cosa stiamo effettivamente facendo come Nestlé. Penso che sia un problema nella società: ci sono molte opinioni, ma troppo pochi fatti. La nostra taglia ci rende vulnerabili. Siamo visti come Goliath, e Goliath è solo meno popolare di David».

Il cambio di paradigma, quindi, aiuta in molte direzioni. Anche in quella del consenso, essenziale pure per una grande impresa. «Nel prossimo futuro vogliamo continuare a contribuire, in modo responsabile e sensibile, alle priorità della società, come la protezione ambientale e il benessere sociale. La promessa è che il piano di protezione del clima non andrà a scapito del profitto». Questo piano, invece, «dovrebbe essere visto come un investimento. Possiamo rafforzare la nostra redditività e contribuire alla protezione del clima. Inoltre, vogliamo esserci tra 100 anni, quindi è importante affrontare il problema intensamente ora».

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