Legge CO2 ma non solo: ecco i temi trattati oggi dal Consiglio federale

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Berna si è espressa su una serie di argomenti, dal controprogetto all’iniziativa «Imprese responsabili» all’accordo con Londra per le attività commerciali col Regno Unito

Legge CO2 ma non solo: ecco i temi trattati oggi dal Consiglio federale
© CdT/Archivio

Legge CO2 ma non solo: ecco i temi trattati oggi dal Consiglio federale

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Dopo-Brexit, agevolare le attività commerciali col Regno Unito

Facilitare le imprese elvetiche particolarmente affidabili nelle loro relazioni col Regno Unito a livello di controlli doganali di sicurezza e imposizione dopo l’uscita di Londra dall’UE. È quanto si propone l’accordo con questo Paese sul reciproco riconoscimento degli operatori economici autorizzati (Authorised Economic Operator, AEO) approvato oggi dal Consiglio federale. Il Regno Unito non ha ancora ratificato l’accordo. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, indica una nota governativa odierna, a livello internazionale sono state adottate misure volte ad accrescere la sicurezza doganale, che si ripercuotono anche sul traffico transfrontaliero delle merci. È ad esempio prevista la dichiarazione sommaria di tutte le merci importate da Paesi terzi o esportate verso questi Paesi. Uno degli elementi chiave delle iniziative a favore della sicurezza è l’introduzione della qualifica di AEO per le imprese. Lo scopo? Garantire la sicurezza continua nell’intera catena di fornitura, dal produttore al consumatore finale. Poiché dal 31 dicembre scorso è terminato il periodo di transizione conformemente all’accordo di recesso tra l’UE e il Regno Unito, per questo paese vige l’obbligo, come per gli altri Paesi terzi, della dichiarazione sommaria di tutte le merci.

Per ovviare a questo ostacolo, il reciproco riconoscimento della qualifica di AEO consente di concedere vantaggi e agevolazioni essenziali alle imprese degli Stati contraenti che dispongono di tale qualifica. Tali imprese sono considerate affidabili e godono quindi di agevolazioni in occasione dei controlli doganali di sicurezza e nell’ambito dell’imposizione doganale. Grazie a ciò si riducono gli ostacoli tecnici al commercio.

Controprogetto imprese responsabili, ordinanza in consultazione

Il Consiglio federale intende porre in vigore al più presto il controprogetto all’iniziativa Imprese responsabili ora che il Tribunale federale ha stralciato alcuni ricorsi in merito. Oggi ha posto in consultazione l’ordinanza che stabilisce quali società devono sottostare all’obbligo di diligenza e le deroghe previste. Le nuove disposizioni del Codice delle obbligazioni «per una migliore protezione dell’essere umano e dell’ambiente», approvate dal Parlamento, prevedono l’obbligo per le grandi imprese svizzere di redigere un rapporto sui rischi della loro attività nei settori dell’ambiente, della socialità, del lavoro, dei diritti dell’uomo e della lotta contro la corruzione e le misure adottate per evitare tali rischi. Prevedono inoltre obblighi di diligenza estesi per le aziende che operano in settori dove esiste il rischio di lavoro minorile e di operare con minerali estratti in zone di guerra. I dettagli però devono essere regolati a livello di ordinanza, precisa un comunicato odierno. Il testo posto in consultazione fino al 14 luglio fissa i volumi minimi di importazione e lavorazione di minerali al di sotto dei quali un’impresa è esonerata dall’obbligo di diligenza. Ad esempio per l’oro la soglia è fissata a 100 chili l’anno. Sono dispensate le imprese che lavorano e importano metalli riciclati. Sono previste deroghe anche per le piccole e medie imprese (PMI) e per le aziende che presentano lievi rischi legati al lavoro minorile. Le aziende con un fatturato inferiore a 40 milioni di franchi e meno di 250 posti di lavoro a tempo pieno in due esercizi consecutivi sono esentate. Secondo il Consiglio federale, non è possibile stimare il numero di aziende che beneficiano di una deroga. Ci sono però alcune indicazioni: stando all’Ufficio federale di statistica (UST) ci sono in Svizzera 1679 aziende con oltre 250 posti di lavoro a tempo pieno e in base ai dati dell’IVA relativi al 2017, 4597 imprese hanno un fatturato superiore ai 40 milioni di franchi. Le nuove disposizioni sono ampiamente coordinate con i regolamenti corrispondenti a livello europeo in modo da evitare svantaggi competitivi. Inoltre, le grandi aziende con la loro sede legale o filiale all’estero dovrebbero già conformarsi a requisiti simili secondo il diritto del paese in questione. Lo scorso 20 novembre, l’iniziativa «Per imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente» ha ottenuto il 50,73% dei consensi, ma non la maggioranza dei cantoni ed è quindi stata bocciata. Di conseguenza risulta approvato il controprogetto indiretto votato dal Parlamento il 19 giugno 2020, nell’ambito della revisione del diritto della società anonima.

