Nei magazzini della Confederazione 740.000 test PCR scaduti

coronavirus

Un anno fa erano stati comprati al costo complessivo di circa 13,7 milioni di franchi - L’esercito, responsabile dell’acquisto per conto dell’UFSP, ha fatto sapere tramite il portavoce Stefan Hofer che un’analisi è in corso per stabilire se i singoli componenti possano ancora essere utilizzati

Nei magazzini della Confederazione 740.000 test PCR scaduti
© Keystone/Jean-Christophe Bott

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La Confederazione deve fare i conti con 740.000 test PCR ormai scaduti. Ne dà notizia oggi la NZZ am Sonntag, ricordando che nel marzo di un anno fa ne erano stati acquistati oltre 1 milione, per un costo complessivo di 16,7 milioni di franchi.

L’esercito ha acquistato 1047 kit con 1000 test ciascuno nella primavera del 2020 per conto dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), ha affermato il portavoce dell’esercito Stefan Hofer all’agenzia Keystone-ATS, confermando quanto scritto dal settimanale zurighese.

All’inizio del 2021 i responsabili si sono resi conto che le riserve di questi dispositivi per la diagnosi della COVID-19 sarebbero ben presto scadute, a causa della loro composizione biochimica.

È stato allora istituito un apposito gruppo di lavoro, composto di rappresentanti dell’UFSP e della farmacia dell’esercito, incaricato di venderli. Nei primi tre mesi dell’anno in corso ne sono stati ceduti circa 300.000, ciò che ha permesso di incassare circa 3 milioni di franchi.

Ma nei magazzini della Confederazione è rimasta la maggior parte dei test PCR, circa 740.000 confezioni, per un totale di circa 13,7 milioni di franchi. Hanno superato la data di scadenza e non possono più essere utilizzati. Stiamo esaminando se i singoli componenti possono ancora essere utilizzati, ha precisato Hofer.

Visti i nuovi metodi di depistaggio messi a punto, come i test rapidi, e l’avvicinarsi della data di scadenza, la vendita dell’intero stock si è purtroppo rivelata irrealizzabile, afferma il portavoce dell’esercito, citato dalla NZZ am Sonntag.

Il giornale si chiede cosa sia andato storto e riporta le parole di una portavoce dell’UFSP, secondo la quale è sempre difficile valutare con precisione il bisogno in anticipo e prevedere come si svilupperanno le possibilità diagnostiche.

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