Legge Covid-19: il «no» sarebbe funesto per economia e lavoratori

Votazioni federali

Ne è convinto il Comitato economico di cui fanno parte oltre dieci organizzazioni, dall’Unione svizzera delle arti e mestieri alla Federazione svizzera del turismo

Legge Covid-19: il «no» sarebbe funesto per economia e lavoratori
© CdT/Gabriele Putzu

Legge Covid-19: il «no» sarebbe funesto per economia e lavoratori

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Un «no» alla Legge Covid-19 in votazione il prossimo 13 di giugno metterebbe in pericolo gli aiuti destinati alle PMI e alla piccola industria, duramente toccati dalla maggiore crisi economica degli ultimi 50 anni a causa della pandemia, con conseguenze funeste anche per i lavoratori.

Ne è convinto il Comitato economico - di cui fanno parte oltre dieci organizzazioni tra cui l’Unione svizzera delle arti e mestieri, la Federazione svizzera del Turismo, GastroSuisse, Swiss Retail Federation o l’Unione dei trasporti pubblici - che oggi, nel corso di un incontro coi media, ha esortato il popolo ad approvare la legge, respingendo così un referendum che, se dovesse riuscire, avrebbe conseguenze drammatiche per il paese.

La legge in consultazione consente allo Stato di sostenere l’economia in questo periodo di crisi. Se vincesse il fronte contrario, dal 25 settembre tutte le misure regolamentate da tale legge perderebbero la loro validità, soprattutto gli aiuti economici, secondo il comitato. La Legge Covid-19 rende inoltre possibili gli aiuti destinati ai lavoratori, l’estensione dell’indennità per lavoro ridotto e per perdita di guadagno, e contempla anche un sostegno per i media, lo sport e la cultura.

Stando a Casimir Platzer, presidente di GastroSuisse, «un voto a sfavore andrebbe a scapito di coloro che hanno già patito troppo. Sono centinaia di migliaia le persone che dipendono da un lavoro con orario ridotto».

Solo l’anno scorso, ha puntualizzato, sono andati persi nel settore della gastronomia 40 mila posti di lavoro. Senza questa legge, rischiamo il dissanguamento. «Quando una persona sta per affogare, non le togli da sotto il naso il salvagente», ha ironizzato Platzer all’indirizzo dei promotori del referendum.

La Confederazione mette a disposizione delle aziende, associazioni e persone in situazione di emergenza circa 35 miliardi di franchi. Se questa legge venisse bocciata alle urne, secondo la vicepresidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri mette, Daniela Schneeberger, «ciò rappresenterebbe il classico colpo di grazia: la pandemia potrebbe causare danni ancora più gravi a lungo termine all’economia». La Legge Covid-19 rappresenta un punto fermo per le aziende e i lavoratori interessati dall’attuale crisi. Se venisse meno, non ci sarebbe invece certezza se ed entro quando possa essere trovata una soluzione sostitutiva adeguata, ha aggiunto.

Per Andreas Züllig, presidente di HotellerieSuisse, i promotori del referendum si sono avventurati su un terreno scivoloso dall’esito incerto. «Chi nell’attuale situazione gioca con il fuoco rischia di innescare un incendio a danno delle persone che lavorano nei settori interessati», ha sottolineato.

A tale proposito, gli alberghi ubicati nelle città non si attendono un miglioramento a breve. «Il turismo che ha come meta i centri e il turismo congressuale ha registrato un tracollo epocale», ha affermato. Se non altro, grazie alla legge Covid-19, agli operatori del settore è stata data una certa sicurezza circa la pianificazione futura, una benedizione che infonde una fiducia per il futuro, ha aggiunto.

«In nessun altro settore sono visibili le ripercussioni della pandemia come nel turismo», ha ribadito dal canto suo il consigliere nazionale Nicolo Pagagnini (PPD/SG), nonché presidente della Federazione svizzera del turismo. La flessione dei ricavi nel settore è stata di circa il 40%, ha aggiunto. Questo settore ha un’importanza sistemica per l’economia elvetica: ogni anno il turismo genera valore per circa 47 miliardi di franchi. Senza un sostegno, molti operatori andrebbero in rovina, ha messo in guardia il deputato.

Oltre a ciò, la Legge Covid-19 regola e restringe il potere del Consiglio federale. Qualora la normativa venisse respinta, il governo si vedrebbe costretto a fare capo al diritto d’urgenza, proprio ciò che i promotori del referendum non vogliono, secondo Paganini. Con la Legge Covid il governo ha ripristinato il processo legislativo ordinario, mentre il parlamento ha investito moltissimo tempo nel perfezionamento della legge, alla fine sostenuta da un’ampia coalizione di partiti», ha rammentato.

Diversamente da quanto credono i fautori del referendum, la legge Covid-19 non amplia il potere dell’esecutivo, ma contribuisce ad imbrigliarlo, ha spiegato Hans-Ulrich Bigler, direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri. La legge prevede inoltre il coinvolgimento dei Cantoni e dei partner sociali nell’elaborazione di provvedimenti volti ad arginare la pandemia, ha spiegato Bigler.

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