Legge sul CO2, «Una bocciatura che fa male»

LE REAZIONI

Le reazioni della consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin dopo l’esito del voto - Alex Farinelli (PLR): «Si è persa un’occasione» - Francesco Maggi (WWF): «L’emergenza climatica incombe»

Legge sul CO2, «Una bocciatura che fa male»

Legge sul CO2, «Una bocciatura che fa male»

«È una bocciatura che fa male». Commenta così Greta Gysin, consigliera nazionale dei Verdi, la bocciatura della Legge sul CO2. «Credo che la situazione economica, dopo un anno di pandemia, non abbia aiutato. Né ha aiutato il gran numero di temi in votazione: è un problema sui cui dovremo chinarci, perché per un cittadino diventa sempre più difficile riuscire ad approfondire una tematica e farsi un’opinione. Inoltre, gli avversari sono riusciti a far parlare solo dei presunti costi per il singolo, usando dati e cifre discutibili. Noi, invece, non siamo riusciti a far comprendere l’importanza di accettare questa legge, la svolta climatica e le conseguenze di una bocciatura». Il problema climatico - dice Gysin - rimane comunque «attuale e urgente». «Sono state rigettate alcune soluzioni, ma il problema resta. Da domani dovremo quindi lavorare per riuscire a proporre soluzioni che possano trovare il consenso popolare e che abbiano un effetto a livello climatico. Abbiamo infatti il dovere di lasciare alle future generazioni soluzioni, non solo problemi».

Si dice «rammaricato» per la bocciatura del testo anche il consigliere nazionale del PLR Alex Farinelli: «Tutti si dicono favorevoli a fare qualcosa per il clima, ma se non si riesce a trovare una convergenza, i propositi non si concretizzano». «Probabilmente - prosegue - non si è riusciti a far passare due messaggi. Da un lato, il fatto che se vogliamo raggiungere determinati obiettivi non è sufficiente aspettare, e dall’altro la popolazione forse non ha capito che la legge partiva da principi relativamente semplici. Insomma, non era così complicata nei suoi meccanismi». Il timore di nuove tasse a carico della popolazione «ha sicuramente avuto un grosso peso», evidenzia. «Ma per raggiungere gli obiettivi, qualche sacrificio è necessario. È illusorio pensare di poter risolvere il problema della dipendenza dai combustibili fossili senza riorientare il nostro modo di vivere. Ad esempio, negli anni ‘90 è stato introdotto in Svizzera l’obbligo del catalizzatore per le auto. Si trattava di una prima assoluta. La conseguenza? Le nostre auto costavano di più di quelle estere, ma inquinavano meno. Ebbene, la popolazione ha accettato questo sacrificio. In questo caso, invece, il costo è stato ritenuto superiore ai benefici». Con questa legge «avremmo potuto raggiungere l’obiettivo di dimezzare, entro il 2030, i gas a effetto serra emessi dalla Svizzera rispetto al 1990. Ora, per avere una nuova legge serviranno almeno 3-4 anni, e il testo potrebbe quindi entrare in vigore 2024. Perdendo 4-5 anni, sarà quindi difficile riuscire a mantenere gli obiettivi che ci siamo posti». Con la bocciatura, «saremo costretti a fare molti più sforzi dopo, oppure a non raggiungere gli obiettivi. Si è persa un’occasione: pur con alcuni difetti, questa legge era frutto di un compromesso allargato. Era l’occasione per dare un’accelerata. Questo compromesso aveva infatti il vantaggio di rendere raggiungibili gli obiettivi climatici, mantenendo una certa libertà. Più il tempo passa, invece, e maggiore è il rischio che le proposte diventino radicali».

Delusione è stata espressa anche da Francesco Maggi, coordinatore del comitato ticinese favorevole alla revisione della legge sul C02: «Perdere con un margine così risicato fa male», afferma. «Ci aspettavamo una partita difficili ed eravamo consci della forza, dei milioni e degli argomenti facili e populisti messi in campo dai nostri avversari. Vincere in una situazione di crisi come quella attuale non era scontato». Tra i motivi della sconfitta, dopo un iniziale vantaggio del fronte del Sì nelle scorse settimane, responsabile del WWF nella Svizzera italiana non ha dubbi: «Non siamo riusciti a mobilitare nei centri città». Oltre, ovviamente, al mancato sostegno da parte di alcuni movimenti giovanili di sinistra e dello sciopero per il clima. Per quanto riguarda il futuro, Maggi si aspetta proposte dalla politica in tempi brevi. Ossia «una nuova legge che magari riveda al ribasso i rincari dei prezzi della benzina, degli oli combustibili e dei biglietti aerei». Argomenti che hanno fatto presa e che hanno portato al risultato delle urne. «L’emergenza climatica incombe. La conferenza mondiale sul clima di Glasgow è alle porte e la Svizzera rischia di presentarsi con un pugno di mosche in mano», ammonisce Maggi.

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