Legge COVID, i perdenti promettono battaglia

Svizzera

È quanto emerge con chiarezza dalle reazioni alla votazione odierna

Legge COVID, i perdenti promettono battaglia
© KEYSTONE/Anthony Anex

Legge COVID, i perdenti promettono battaglia

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L’approvazione della legge COVID-19 non archivia una volta per tutte il tema dell’intrusione dello stato nella libertà dei cittadini in tempi di pandemia: è quanto emerge con chiarezza della reazioni dei perdenti della votazione odierna. I favorevoli mostrano invece gioco forza soddisfazione.

«La lotta per la libertà, la democrazia e lo stato di diritto prosegue», ha indicato il comitato che ha lanciato il referendum. «Anche se la votazione è stata persa, è una grande conquista degli Amici della costituzione, dell’Alleanza d’azione dei cantoni primitivi e della Rete info vaccini che la popolazione elvetica abbia avuto la possibilità di formarsi un’opinione sulla legge e di votarla». Secondo i referendisti, l’inasprimento della legge COVID rimane comunque anticostituzionale anche dopo il sì del popolo. Il movimento del no rimarrà perciò attivo per impedire quello che considera un ulteriore smantellamento dei diritti fondamentali. Nei prossimi giorni verrà comunicato cosa sarà previsto per dare seguito a questo impegno.

Da parte sua il movimento Mass-Voll, in prima linea nelle manifestazioni contro le misure restrittive anti-pandemia, non accetta il risultato della votazione sulla legge COVID. «Alla luce delle massicce irregolarità, che in questa entità non hanno esempio nella storia recente, riteniamo l’esito del voto non legittimo e non vincolante per noi», si legge in una dichiarazione diffusa via Twitter. Il movimento punta il dito contro la domanda espressa sulla scheda di voto, considerata manipolativa, sulla campagna ritenuta diffamatorio contro i no-vax promossa dallo stato e dai media ad esso vicini, nonché sugli ostacoli a manifestazioni e azioni di volantinaggio. La normativa COVID viene inoltre ritenuta anticostituzionale.

Intanto invece Thierry Burkart, presidente del PLR, uno dei tanti partiti che si batteva per sì, si è detto soddisfatto per la chiara accettazione della normativa. Il certificato COVID è uno strumento importante per garantire alcune libertà essenziali durante la pandemia e proprio questo, a suo avviso, ha spinto più persone, rispetto a giugno, a votare sì. Il consigliere agli Stati ha guardato però con rammarico alla campagna referendaria. «La democrazia funziona solo se la popolazione è disposta ad accettare le decisioni della maggioranza democratica», ha detto. I fossati che si sono creati nella società devono ora essere colmati: ma questo richiede una rinuncia alla violenza e la volontà di elaborare insieme delle soluzioni.

Per l’Unione svizzera degli imprenditori (USI) il chiaro sì alla legge COVID da parte del popolo svizzero rappresenta l’approvazione di una politica proporzionata di lotta alla pandemia. I datori di lavoro possono continuare a combattere il coronavirus applicando misure ben collaudate.

Anche l’Unione sindacale svizzera (USS) prende atto con favore dell’esito delle urne. Poiché lo sviluppo della pandemia rimane altamente imprevedibile, è fondamentale mantenere la base legale per il sostegno finanziario ai lavoratori il cui impiego o reddito sono a rischio, sostiene l’organizzazione. Per la federazione sindacale la sicurezza del lavoro e del salario deve continuare ad andare di pari passo con tutte le misure necessarie per contenere la diffusione del virus.

I Giovani socialisti mettono intanto le mani avanti e auspicano misure più severe per contenete la pandemia. «È ora di adottare provvedimenti più efficaci», afferma la presidente GISO Ronja Jansen.

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