Nessun test per i frontalieri, parola di Berset

Coronavirus

Il Governo ritiene che la direzione intrapresa nella lotta alla pandemia sia quella giusta e ha deciso di mettere a disposizione altri 2,5 miliardi di franchi per i casi di rigore e prolungare la durata delle indennità giornaliere di disoccupazione, novità anche per test rapidi e quarantene - LA DIRETTA

Nessun test per i frontalieri, parola di Berset
KEYSTONE/Peter Klaunzer

Nessun test per i frontalieri, parola di Berset

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All’incontro odierno con la stampa per aggiornare sulle ultime decisioni in tema di coronavirus e aiuti alle aziende e ai disoccupati presenziano oggi il presidente della Confederazione e capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) Guy Parmelin, il capo del Dipartimento federale dell’interno (DFI) Alain Berset e il capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF) Ueli Maurer.

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Il primo a prendere parola è stato il presidente della Confederazione Guy Parmelin: «La situazione epidemiologica ed economica cambiano in continuazione, molte persone si trovano in situazioni difficili» ha affermato. Il Consiglio federale, cosciente di queste difficoltà, sa che molti cittadini vorrebbero «soluzioni chiare e trasparenti». E ancora: «Vi garantisco che le discussioni nel nostro governo sono aperte, franche, nel tentativo di trovare le misure. È ovvio, tali compromessi non sono mai facili. Ci sarà sempre qualcuno che si sentirà trascurato, ma tutte le risoluzioni che adottiamo le adottiamo con la mano sulla coscienza. È con questo spirito che abbiamo deciso di estendere a tre mesi l’indennità per la disoccupazione, ad esempio». Il Consiglio federale intende muovere una cifra pari a 8 miliardi di franchi fra indennità e casi di rigore. «L’aiuto continua a confluire». Come l’anno scorso, ha proseguito Parmelin, «i costi per le indennità di lavoro ridotto saranno a carico della Confederazione».

Modifica urgente alla legge COVID

Ueli Maurer, dal canto suo, ha ricordato che la Confederazione sta lavorando per ottimizzare procedure e pagamenti. «Vogliamo raddoppiare l’importo a disposizione per i casi di rigore, ma servirà un’ulteriore modifica alla legge COVID. Vogliamo anche consultare i cantoni. Siamo molto sotto pressione, ma presenteremo un messaggio al Parlamento e la modifica verrà esaminata. Andrà decisa entro fine marzo, così avremo una buona base legale per il pagamento di queste indennità». Gli aiuti per i casi di rigore sono stati potenziati con ulteriori 2,5 miliardi di franchi. «Per i settori coinvolti, chiedo pazienza. I finanziamenti ci sono, i presupposti li stiamo creando e per i contribuenti posso dire che verificheremo e appureremo. Ogni franco speso verrà esaminato». Maurer ha poi ricordato che la Confederazione si sta indebitando: «Parliamo di 150 milioni di franchi ogni giorno». Ovvero, 100 mila franchi al minuto. «Non siamo seduti su una montagna di soldi, stiamo creando dei debiti».

La situazione epidemiologica e i viaggi

Alain Berset, per contro, ha parlato della situazione epidemiologica: «I nuovi casi hanno un’evoluzione più lenta, lo stesso vale per ricoveri e decessi». La Svizzera è tornata sotto i 2.000 casi giornalieri. «Ma dobbiamo restare cauti, il tasso di riproduzione è risalito negli ultimi giorni: siamo attorno allo 0,94». In sostanza, stiamo assistendo «ad un raddoppio di settimana in settimana delle nuove varianti». Quanto alle misure appena adottate, in termini di test, quarantene e farmacie Berset ha precisato: «Parte dei contagi è dovuta agli asintomatici, ora abbiamo i mezzi per testare di più. Soprattutto nei casi specifici, come nelle case per anziani o negli aiuti domiciliari o dove il virus può propagarsi rapidamente: scuole, alberghi e aziende. Abbiamo autorizzato i test rapidi perché hanno raggiunto la necessaria qualità e appena abbiamo raggiunto una buona capacità, a dicembre, abbiamo autorizzato questi test per gli asintomatici. Ma è uno strumento che finora è stato autorizzato troppo poco. Ora la Confederazione pagherà i costi di questi test, per incitare le persone a farsi testare». Test che saranno però a carico del contribuente in caso di riduzione della quarantena: «Si potrà uscire dalla quarantena dopo il settimo giorno in presenza di un test negativo» ha ribadito Berset. In futuro, chiunque entri in Svizzera da un paese ad alto rischio dovrà presentare un test negativo. «Un tale test è solo un’istantanea» ha sottolineato Berset. Pertanto, viene comunque applicata la quarantena con, però, la possibilità di uscirne al settimo giorno di fronte ad un secondo test negativo. Coloro che non provengono da Paesi a rischio devono lasciare i loro dati di contatto. I paesi a rischio sono quelli con un’incidenza di 60 casi per 100.000 abitanti superiore a quella della Svizzera. Questi includono il Regno Unito e il Sudafrica, dove i virus mutati sono stati rilevati per la prima volta.