Consuntivo consolidato 2020, deficit di 14,2 miliardi franchi

Il consuntivo consolidato della Confederazione per il 2020 chiude con un pesante deficit di 14,2 miliardi di franchi. Alla base del pessimo risultato ci sono le ripercussioni della pandemia di coronavirus. Lo indica il Consiglio federale in una nota odierna, precisando che ciò corrisponde a un crollo di ben 25,4 miliardi di franchi rispetto all’anno precedente. Il comparto «Amministrazione federale», a causa delle misure e delle decisioni adottate dalla Confederazione, ha chiuso lo scorso anno con un deficit di 16,4 miliardi di franchi, contro un’eccedenza di 5,4 miliardi registrata nel 2019. Il calo è dunque stato di 21,8 miliardi, indica una nota governativa odierna, precisando che «le spese per affrontare la pandemia sono ammontate a 16,8 miliardi e nel contempo il crollo congiunturale ha comportato minori entrate». A registrare un’eccedenza - seppur decisamente inferiore all’anno precedente - sono invece i comparti «Imprese» e «Assicurazioni sociali». Quest’ultimo ha chiuso il 2020 con un utile di 2 miliardi, rispetto ai 3,4 miliardi del 2019. Il primo, che prende in considerazione i risultati delle imprese parastatali, ha invece realizzato eccedenze pari a 227 milioni (contro i 2,5 miliardi del 2019) e tutti i settori - esclusi i Servizi postali - hanno registrato perdite di fatturato. Il più colpito, precisa il comunicato, è il «Traffico viaggiatori ferrovia», con un crollo di un miliardo di franchi. La Confederazione ha inoltre terminato con una somma di bilancio di 357,5 miliardi, in calo di 12,7 miliardi rispetto al 2019, e un capitale proprio di 66,3 miliardi, in flessione di ben 11,2 miliardi. Pur in tempo di crisi sono invece aumentati i collaboratori: calcolati in posti a tempo pieno, erano 161’265 a fine 2020, ovvero 1’202 in più rispetto all’anno precedente.

Dispositivi medici, in consultazione l’ultima tappa della revisione

L’ultima tappa della revisione del diritto in materia di agenti terapeutici è stata posta oggi in consultazione dal Consiglio federale. Questa comprende una nuova ordinanza sui dispositivi medico-diagnostici in vitro (ODIv) e adeguamenti dell’ordinanza sulle sperimentazioni cliniche con dispositivi medici. Attualmente in Svizzera e nello Spazio economico europeo sono in commercio circa 500’000 dispositivi medici e medico-diagnostici in vitro diversi. In seguito agli scandali di protesi mammarie o dell’anca difettose, i meccanismi di controllo sono stati rafforzati in tutta Europa. La Svizzera dispone di norme equivalenti a quelle dell’Unione europea (UE) e ha adeguato le proprie disposizioni legali fin dal 2001, precisa un comunicato. Le nuove ordinanze inaspriscono in particolare i requisiti degli studi delle prestazioni per i dispositivi medico-diagnostici in vitro (IVD) per quanto riguarda la sicurezza e la trasparenza. Inoltre prevede che i prodotti appartenenti alle classi di rischio più elevate vengano esaminati da un gruppo internazionale di esperti indipendente. I fabbricanti devono pure verificare continuamente la sicurezza dei prodotti dopo loro immissione nel mercato. L’adeguamento del diritto svizzero è avvenuto a tappe. La prima si è conclusa il 25 ottobre 2017 con l’adozione della prima revisione dell’ordinanza relativa ai dispositivi medici (ODmed). Nel marzo 2019 il Parlamento ha poi adottato la modifica della legge sugli agenti terapeutici (LATer) e della legge sulla ricerca umana (LRUm) seguita dalle relative ordinanze. Quella presentata oggi è la tappa conclusiva della revisione. I dispositivi medici comprendono una vasta gamma di prodotti che va dalle protesi impiantabili a oggetti semplici come cerotti e occhiali, spiega la nota. Fra questi figurano anche i test di laboratorio per la diagnosi medica, i cosiddetti strumenti diagnostici in vitro, che hanno caratteristiche specifiche e sono disciplinati in un’ordinanza separata sui dispositivi medico-diagnostici in vitro (ODIv).

