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Le prime dosi del vaccino sono arrivate in Svizzera

All’esercito sono state consegnate 107 mila dosi e domani alcuni Cantoni inizieranno a vaccinare - Dal 24 dicembre parte la campagna dell’Ufficio federale della sanità pubblica - La nuova variante del virus sorvegliato speciale - LA DIRETTA

Le prime dosi del vaccino sono arrivate in Svizzera
© KEYSTONE/Peter Klaunzer

Le prime dosi del vaccino sono arrivate in Svizzera

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Le autorità federali hanno organizzato un nuovo punto informativo da Berna con gli esperti della Confederazione per aggiornare la popolazione e i rappresentanti dei media sull’andamento epidemiologico in Svizzera. Presenti al momento informativo Virginie Masserey, responsabile delle malattie infettive in seno all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), il presidente della task force nazionale COVID-19 Martin Ackermann, Christoph Berger, presidente della Commissione federale per i problemi di vaccinazione (EKIF), Christoph Flury, vicedirettore dell’Ufficio federale della protezione della popolazione (BABS), Rudolf Hauri, medico cantonale di Zugo e presidente dell’Associazione dei medici cantonali, Adrian Kammer, responsabile della sezione informazioni e capagne sanitarie dell’UFSP, Dora Makausz, responsabile dell’Ufficio prestazioni trasversali della SECO e Tanja Stadler, membro della task force scientifica nazionale COVID-19.

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«Nessun effetto collaterale grave»

La prima consegna del vaccino Pfizer è arrivata questa mattina in Svizzera e l’esercito svizzero informa che sono state consegnate 107 mila dosi. Virginie Masserey, dal canto suo osserva una situazione di stagnazione relativa al numero di contagi. Il valore di riproduzione in tutta la Svizzera è pari a 1,05, che significa che 100 persone infette ne infettano a loro volta 105. Solo sette cantoni sono al di sotto del valore di 1. «Purtroppo il numero di ospedalizzazioni continua ancora a crescere al momento», ha spiegato Martin Ackermann prendendo la parola. Per quanto riguarda il vaccino, Christoph Berger ha rassicurato che è «estremamente efficace e finora non sono noti effetti collaterali importanti. Piuttosto, potrebbero avvenire a livello locale, come febbre o dolore muscolare». Il presidente della Commissione federale per i problemi di vaccinazione ha successivamente elencato tre obiettivi e definito le priorità: prima di tutto bisogna ridurre il carico di lavoro, poi mantenere saldo il sistema sanitario e infine ridurre l’impatto sociale ed economico. Inoltre, è stato ripetuto a più riprese la già nota strategia di vaccinazione, secondo la quale i gruppi a rischio dovrebbero essere vaccinati per primi, come ad esempio persone con più di 75 anni e persone con malattie pregresse (cardiache, respiratorie, renali, ecc). Seguono poi persone di età compresa tra i 65 e 74 anni e infine gli under 65 con malattie croniche.

«Probabile che la variante sia già qui»

La parola è poi passata al medico cantonale di Zugo Rudolf Hauri che ha toccato il tema caldo della variante del virus: «L’elevato numero di trasmissioni è un problema», ha detto invitando alla moderazione durante le festività natalizie, perché «un numero basso di casi significa meno probabilità di altre mutazioni del virus». Dal canto suo Tanja Stadler della task force ha specificato che fino al 10 dicembre la variante del virus non era presente in Svizzera. Attualmente le cose sono diverse perché solo la settimana scorsa sono stati effettuati 90 voli dal Regno Unito, pertanto è molto probabile che diverse persone abbiano già portato la mutazione nel nostro Paese. «Sarebbe un problema se la mutazione si diffondesse nella Confederazione, soprattutto in considerazione dell’elevato numero dei casi che continuiamo a registrare», ha spiegato. La nuova variante - ha proseguito Stadler - potrebbe aumentare il valore Rt di 0,4%.

Campagna d’informazione sul vaccino al via

Entro la fine della settimana, in Svizzera saranno effettuate le prime vaccinazioni anti-COVID-19. Parallelamente, a partire dal 24 dicembre l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) avvierà un’ampia campagna d’informazione destinata a informare la popolazione svizzera in modo esaustivo, trasparente e comprensibile sulla vaccinazione anti-COVID-19 nonché sulla sua tollerabilità, la sua utilità e la sua efficacia.

L’omologazione del primo vaccino anti-COVID-19 da parte di Swissmedic è una tappa importante nella lotta alla pandemia in Svizzera. Attualmente sono in corso i preparativi per poter partire con le vaccinazioni rapidamente. Contemporaneamente, a partire dal 24 dicembre l’UFSP lancerà un’ampia campagna d’informazione a più livelli. La popolazione svizzera deve disporre di informazioni trasparenti e comprensibili per decidere se vaccinarsi o meno.

Informazioni sulla vaccinazione anti-COVID-19

In una prima fase, delle inserzioni richiameranno l’attenzione sull’offerta di informazioni pubblicate nell’hub informativo https://www.bag.admin.ch/vaccinazione-covid19, che fornisce risposte alle domande che ruotano attorno alla vaccinazione, ad esempio come agiscono i singoli vaccini, quale protezione può offrire una vaccinazione anti-COVID-19, per chi è indicata e dove possono annunciarsi gli interessati. Un video animato spiega la tecnologia mRNA, studiata già da 10 anni.

Il sito web dell’UFSP dedicato alla vaccinazione anti-COVID-19 sarà aggiornato continuamente. Le informazioni saranno diffuse anche attraverso i media cartacei e online nonché i canali social. All’inizio di gennaio, l’UFSP lancerà una campagna d’informazione a cui parteciperanno persone del settore sanitario che si faranno vaccinare.

Per sostenere il personale sanitario che effettuerà le vaccinazioni anti-COVID-19, l’UFSP sta elaborando, assieme a rappresentanti dei Cantoni, medici e altri partner, materiale informativo e liste di controllo. Per domande sulla vaccinazione è stata attivata una infoline accessibile sia alla popolazione sia al personale medico-sanitario.

Informazione da parte del personale medico specializzato

Anche i medici e i professionisti della salute svolgeranno un ruolo importante in vista della decisione individuale di vaccinarsi, rispondendo personalmente alle domande degli interessati sulla vaccinazione anti-COVID-19. Come per la vaccinazione antinfluenzale, i gruppi a rischio saranno contattati dai medici di famiglia o direttamente attraverso le case di riposo e di cura.

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