«Le nuove disposizioni non avrebbero aiutato»

A caccia di firme

Per i contrari alla Legge sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo il referendum resta necessario - Non la vedono così Rocco Cattaneo e Fabio Regazzi

«Le nuove disposizioni non avrebbero aiutato»
L’accaduto di Lugano rilancia il dibattito sugli strumenti per contrastare il terrorismo. © CdT/Gabriele Putzu

«Le nuove disposizioni non avrebbero aiutato»

L’accaduto di Lugano rilancia il dibattito sugli strumenti per contrastare il terrorismo. © CdT/Gabriele Putzu

L’accaduto di martedì a Lugano rilancia il dibattito sugli strumenti per contrastare il terrorismo. Il mese scorso è stato lanciato il referendum sulla Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT), approvata nel corso della Sessione autunnale alle Camere federali.

Un comitato formato in primis da giovani esponenti di partiti e organizzazioni di sinistra ritiene che le misure nei confronti di individui potenzialmente pericolosi residenti in Svizzera rappresentino «un attacco frontale allo Stato di diritto» e violi la Dichiarazione universale dei diritti umani. Per essere considerato un terrorista, non sarebbe più necessario pianificare o compiere un atto di terrorismo. Sarà ad esempio possibile obbligare un sospetto a presentarsi a un posto di polizia a certi orari, confiscargli il passaporto, confinarlo in un perimetro determinato o proibirgli il contatto con talune persone. Ciò solo sulla base di un sospetto. Critiche riguardano poi il giro di vite nei confronti degli adolescenti: a partire dai 15 anni i sospetti potrebbero infatti essere posti agli arresti domiciliari e si potrebbero inoltre imporre misure nei confronti di ragazzi di almeno 12 anni.

I fatti di Lugano per i contrari alla nuova legge non tolgono la necessità di un referendum: «Siamo scioccati. Ma la legge non avrebbe cambiato nulla in questo caso», afferma la copresidente dei Giovani Verdi (uno dei partiti che ha lanciato il referendum) Julia Küng. La caccia alle firme continua.

Non la vede così Rocco Cattaneo, membro della Commissione della politica di sicurezza del Nazionale: «Un referendum mi pare fuori luogo e vista la situazione attuale, irresponsabile. Da anni le polizie cantonali auspicano l’introduzione di queste misure per la prevenzione della radicalizzazione. Misure che se fossero già in vigore oggi avrebbero potuto con grande probabilità evitare i tristi eventi di Morges e Lugano».

«Sono scettico su un simile referendum», afferma Fabio Regazzi, che alla Camera bassa si è occupato di terrorismo. «Mi turba piuttosto pensare come si sia saputo della pericolosità della donna, che però girava a piede libero».

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