Legge CO2, progetto di ordinanza in consultazione

Prima ancora che il popolo si esprima in merito alla rivista Legge sul CO2 il prossimo 13 di giugno, il Consiglio federale ha inviato oggi in consultazione fino al 15 luglio un progetto di ordinanza quale gesto di chiarezza prima del voto. La legge sul CO2 riveduta ha come obiettivo il dimezzamento, entro il 2030, dei gas serra emessi dalla Svizzera rispetto al 1990.

Obiettivi riduzioni per settori

Gli obiettivi di riduzione prevedono un -65% per gli edifici, -25% per i trasporti, -35% per l’industria e -20% per l’agricoltura. Il Consiglio federale continuerà a considerare ulteriori provvedimenti se l’Inventario dei gas serra pubblicato ogni anno dall’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), dovesse evidenziare che un settore non è in linea con gli obiettivi, precisa una nota odierna del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC).

Tassa sul CO2

L’ordinanza definisce i passi per poter effettuare ulteriori aumenti della tassa sul CO2 introdotta nel 2008. La tassa sarà aumentata soltanto in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi intermedi per il 2022, 2024, 2026 e 2028. L’aliquota massima di 210 franchi per tonnellata di CO2 si applica al più presto dal 1° gennaio 2028. La legge riveduta prevede che tutte le imprese svizzere possano essere esentate dalla tassa sul CO2 se riducono le loro emissioni. Oggi questa possibilità è riservata solo ad alcuni settori. L’ordinanza precisa inoltre le condizioni dell’esenzione. Le imprese che emettono notevoli quantità di CO2 restano integrate nel sistema di scambio di quote di emissioni collegato con quello dell’UE e non pagano la tassa sul CO2.

Tassa sui biglietti aerei

L’ordinanza fissa l’importo della tassa sui biglietti aerei nella classe «Economy» a 30 franchi per le tratte a corto raggio, rispettivamente a 60 franchi per quelle a medio raggio e a 90 franchi per quelle a lungo raggio. Sui biglietti aerei nelle classi di viaggio superiori la tassa sarà maggiorata di 30 franchi. La tassa interesserà i voli in partenza dalla Svizzera e la Confederazione la riscuote dalle imprese di trasporto aereo. I vettori possono però ridurre del 20% l’aliquota della tassa a carico dei rispettivi passeggeri se tagliano le emissioni di gas serra in misura sostanziale, ad esempio impiegando miscele con carburanti rinnovabili.

Fondo per il clima

Oltre la metà dei ricavi generati dalla tassa sul CO2 e della tassa sui biglietti aerei viene restituita alla popolazione, mentre la parte rimanente alimenterà il Fondo per il clima, con il quale vengono sostenuti investimenti rispettosi dell’ambiente e promosse le imprese innovative. L’ordinanza sul CO2 disciplina i requisiti e la procedura, nonché la forma e l’ammontare degli aiuti finanziari. In tal modo si intende garantire che queste risorse siano investite in provvedimenti con un impatto favorevole sul clima. Ogni anno il Consiglio federale dovrà riferire circa l’impiego dei fondi.

Import carburanti, maggiori obblighi

L’ordinanza sul CO2 regola i requisiti dei progetti di protezione del clima che gli importatori di carburante attuano per compensare le emissioni derivanti da benzina e diesel. Nel 2030 si prevede di compensare il 75% delle emissioni causate dai trasporti. In tal senso saranno possibili anche progetti all’estero. La legge sul CO2 prevede tuttavia che entro il 2024 almeno il 15%, e a partire dal 2025 almeno il 20%, sia compensato mediante provvedimenti realizzati in Svizzera e che almeno il 3% sia riconducibile a misure attinenti il settore dei trasporti. Ora è ammesso il sequestro del carbonio in pozzi di CO2 biologici nel bosco e nel suolo in Svizzera e pozzi di carbonio geologici (nel sottosuolo e nei materiali da costruzione non organici) sono consentiti in Svizzera e all’estero.

