Le regioni di confine possono essere escluse dalla lista rossa

Confederazione

Il Consiglio federale ha stabilito che i Paesi limitrofi saranno suddivisi in regioni e solo quelle che superano i valori limite saranno nell’elenco - Stabilito il prolungamento delle indennità di perdita di guadagno in alcuni casi

Le regioni di confine possono essere escluse dalla lista rossa
©KEYSTONE/Peter Schneider

Le regioni di confine possono essere escluse dalla lista rossa

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Il Consiglio federale ha definito le regole di quarantena per chi rientra in Svizzera da uno Stato confinante: i Paesi limitrofi non vengono inseriti nell’elenco degli Stati e delle regioni con rischio elevato di contagio, ma soltanto le loro regioni in cui è superato il valore limite. Le regioni di confine possono essere escluse dall’elenco. In questo modo il Consiglio federale tiene conto sia dell’aumento in parte forte delle infezioni che delle strette interazioni tra le regioni di confine. L’ordinanza modificata, presentata oggi in conferenza stampa dal consigliere federale e capo del dipartimento federale dell’Interno Alain Berset, entra in vigore il 14 settembre 2020. Contemporaneamente viene aggiornato l’elenco delle regioni a rischio: Parigi e la Costa Azzurra sono state inserite nell'elenco delle regioni a rischio. Lo ha comunicato oggi l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

L'UFSP ha aggiunto nove regioni francesi nell'elenco. Da lunedì, i viaggiatori che rientrano in Svizzera da queste zone dovranno osservare un periodo di quarantena di dieci giorni.

«I contagi hanno superato la soglia dei 500 al giorno. Il tracciamento funziona in modo ottimale - ha detto il consigliere federale Alain Berset in conferenza stampa - ed è positivo il fatto che il numero di decessi sia ancora limitato». Il maggior numero di casi, ha spiegato il rappresentante del Governo, viene dalle manifestazioni private: «Non è un caso che all’inizio della pandemia abbiamo vietato anche gli assembramenti privati», ha dichiarato il consigliere federale.

Dal 6 luglio 2020, chi rientra in Svizzera da uno Stato o una regione con rischio elevato di contagio deve mettersi in quarantena per dieci giorni. Con questo provvedimento il Consiglio federale intende contenere per quanto possibile l’importazione e la propagazione del coronavirus in Svizzera. Per i Paesi limitrofi, il Consiglio federale adotta ora un approccio regionale: sull’elenco degli Stati e delle regioni con rischio elevato di contagio saranno inserite soltanto singole regioni, come è già prassi in diversi altri Paesi.

Deroghe per le regioni di confine e il caso della Francia

Le regioni di confine degli Stati limitrofi possono essere escluse dall’elenco. Con questo disciplinamento differenziato, il Consiglio federale tiene conto degli stretti scambi economici, sociali e culturali tra le zone di confine e reagisce al contempo al numero crescente di nuove infezioni in Svizzera e in diversi Paesi limitrofi, in particolare in Francia. «Con i paesi limitrofi dobbiamo essere molto vigilanti proprio in ragione delle numerose interazioni», ha detto Berset aggiungendo che proprio per questo è stato cercato un approccio differente nei loro confronti, così come lo fanno anche Belgio e Germania, per esempio.

Dallo scorso mese di giugno il numero dei contagi è in costante aumento in Svizzera: alla fine di agosto sono stati registrate 1844 nuove infezioni la settimana, ossia 18 volte di più rispetto all’inizio di giugno quando i casi di contagio la settimana era stati 98. In Francia, il numero aumenta in misura ancora più marcata e si situa in quasi tutte le regioni ben al di sopra del limite di 60 casi per 100 000 persone nell’arco di due settimane. Questo limite è stato superato anche in alcuni länder dell’Austria, come pure in diversi Cantoni svizzeri.

Con la regionalizzazione, le persone che rientrano da una regione a rischio sono obbligate a mettersi in quarantena, ma non se sono state in una zona di confine. Nell’applicazione, il Consiglio federale continua a fare affidamento sulla responsabilità individuale della popolazione, invitata ad astenersi per quanto possibile dal recarsi in regioni a rischio o ad andare in quarantena al rientro. Già oggi i frontalieri sono esentati dall’obbligo di quarantena.

I Cantoni si sono espressi prevalentemente in favore di questa procedura. Alcuni temono tuttavia che la nuova disposizione derogatoria per le regioni di confine comporti maggiori oneri e intacchi l’accettazione delle norme sulla quarantena.

Esenzioni dall’obbligo di quarantena

Sono inoltre esentati dall’obbligo di quarantena gli artisti e gli sportivi al rientro rispettivamente da una manifestazione o competizione all’estero e i partecipanti a congressi internazionali, a condizione che sia stato elaborato e attuato un piano di protezione specifico.

Neppure chi per motivi professionali o medici imprescindibili e inderogabili si è recato in una regione a rischio deve mettersi in quarantena, a condizione che il soggiorno non duri più di cinque giorni e che sia stato elaborato e attuato un piano di protezione.

Il Consiglio federale ha infine adeguato la base di calcolo della durata della quarantena nell’ordinanza COVID-19 provvedimenti nel settore del traffico internazionale viaggiatori. I Cantoni possono ora computare il soggiorno in un Paese senza rischio elevato di contagio prima del rientro e ridurre di conseguenza la durata della quarantena in Svizzera.

