Mini lockdown? «Per ora no, ma tutto può cambiare molto in fretta»

Pandemia

Il Consiglio federale informa sull’evoluzione dell’emergenza sanitaria - Il Governo si prepara a introdurre nuove restrizioni su stabilimenti pubblici, assembramenti e manifestazioni - Berset: «Avevamo la situazione migliore in Europa, ora è tra le peggiori» - «Non ci saranno misure che riguardano solo le persone a rischio»

Mini lockdown? «Per ora no, ma tutto può cambiare molto in fretta»
Alain Berset. ©KEYSTONE/Marcel Bieri

Mini lockdown? «Per ora no, ma tutto può cambiare molto in fretta»

Alain Berset. ©KEYSTONE/Marcel Bieri

Nuovo incontro con la stampa oggi a Berna per informare la popolazione sull’evoluzione e la situazione attuale legata alla crisi sanitaria da coronavirus. Al punto informativo è presente Alain Berset, consigliere federale, capo del Dipartimento federale dell’interno.

LA DIRETTA

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«La situazione degenera velocemente». Così ha esordito il capo del Dipartimento federale dell’interno Alain Berset spiegando che questa mattina il Consiglio federale ha incontrato una task force di esperti per disscutere l’evoluzione della pandemia in Svizzera. «Ogni settimana constatiamo un raddoppio dei casi», ha detto. «Il raddoppio riguarda anche le ospedalizzazioni, e il timore è che presto il fenomeno si ripercuota pure sui decessi. Al momento ciò che ci preoccupa maggiormente sono le ospedalizzazioni. Bisogna evitare il sovraccarico delle strutture sanitarie».

«Fino a tre settimane fa avevamo una delle situazioni migliori in Europa, ora è una delle peggiori», ha detto Berset. «Difficile spiegare come siamo arrivati a questa situazione in sole tre settimane. Abbiamo preso delle misure ulteriori domenica scorsa e sappiamo che ci vogliono circa 10 giorni per vederne l’efficacia. Ci prepariamo comunque a prenderne ulteriori, se non si osservasse un miglioramento. Quelle in discussione riguardano gli stabili pubblici, gli assembramenti e le manifestazioni. È probabile, quindi, che settimana prossima vengano presi altri provvedimenti. Il ruolo dei Cantoni - ha sottolineato il consigliere federale - in questa situazione è fondamentale». «Il raddoppio dei casi non avviene ovunque - ha precisato Stefano Kuster, capo della Divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica - ci sono Cantoni in cui si è al di sopra della soglia, altri dove si è al di sotto».

«Quello del telelavoro - ha aggiunto - non è solo uno slogan: deve essere introdotto ovunque è possibile per proteggere la salute della popolazione. Chi può deve farlo per far fronte a una situazione in rapido peggioramento. Il telelavoro permette di diminuire i contatti tra le persone negli uffici, nei trasporti pubblici, ma anche nei ristoranti e nelle aree di pausa. In molti luoghi di lavoro ci sono plexiglass, si indossano mascherine durante le riunioni, ma poi le persone vanno insieme a fare una pausa, a bere un caffè o a fumare una sigaretta: è lì che avvengono i contagi. Ovviamente abbiamo introdotto la misura del telelavoro domenica, la gente era a casa e aveva già fissato delle riunioni in ufficio per la settimana successiva: ci rendiamo conto che ci vuole un po’ di tempo per l’introduzione di questa misura e spetta si datori di lavoro organizzarsi e valutare come mettere in atto il provvedimento, laddove possibile». Berset ha pure invitato la popolazione a rinviare feste ed eventi privati a giorni migliori.

Un mini lockdown? Non ora, ma tutto può cambiare

A proposito di un possibile «mini lockdown», scenario anticipato dal Tagen Anzeiger oggi, Berset ha spiegato che «il nostro obiettivo è di evitarlo. Al momento non siamo in una situazione che lo richiede ma tutto può cambiare molto velocemente». Quella di un blocco delle attività non necessarie per un breve periodo di due settimane è comunque una delle ipotesi sul tavolo del Consiglio federale. «Se non ci sono cambiamenti e l’evoluzione al rialzo prosegue, sarà il passo successivo: mercoledì prossimo il Consiglio federale discuterà anche questa possibilità».

«Vediamo alcune situazioni virtuose, altre meno, riguardo alle misure di distanziamento e di igiene - ha poi affermato Berset -. Non possiamo però dire ora cosa succederà domani. L’evoluzione della pandemia non è una questione politica: è la realtà che evolve, e per il momento, non al meglio», ha detto il consigliere federale, interrogato dai giornalisti sull’eventuale introduzione di misure concernenti il settore della ristorazione.

Il caso del Vallese

«Le reazioni dei singoli Cantoni sono molto importanti. Nel caso del Vallese, il contatto tra Confederazione e Cantone è costante - ha detto Berset, interpellato da un giornalista in sala - ed è positiva la reazione avuta dalle autorità regionali che hanno immediatamente provveduto a introdurre delle restrizioni per far fronte al forte incremento delle infezioni». Oggi nel Cantone si contano più di 900 casi di contagio ogni 100 mila abitanti.

«Non ci saranno misure che riguardano le persone a rischio»

Riguardo le persone appartenenti alle categorie a rischio e le persone che si trovano in casa per anziani: «Non prenderemo misure in funzione dell’età: abbiamo constatato che non riusciamo a categorizzare la popolazione in base a questo dato anagrafico. La prova è che in marzo, quando le visite sono state proibite nelle case per anziani, non è stato possibile fermare la propagazione dei virus in questi luoghi. E non possiamo, per ragioni etiche, chiudere le persone nelle strutture medicalizzate. Quelli di marzo sono stati momenti difficilissimi, sia per le persone coinvolte, sia per le famiglie. La Confederazione non ha mai imposto una chiusura in questo senso, e i Cantoni le hanno introdotte singolarmente. Nonostante queste misure, tuttavia, non siamo riusciti a proteggere le persone a rischio. Questo ci dice che dobbiamo considerare tutta la società nel suo insieme e non fare differenze in base all’età».

Contatto con i Cantoni

«La Confederazione non si nasconde dietro i Cantoni - ha detto Berset, rispondendo a un giornalista -. Non ci si rimbalza la responsabilità: non è questa la nostra interpretazione del federalismo. Lo interpretiamo invece come una collaborazione tra Confederazione e Cantoni, con il principio di sussidiarietà, che prevede che le misure vanno prese là dove è necessario. Ai Cantoni spetta un grande lavoro, quello di gestire gli ospedali, i posti letto, il tracciamento dei contagi, e alcuni hanno i loro centri di test. Siamo in contatto quotidiano con autorità, medici cantonali ed esperti e combattiamo la situazione insieme».

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