Edifici, valori limite

Conformemente alla legge sul CO2, a partire dal 2023 le nuove costruzioni non potranno in linea di massima più produrre emissioni di CO2 da combustibili fossili, il che corrisponde già allo standard attuale. Per le costruzioni esistenti si applicano valori limite per il CO2 se deve essere sostituito il sistema di riscaldamento. L’ordinanza contempla possibili eccezioni o valori limite per il CO2 meno severi, ad esempio se è imminente l’allacciamento a una rete di teleriscaldamento o la sostituzione del sistema di riscaldamento è sproporzionata per motivi tecnici o economici. Fino al 2026 sono generalmente esentati i Cantoni nei quali sono già in vigore disposizioni analoghe.

Protossido di azoto, più severità

Oltre alle modifiche apportate all’ordinanza sul CO2 è prevista anche una revisione dell’ordinanza sulla riduzione dei rischi inerenti ai prodotti chimici (ORRPChim). D’ora in poi il protossido di azoto dovrà essere disciplinato dall’ORRPChim. Le imprese dell’industria chimica dovranno quindi prevenire le emissioni di protossido di azoto con l’utilizzo di ausili tecnici. Ciò consentirà di limitare le fonti di questo gas.

Casse malattia, semplificata la riduzione delle riserve e i rimborsi dei premi incassati in eccesso

Le casse malattia potranno più facilmente ridurre le riserve e rimborsare i premi incassati in eccesso. Il Consiglio federale ha adottato oggi la revisione dell’ordinanza sulla vigilanza sull’assicurazione malattie (OVAMal), che entrerà in vigore il 1. giugno e si applicherà per la prima volta ai premi del 2022. Le riserve degli assicuratori sono nettamente superiori al minimo fissato per legge: lo scorso anno ammontavano a ben 11,3 miliardi di franchi, vale a dire al 203% del minimo richiesto. Secondo il Consiglio federale queste andrebbero ridotte a vantaggio degli assicurati. Per fissare i premi, gli assicuratori si basano sui dati dell’anno precedente, sulle proiezioni relative all’anno in corso e sulle stime per l’anno successivo che, per loro natura, non sono precisi. «È pertanto impossibile che i premi corrispondano totalmente ai costi effettivi», si legge nel rapporto esplicativo. Per correggere queste discrepanze, la legge sulla vigilanza sull’assicurazione malattie (LVAMal) e la relativa ordinanza prevedono già ora la possibilità di ridurre le riserve e di rimborsare i premi agli assicurati dei cantoni dove erano stati calcolati in maniera eccessiva rispetto ai costi. Le condizioni che un assicuratore deve soddisfare per poter ridurre le riserve non sono indicate nella normativa vigente, ma solo in una circolare dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Le nuove disposizioni, iscritte nell’ordinanza, stabiliscono che le riserve dovranno essere pari al 100% del minimo prescritto, invece che del 150% come ora. «Un maggior numero di assicuratori soddisferà le condizioni per la riduzione delle riserve, il che aumenta l’incentivo a ridurre i premi a favore degli assicurati», secondo il Consiglio federale. L’UFSP continuerà a garantire il rispetto delle riserve minime. Per quanto riguarda la possibilità di rimborso dei premi incassati in eccesso, l’ordinanza definisce il rapporto tra i costi e le entrate provenienti dai premi in un determinato cantone necessario all’approvazione di una richiesta in tal senso. La modifica dell’ordinanza mira inoltre ad evitare che le casse utilizzino queste due possibilità solo per attirare nuovi assicurati, spiega ancora il Consiglio federale. La normativa attuale infatti contiene «incentivi inopportuni» che posso spingere gli assicuratori a fissare premi troppo elevati per procedere poi a un rimborso a scopi commerciali. «L’idea del legislatore non era quella di fornire agli assicuratori un nuovo strumento di marketing, bensì di garantire che i premi fossero fissati nel modo più preciso possibile», ricorda il rapporto esplicativo.

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