Libera circolazione: il faccia a faccia tra Blocher e Pelli

Il dibattito

L’ex consigliere federale e l’ex presidente del PLR nazionale sono tornati ad incrociare il fioretto durante una serata all’USI sull’iniziativa in votazione il 27 settembre

Libera circolazione: il faccia a faccia tra Blocher e Pelli
©CdT/Chiara Zocchetti

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Libera circolazione: il faccia a faccia tra Blocher e Pelli

Libera circolazione: il faccia a faccia tra Blocher e Pelli

Hanno condiviso un ventennio di vita politica federale sotto la cupola di Palazzo. Il primo come deputato, consigliere federale e leader del maggior partito svizzero. Il secondo, eletto per la prima volta al Nazionale nel 1995, è stato per sette anni (dal 2005 al 2012) presidente del PLR. In molti ambiti si sono ritrovati sulle medesime posizioni, ma quello dei rapporti con l’UE è sempre stato un tema di forti divergenze. Christoph Blocher aveva condotto con successo la battaglia contro lo Spazio economico europeo nel 1992 e ha poi avuto una linea critica sulle relazioni con Bruxelles, oggetto negli ultimi sei anni di due iniziative popolari. Fulvio Pelli, che aveva presieduto la sezione ticinese del Numes, il Nuovo movimento europeo Svizzera, è sempre stato un sostenitore della via bilaterale. Ieri sera i due sono tornati ad incrociare il fioretto all’USI, in un faccia a faccia sull’iniziativa contro la libera circolazione delle persone (oltre 120 i presenti), in votazione il 27 settembre, organizzato dal Club dei mille del PLR cantonale e moderato dal responsabile del Dipartimento informazione della RSI Reto Ceschi.

Libera circolazione: il faccia a faccia tra Blocher e Pelli

Con il voto del 9 febbraio, ha affermato Blocher in entrata, popolo e Cantoni avevano detto stop alla libera circolazione. «Dal 2014 chiediamo di regolamentare l’immigrazione nel nostro Paese. Adesso chiediamo di poterlo fare». Secondo Pelli invece non si vota solo sull’immigrazione, perché l’iniziativa mette in pericolo anche la libertà di movimento degli svizzeri, in particolare dei giovani, nel resto dell’Europa. «Si favorisce la burocrazia invece della libertà. Per un liberale non c’è scelta. Finiremmo col non poter più stipulare accordi di libera circolazione neanche con il Liechtenstein».

Uno dei punti di contrasto è il regime di regolazione dell’immigrazione in caso di approvazione dell’iniziativa. Secondo Pelli i contingenti sono un sistema sbagliato e una «pia illusione ». Hanno creato problemi d’integrazione (perché ad un certo punto non venivano più stranieri dagli Stati confinanti ma da regioni più lontane) senza portare ad una vera limitazione dell’immigrazione, che invece «sarà sempre e solo controllata dai bisogni dell’economia». Per Blocher invece il sistema ha dato prova di funzionare bene per trent’anni. Nel canton Zurigo tutto era gestito da un solo funzionario, quindi non c’era la temuta burocrazia. Oggi invece il flusso di persone è libero, le regole che sulla carta dovrebbero limitarlo (espulsione di chi non lavora) non funzionano e si creano disoccupati. La libertà ha favorito gli imprenditori «ma noi non possiamo prendere una posizione che fa male al Paese. Serve una soluzione che permetta agli svizzeri di stare meglio».

E se cadessero i Bilaterali? L’ex consigliere federale si è detto fiducioso che l’UE si rimetterà al tavolo dei negoziati, perché quasi tutti gli accordi attuali sono a suo favore («globalmente la Svizzera ne esce bene» ha obiettato Pelli). In ogni caso la libera circolazione ha fatto danni enormi, non compensati dagli altri accordi. In ogni caso non sarà come la Brexit, anche perché resterà comunque in vigore l’accordo di libero scambio del 1972. Se per contro dalle urne dovesse uscire un no, Bruxelles «farà festa» perché si spianerà la strada all’accordo istituzionale. Secondo Pelli invece è sbagliato predicare catastrofi. Il 27 settembre si vota su un oggetto preciso e non su una previsione. E poi l’ultima parola l’avrà sempre il popolo. Sul tappeto è finita anche la questione dei frontalieri. Secondo il politico ticinese è un problema di rapporti di frontiera, dovuto alla situazione italiana. «La situazione non cambierà con un sì o con un no». Nel regime precedente i permessi alla fine venivano dati lo stesso. Serve piuttosto da parte svizzera uno sforzo accresciuto di formazione nei settori dove c’è fabbisogno di forza lavoro. I frontalieri, ha osservato Blocher, ora possono fare ritorno a casa una volta alla settimana. C’è gente che lavora in Svizzera e torna a Londra nel fine settimana. «Questo va a scapito dei lavoratori svizzeri». Quanto alla situazione ticinese, ha concluso, non si può parlare di ordine economico quando ci si limita a trasferire attività a condizioni italiane.

Al termine dell’incontro, i due protagonisti ci hanno anche concesso una doppia intervista in cui condensano le proprie posizioni in un paio di minuti.

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