Le minacce di terrorismo? «Sopravvalutate come nella Guerra fredda»

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Mister dati torna a chiedere una legge unica per le attività di sorveglianza: «C’è la tendenza a giustificare la sorveglianza generalizzata della popolazione nello spazio pubblico e digitale»

Le minacce di terrorismo? «Sopravvalutate come nella Guerra fredda»
© CdT/Zocchetti

Le minacce di terrorismo? «Sopravvalutate come nella Guerra fredda»

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Adrian Lobsiger, Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, da anni chiede invano l’elaborazione di una legge federale sulle attività di polizia della Confederazione.

Lobsiger ha ripetutamente criticato il fatto che attualmente queste attività siano disciplinate da un gran numero di atti legislativi speciali e di norme. Disapprova inoltre che le informazioni raccolte vengano trattate in modo confuso in diverse banche dati e con un numero crescente di applicazioni.

Ogni ufficio federale, e quindi anche tutte le autorità preposte alla sicurezza, dispongono di un sistema di protezione dei dati che prevede di informare le persone interessate. Il Servizio delle attività informative della Confederazione è sottoposto sia al controllo dell’Incaricato federale della protezione dei dati che a quello di un’autorità indipendente.

«L’aspetto negativo è che le attuali minacce di terrorismo, criminalità organizzata e pedocriminalità sono sopravvalutate come durante la Guerra fredda», ha detto «Mister dati» a Keystone-ATS. «C’è la tendenza a giustificare, invocando in maniera generica queste minacce, la sorveglianza generalizzata della popolazione nello spazio pubblico e digitale e lo scambio di informazioni con le autorità di sicurezza in tutto il mondo».

Il sistema di controllo sociale cinese non deve diventare un modello per l’elaborazione dei dati nelle democrazie occidentali. «Altrimenti, la fiducia della popolazione nello Stato potrebbe essere erosa molto di più che con lo scandalo delle schedature», avverte Lobsiger. E ricorda che la Costituzione non garantisce un diritto alla sicurezza che impone allo Stato di esercitare un controllo completo. Riconosce invece il diritto della popolazione a una vita libera, privata e autodeterminata.

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