«La violenza contro gli anziani va affrontata seriamente»

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Secondo stime, ogni anno tra 300 mila e mezzo milione di ultrasessantenni sarebbero vittime di una forma di violenza o di negligenza - Il Governo adotta un rapporto e valuta di elaborare un programma per colmare le lacune nella presa a carico del problema

«La violenza contro gli anziani va affrontata seriamente»
© shutterstock.com

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La violenza nei confronti delle persone anziane va presa più seriamente. È quanto pensa il Consiglio federale che, nell’adottare oggi un rapporto in merito, ha incaricato il Dipartimento federale dell’interno di studiare se non sia il caso di elaborare un programma d’incentivazione per colmare alcune lacune emerse nel corso della redazione del documento, redatto in risposta a un postulato.

Le conclusioni del esame, che verrà eseguito assieme ai Cantoni e agli attori competenti, dovranno essere disponibili tra un anno, precisa una nota governativa odierna.

Secondo stime, ogni anno tra 300 mila e mezzo milione di ultrasessantenni sarebbero vittime di una forma di violenza o di negligenza. La perdita di autonomia, l’isolamento, la demenza, la dipendenza emotiva o finanziaria indeboliscono le persone anziane di fronte agli abusi.

Tuttavia, i maltrattamenti non sono sempre frutto di malevolenza; alla base ci sono vari fattori, come il sovraccarico dei familiari, dei professionisti del settore e del personale ausiliario che prestano assistenza e cure. La crisi del coronavirus, secondo il rapporto, ha messo in evidenza questo fenomeno, come pure il labile confine che esiste tra dovere di protezione e rispetto dell’autodeterminazione.

Per arginare il fenomeno, sono necessarie secondo l’esecutivo una serie di misure di prevenzione, rilevamento precoce e intervento destinate alle vittime, ai loro familiari, ai professionisti dei settori interessati e alla popolazione.

In particolare, benché esistano vari strumenti a livello cantonale per contrastare certe derive, le misure sono molto eterogenee e non soddisfano adeguatamente i bisogni specifici delle persone anziane. Sarebbe opportuno che le buone pratiche fossero diffuse anche al di là dei confini cantonali e linguistici.

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