«Ci appelliamo comunque alla responsabilità individuale chiedendo di non recarsi nelle regioni a rischio se non strettamente necessario», ha aggiunto Berset affermando che «Anche in autunno, chi può, dovrebbe rinunciare a fare le vacanze fuori dalla Svizzera». «Fin dall’inizio - ha ricordato - la Confederazione ha adottato un approccio diverso da altri paesi e la quarantena è sempre stata di 10 giorni. Ora anche altri paesi stanno discutendo la durata della quarantena per motivi organizzativi di tracciamento, ma anche economici. Continuiamo a vedere cosa possiamo migliorare».

Test per il coronavirus: la Confederazione riduce le tariffe

Uno dei miglioramenti riguarda i test. Il Consiglio federale ha inoltre deciso di ridurre da 95 a 82 franchi la tariffa per le analisi di biologia molecolare per il SARS-CoV-2 (test PCR) e da 39 a 25 franchi quella per le analisi sierologiche (test per gli anticorpi) e precisato diverse procedure. «Le nostre capacità attualmente sono intorno ai 25 mila test al giorno. Se la situazione diventerà più delicata, per esempio quando ci sarà l’influenza stagionale, vogliamo poter raddoppiare la capacità, con risultati in tempi rapidi». A complemento, Stephan Kuster, delegato COVID per la Confederazione, ha spiegato che per ottimizzare il sistema bisogna fare in modo che tutta la catena funzioni, dal paziente che chiama il medico, ai centri che propongono test tutti i giorni, compresi i fine settimana, ai laboratori che devono fornire i responsi in tempi brevi».

«Inizialmente bisognava attendere diversi giorni per avere il risultato dei test», ha detto Berset. «Oggi la durata più breve permette di ridurre i tempi per decisioni riguardanti la quarantena».

I problemi non sono tanto legati all’accessibilità ai test nei singoli cantoni, bensì piuttosto alle possibilità dei laboratori di fornire risposte in tempi rapidi a causa della disponibilità dei reagenti.

Prolungamento delle indennità di perdita di guadagno

Nella sua seduta dell’11 settembre 2020, il Consiglio federale ha deciso di prorogare la durata di validità dell’ordinanza COVID-19 perdita di guadagno. L’indennità di perdita di guadagno per il coronavirus potrà quindi essere versata dopo il 16 settembre 2020 a persone che si trovano in situazioni specifiche: persone messe in quarantena, genitori i cui figli non possono essere accuditi da terzi e lavoratori indipendenti costretti a interrompere la loro attività in seguito alla chiusura di strutture o al divieto di svolgere manifestazioni. Un aiuto destinato ai lavoratori indipendenti e alle persone in posizione analoga a quella di un datore di lavoro la cui attività subisce restrizioni significative è attualmente discusso in Parlamento nel quadro dei dibattiti sulla legge COVID-19.

Le persone impossibilitate a esercitare la loro attività lucrativa potranno continuare a ricevere l’indennità di perdita di guadagno per il coronavirus dopo il 16 settembre 2020, se si trovano in una delle situazioni seguenti.

Genitori che devono interrompere l’attività lucrativa perché la custodia dei figli non è più garantita

La mancata garanzia della custodia dei figli da parte di terzi dovrà derivare dalla chiusura, ordinata dalle autorità, di un istituto (asilo nido, scuola o istituto speciale) oppure da un caso di quarantena.

Quarantena ordinata da un’autorità La quarantena dovrà essere ordinata dal medico cantonale oppure da un’altra autorità. Le persone messe in quarantena al ritorno da un soggiorno in una regione a rischio che figura sull’elenco degli Stati e delle regioni con rischio elevato di contagio continueranno a non avere diritto all’indennità, tranne se il Paese in questione non era ancora sull’elenco al momento della partenza. Per le persone messe in quarantena il diritto all’indennità resterà limitato a dieci indennità giornaliere.

Lavoratori indipendenti la cui struttura deve essere chiusa I lavoratori indipendenti che avranno dovuto interrompere o ridurre in misura significativa la loro attività su ordine delle autorità continueranno ad avere diritto all’indennità. In caso di chiusura di una struttura, per esempio un bar o un club, il diritto sussisterà per l’intero periodo di chiusura.

Lavoratori indipendenti colpiti dal divieto di svolgere manifestazioni

Se una manifestazione sarà stata vietata dalle autorità competenti, i lavoratori indipendenti impossibilitati a fornire una prestazione in questo contesto avranno diritto all’indennità di perdita di guadagno per il coronavirus. Le indennità giornaliere saranno versate per i giorni durante i quali la manifestazione avrebbe dovuto svolgersi e per il periodo di preparazione.

Tutte le prestazioni concesse in base all’ordinanza in vigore fino al 16 settembre 2020 scadranno automaticamente a quella data. Le persone che si trovano in una delle situazioni descritte sopra dovranno presentare una nuova richiesta alla loro cassa di compensazione.

Aiuto per i lavoratori indipendenti definito dal Parlamento nella legge COVID-19

Il Parlamento dovrà decidere, nel quadro della legge COVID-19, in merito agli aiuti destinati ai lavoratori indipendenti e alle persone in posizione analoga a quella di un datore di lavoro la cui attività subisce restrizioni significative. In attesa di queste decisioni, l’ordinanza non concretizza più questo aspetto. La legge è attualmente in fase di deliberazione e dovrebbe entrare in vigore alla fine di settembre del 2020. In funzione della decisione del Parlamento, le prestazioni per le persone in questione potranno essere introdotte retroattivamente con effetto dal 17 settembre 2020.

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