La «vecchia» sfida del certificato COVID

Il punto

Il tanto discusso «passaporto vaccinale», già in uso in alcuni Paesi per la febbre gialla, è tutt’altro che moderno, ma non era mai successo che servisse per spostarsi entro i confini europei e per partecipare agli eventi - Tuttora manca una regia internazionale - Il dottor Antonini della Clinica Moncucco: «Le scelte devono essere proporzionate al grado di pericolo che incombe» - Entro giugno il green pass dovrebbe essere «attivo» e «funzionante»

La «vecchia» sfida del certificato COVID

La «vecchia» sfida del certificato COVID

La Confederazione sta mettendo a punto il tanto discusso passaporto vaccinale che dovrebbe essere pronto entro l’estate. O meglio, sarebbe più corretto definirlo certificato perché, in virtù della legge COVID-19, tale documento certifica, appunto, l’avvenuta vaccinazione, ma anche se una persona è guarita dalla malattia oppure ha ottenuto un risultato negativo dopo aver eseguito il test di depistaggio. Lo scopo di questo «lasciapassare», sia in formato digitale che cartaceo, è principalmente uno, come spiegato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen durante la presentazione a Bruxelles dello strumento: facilitare la libera circolazione sicura all’interno dell’Unione europea. Detta in altre parole: l’idea è di sostenere il turismo, fornendo allo stesso tempo delle basi...

Vuoi leggere di più?

Sottoscrivi un abbonamento per continuare a leggere l’articolo.
Scopri gli abbonamenti al Corriere del Ticino.

Abbonati a 9.- CHF

Hai già un abbonamento? Accedi

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Svizzera
  • 1
  • 1