Michael Lauber si dimette

Berna

Lo ha annunciato lo stesso procuratore generale della Confederazione in seguito alla decisione odierna del Tribunale amministrativo federale

 Michael Lauber si dimette
©KEYSTONE/Peter Klaunzer

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(Aggiornato alle 14.30) Il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber si dimette. Lo ha annunciato in una presa di posizione diffusa dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC), reagendo a una sentenza pubblicata oggi dal Tribunale amministrativo federale (TAF). Per la corte sangallese le accuse nei suoi confronti sono parzialmente fondate. Nella nota, il 54enne nega fermamente di aver mentito.

«La mancata fiducia nei miei confronti in qualità di procuratore generale danneggia il MPC», scrive Lauber. «Pertanto, e nell’interesse dell’istituzione, offro le mie dimissioni alla Commissione giudiziaria competente. Ne discuterò le modalità direttamente con quest’ultima.»

Lauber era confrontato con una procedura di revoca e rischiava di essere sollevato dalla sua funzione in relazione ai suoi incontri segreti con il presidente della Federazione internazionale di calcio (FIFA), Gianni Infantino.

Al termine di un’indagine disciplinare, l’Autorità di vigilanza del MPC (AV-MPC) aveva concluso il 2 marzo che Lauber ha commesso violazioni molto gravi prima ma anche durante il procedimento. Avrebbe tra l’altro rilasciato dichiarazioni contrarie alla verità, violato i doveri d’ufficio e ostacolato l’indagine disciplinare. Lo aveva sanzionato riducendo il suo stipendio annuale dell’8%.

Lauber ha sempre contestato le accuse nella forma e nel merito, criticando inoltre l’AV-MPC per aver commesso numerosi errori procedurali, per essere andata al di là delle sue competenze e per aver dato prova di parzialità. Aveva presentato ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF).

Per il TAF, accuse parzialmente fondate

Nella sentenza pubblicata oggi, quest’ultimo ammette solo in parte il reclamo di Lauber. La corte ammette che il diritto del procuratore ad essere ascoltato è stato violato nel procedimento disciplinare e che l’interessato non ha avuto accesso ad alcuni documenti. La situazione è stata però sistemata davanti al TAF e Lauber ha potuto consultare l’intero dossier.

I giudici sangallesi confermano invece che il magistrato era in conflitto di interessi quando si è occupato delle autorizzazioni a testimoniare dei suoi collaboratori. Questi compiti avrebbero dovuto essere delegati a sostituti procuratori.

Al contrario dell’AV-MPC, il TAF ritiene che non ci sono prove che i partecipanti all’incontro dell’8 luglio 2015 con Infantino abbiano sottoscritto un accordo preliminare sulle loro dichiarazioni.

Per quanto riguarda l’incontro del 16 giugno 2017, il TAF ritiene invece improbabile che nessuno dei partecipanti se lo ricordi: «un tale caso di amnesia collettiva è un’aberrazione», scrive la corte. In questo caso, il procuratore ha affermato intenzionalmente il falso all’AS-MPC, sottolinea il tribunale.

Il TAF conclude che Lauber si è reso colpevole di diverse violazioni del suo dovere d’ufficio. In queste circostanze, «l’indagine disciplinare ha portato a una decisione formalmente valida». I giudici del TAF criticano tuttavia l’AS-MPC per il tono a volte molto aggressivo adottato nella rapporto.

La sanzione nei suoi confronti è ridotta: lo stipendio annuale sarà tagliato del 5% e non più dell’8%. La decisione non è comunque definitiva e può essere portata davanti al Tribunale federale (TF).

Nella sua nota, Lauber afferma di rispettare la sentenza. «Tuttavia continuo a respingere fermamente l’accusa di menzogna», aggiunge, senza fornire altri dettagli circa la volontà o meno di ricorrere al TF.

Percorso quasi senza macchia, fino alla vicenda FIFA

Eppure fino alla controversa gestione delle indagini sulla FIFA Lauber aveva realizzato un percorso quasi perfetto, tanto da raccogliere elogi da più parti. Tra i punti salienti del suo operato, va ricordata la registrazione video di un incontro segreto della ‘ndrangheta a Frauenfeld e l’intervento della polizia di Zurigo nei confronti di funzionari della FIFA all’Hotel Baur au Lac nel 2015.

Durante il suo mandato, il procuratore federale ha anche ottenuto le condanne del finanziere Dieter Behring, dell’ex informatore della banca HSBC Hervé Falciani e di membri di una cellula del sedicente Stato islamico a Sciaffusa. Fra le sconfitte più rilevanti spiccano le assoluzioni parziali nel cosiddetto caso delle Tigri Tamil e nel processo al Consiglio centrale islamico.

Lauber è sempre stato molto bravo a coltivare la sua immagine e quella del MPC attraverso interviste mirate e apparizioni sui media. Il MPC ne aveva bisogno perché quando è entrato in carica all’inizio del 2012, l’istituzione stava uscendo dagli anni difficili vissuti dai suoi predecessori, guidati da Valentin Roschacher, uno dei bersagli preferiti dell’ex ministro di giustizia e figura di riferimento dell’UDC Christoph Blocher.

Dopo questi anni turbolenti, i parlamentari avevano chiesto il ritorno alla calma. Lauber, figlio di un pastore, aveva il profilo ideale per raggiungere questo obiettivo.

Eletto procuratore generale quasi all’unanimità dall’Assemblea federale il 28 settembre 2011, era succeduto a Erwin Beyeler, che non era stato riconfermato dal Parlamento.

Quattro anni dopo era stato rieletto con 195 voti su 216 schede valide. Nel settembre 2019 era stato nuovamente designato per un terzo mandato con 129 voti su 243 schede valide.

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