Morto il teologo svizzero Hans Küng

lutto

Si è spento all’età di 93 anni nella sua abitazione a Tubinga - Spesso in contrasto con il Vaticano, era nato il 19 marzo 1928 a Sursee e nel 2013, a 85 anni, si era ritirato dalla vita pubblica

 Morto il teologo svizzero Hans Küng
ARCHIV - 18.03.2005, Baden-Württemberg, Tübingen: Hans Küng, Tübinger Theologe und Gründer der Stiftung «Weltethos», steht am nach einer Feierstunde anlässlich des zehnjährigen Bestehens der Stiftung in Tübingen (Baden-Württemberg) neben seiner Büste, die der Künstler Serge Mangin gefertigt hat. (zu dpa: «Theologe und Kirchenkritiker Hans Küng ist tot») Foto: picture alliance / dpa +++ dpa-Bildfunk +++

Morto il teologo svizzero Hans Küng

ARCHIV - 18.03.2005, Baden-Württemberg, Tübingen: Hans Küng, Tübinger Theologe und Gründer der Stiftung «Weltethos», steht am nach einer Feierstunde anlässlich des zehnjährigen Bestehens der Stiftung in Tübingen (Baden-Württemberg) neben seiner Büste, die der Künstler Serge Mangin gefertigt hat. (zu dpa: «Theologe und Kirchenkritiker Hans Küng ist tot») Foto: picture alliance / dpa +++ dpa-Bildfunk +++

Lo svizzero Hans Küng, uno dei massimi teologi cattolici del XX secolo, è morto oggi a 93 anni nella sua casa di Tubinga (D). Lo rende noto la Fondazione Weltethos da lui creata nella stessa città tedesca. Spesso in contrasto con il Vaticano, era nato il 19 marzo 1928 a Sursee (LU) e nel 2013, a 85 anni, si era ritirato dalla vita pubblica.

La sua critica verso le gerarchie vaticane gli erano costate l’insegnamento della teologia cattolica, ma gli erano valse grande popolarità. La sua principale attività è stato il progetto di etica planetaria, volto a promuovere la pace tra le culture e le religioni del mondo.

Küng è stato ordinato prete nel 1954. Docente per 36 anni, fino al pensionamento nel 1996, all’università Eberhard-Karl di Tubinga, il lucernese ha in particolare rimesso in questione il dogma dell’infallibilità papale.

Roma gli aveva revocato la «missio canonica» (l’autorizzazione all’insegnamento della teologia cattolica) nel 1979. Küng è tuttavia rimasto professore: il suo istituto venne trasformato in facoltà, così che egli poté continuare ad impartire corsi di teologia ecumenica.

Dopo aver studiato teologia alla Pontificia università gregoriana di Roma ed ampliato la sua formazione alla Sorbona e all’Istituto cattolico di Parigi, Küng diventò professore a Tubinga e, nel 1962, fu nominato da papa Giovanni XXIII consulente teologico del Concilio ecumenico Vaticano II, il più giovane perito conciliare insieme a Joseph Ratzinger (poi papa Benedetto XVI), che ha conosciuto molto bene personalmente.

Gli anni Sessanta e Settanta hanno visto il teologo svizzero impegnato nel processo di rinnovamento liturgico e di apertura della Chiesa cattolica al mondo moderno. Scrisse opere lette ben al di fuori della cerchia di esperti e ritenute autentiche innovazioni della teologia del XX secolo come Essere cristiani, Dio esiste?, Vita eterna?, elaborando la sua «teologia per gli uomini» in un minuzioso confronto con le espressioni più avanzate dell’ateismo, del nichilismo, della laicità e della scienza.

Basandosi sulla sua ricerca storico-teologica, Küng ha sostenuto una revisione delle strutture della Chiesa, ritenendole inadeguate per i tempi attuali. Sono state le sue critiche all’infallibilità papale a metterlo in rottura con la linea vaticana, rottura sfociata nella revoca della «missio canonica».

Successivamente si è espresso contro le posizioni romane in materia di morale sessuale, dell’ordinamento della Chiesa cattolica e anche del papato. Ha comunque continuato a vedere il futuro della Chiesa nell’impegno verso la direzione indicata da Giovanni XXIII e Paolo VI: dialogo e apertura alla società.

Si è battuto per l’abolizione del celibato dei parroci, contro il divieto di ordinare le donne prete e per l’accettazione della pianificazione famigliare.

Subito dopo l’elezione a papa, nel 2005, del cardinale Joseph Ratzinger - che come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede lo aveva messo sotto inchiesta per le sue posizioni e che lui stesso aveva attaccato più volte - Küng aveva espresso «gigantesca delusione» per l’esito del conclave.

Nel 2005 Benedetto XVI, suscitando la sorpresa generale, aveva concesso una lunghissima udienza (quattro ore) al teologo lucernese «ribelle», per un incontro che lo stesso Küng aveva chiesto per anni a Wojtyla (Giovanni Paolo II) e non era riuscito ad ottenere.

Nel 2010 il teologo aveva chiesto che Benedetto XVI facesse il suo «mea culpa» in merito alla gestione dei casi di pedofilia all’interno della Chiesa. Küng è stato particolarmente in contrasto con papa Wojtyla, giudicato autoritario e oppressivo nei confronti delle donne e dei teologi.

Il lucernese ha invece riservato toni elogiativi nei confronti di Francesco, il papa attuale. Nel libro del 2015 Sieben Päpste, ha affermato che Bergoglio, attraverso il suo linguaggio diretto, il suo stile di vita e il suo richiamo costante al vangelo, ha profondamente cambiato l’atmosfera della Curia romana.

L’opera della vita di Küng è la Fondazione Weltethos (etica planetaria), che il lucernese ha diretto fino al 2013. La struttura, che gode di ampio riconoscimento e diffusione (una sede svizzera è nata nel 1996), è uno dei frutti di un progetto tracciato in un’opera omonima pubblicata nel 1990.

La fondazione è impegnata a rafforzare la cooperazione tra le religioni mediante il riconoscimento dei loro valori comuni e a disegnare un codice di regole di comportamento universalmente condivise. Weltethos ha preparato la Dichiarazione per un’etica planetaria: un documento sottoscritto nel 1993 a Chicago dal Consiglio per un parlamento delle religioni del Mondo.

Otto volte dottore honoris causa, Küng è stato insignito di numerosi premi. In particolare l’Unione delle Chiese evangeliche di Germania gli ha conferito il premio Karl Barth nel 1992. I riconoscimenti gli sono stati conferiti soprattutto da università negli Usa e in Gran Bretagna.

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