Le riprese della dashcam non entrano in aula

la sentenza

Assolta un’automobilista a processo per una serie di violazioni al codice della strada, immortalate dalle riprese dell’apparecchiatura a bordo di un altro veicolo – Il Tribunale superiore di Zurigo si è basato sulla giurisprudenza del Tribunale federale

Le riprese della dashcam non entrano in aula
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Da diversi anni sono in commercio le «dashcam» (letteralmente videocamere da cruscotto), montabili sul parabrezza e che permettono di filmare ciò che avviene al di fuori della vettura. Con esse, si possono immortalare paesaggi in cui si transita oppure denunciare infrazioni stradali alla polizia. Ma attenzione: l’uso di prove ottenute con questo strumento, quindi in violazione alla legge sulla protezione dei dati, non è ammissibile per infrazioni non gravi.

A far chiarezza dopo l’incertezza giuridica che circondava questi strumenti ci aveva pensato il Tribunale federale (TF) di Losanna lo scorso 26 settembre, con una sentenza destinata a fare giurisprudenza. In quell’occasione la suprema Corte federale aveva accolto il ricorso di un’automobilista condannata sulla base di un video realizzato con una dashcam di un altro utente della strada che era stato incalzato e sorpassato dalla conducente in questione.

Il tema è tornato d’attualità negli scorsi giorni nel Canton Zurigo. Venerdì scorso un’automobilista 48.enne era stata assolta dal Tribunale superiore dall’accusa di ripetute infrazioni del codice stradale. Nel marzo del 2017, la donna si era resa protagonista di una serie di manovre azzardate sull’A51 all’altezza di Bülach, ma a parte le riprese della dashcam di una 27.enne che circolava sullo stesso tratto non vi erano altre prove della sua guida spericolata. Oltre all’assoluzione, alla 48.enne è stato concesso un risarcimento di 30 mila franchi per le spese legali.

Il precedente

Il 18 aprile 2019 il Tribunale federale si era chinato su un caso simile, ma decisamente più rocambolesco. La mattina del 30 giugno 2016, un automobilista vodese era stato superato a tutta velocità da un altro veicolo. L’uomo aveva attivato la dashcam del suo veicolo e si era gettato all’inseguimento del pirata della strada per immortalarne il numero di targa, finendo per superare di ben 50 km/h il limite di velocità all’interno di un centro abitato. Il 26 settembre 2018, il Tribunale di polizia di Losanna lo aveva condannato a una pena pecuniaria di 50 aliquote giornaliere e a una multa di 500 franchi. Il caso era approdato fino al TF, con i giudici di Mon Repos che, nel confermare la condanna, lo avevano ammonito: «Non spetta a lei sostituirsi allo Stato».

La sentenza del TF

Il 26 settembre 2019 il Tribunale federale aveva stabilito che filmare da un veicolo non è facilmente riscontrabile dagli altri utenti della strada e costituisce un trattamento segreto dei dati. Tale registrazione viola pertanto la legge sulla protezione dei dati personali. Nella sua giurisprudenza, la suprema Corte federale aveva stabilito due condizioni per tale impiego: le prove devono essere raccolte dalle autorità giudiziarie in conformità alla legge e la ponderazione degli interessi deve essere a favore dello sfruttamento. Per il TF, tali prove devono essere utilizzate solo se essenziali per la risoluzione di un reato grave.

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