E i frontalieri?

La domanda, viste le misure introdotte, è sorta spontaneamente: che ne sarà dei pendolari transfrontalieri? «Non sono interessati dai nuovi obblighi» ha spiegato Berset, specificando che testare a tappeto questa categoria di lavoratori rappresenterebbe una sfida impossibile. «Testare decine di migliaia di frontalieri ogni giorno sarebbe molto difficile da attuare». Di nuovo: «Chi viene da una regione a rischio può presentare un test Pcr negativo, ma per chi vive alla frontiera e lavora in Svizzera non è fattibile».

Le discussioni con i Cantoni

I cantoni saranno chiamati a coprire un terzo dei 2,5 miliardi aggiuntivi per i casi di rigore. Perché la Confederazione non paga tutto? «Vogliamo che i Cantoni stiano attenti ai soldi» ha spiegato Maurer. Così, ha aggiunto, è presumibile che venga elargito meno denaro federale. «Ma l’argomento verrà affrontato durante le consultazioni».

IL COMUNICATO STAMPA SUI CASI DI RIGORE

Nella seduta del 27 gennaio 2021 il Consiglio federale ha discusso l’attuale pacchetto di misure volto ad attenuare le conseguenze economiche della pandemia. Il Governo ritiene che la direzione intrapresa sia quella giusta e, in considerazione degli ultimi sviluppi, ha deciso di potenziare gli aiuti per i casi di rigore mettendo a disposizione altri 2,5 miliardi di franchi. La necessaria modifica di legge dovrà essere presentata al Parlamento nella sessione primaverile del 2021. Occorre anche preparare il rinnovo del sistema delle fideiussioni solidali COVID-19, in modo tale da poter attingere rapidamente a questi crediti in caso di peggioramento del mercato creditizio. Infine, anche nel 2021 la Confederazione dovrà assumersi i costi dell’assicurazione contro la disoccupazione per finanziare l’indennità per il lavoro ridotto. Inoltre la durata delle indennità giornaliere per le persone disoccupate dovrà essere prolungata.

Per i casi di rigore 2,5 miliardi di franchi

Al momento i Cantoni lavorano a ritmo sostenuto all’attuazione dei loro programmi per i casi di rigore in osservanza delle decisioni del Consiglio federale del 13 gennaio 2021. In molti Cantoni le imprese ricevono già oggi aiuti finanziari e le richieste possono essere inoltrate in quasi tutti i Cantoni. Attualmente per i provvedimenti adottati da Confederazione e Cantoni per i casi di rigore sono previsti complessivamente 2,5 miliardi di franchi. In tal modo, le imprese solide che a causa della pandemia di COVID-19 si trovano in difficoltà senza averne colpa possono essere sostenute dai Cantoni. In linea di principio gli aiuti sono destinati a coprire i costi fissi.

Il totale arriverebbe così a 5 miliardi

Secondo le stime, se tutte le imprese colpite ricorreranno agli aiuti o se le misure sanitarie dovessero essere prorogate oltre la scadenza prevista, il fabbisogno dei Cantoni, in funzione delle prestazioni elargite, supererà i 2,5 miliardi stabiliti per legge. Pertanto, al fine di potenziare ulteriormente i programmi cantonali per i casi di rigore il Consiglio federale ha deciso di chiedere al Parlamento un aumento dell’importo complessivo di Confederazione e Cantoni di altri 2,5 miliardi, per un totale di 5 miliardi.

Due terzi a carico di Berna il resto ai Cantoni

L’Esecutivo intende confermare la quota di partecipazione dei Cantoni in base alla media delle prime tre tranche; altrimenti detto, la Confederazione propone di finanziare due terzi di questi mezzi supplementari (1,675 mia.) e che la parte rimanente sia a carico dei Cantoni. Secondo l’allegato all’ordinanza COVID-19 casi di rigore, la quota della Confederazione viene ripartita in ragione di due terzi in funzione del PIL cantonale e di un terzo in funzione della popolazione residente. L’adozione del messaggio concernente la modifica della legge COVID-19 è prevista il 3 febbraio 2021, ma prima il Consiglio federale sentirà i Cantoni.

Il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) e il Dipartimento federale delle finanze (DFF) supportano i Cantoni nel coordinamento delle risposte a diverse domande inerenti all’esecuzione sorte in seguito alle modifiche delle ordinanze (ad es. come gestire le chiusure parziali o le imprese con succursali in vari Cantoni). Inoltre, il Consiglio federale ha incaricato il DEFR e il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) di elaborare un’analisi del fabbisogno e un piano operativo in vista di un eventuale sostegno ai Cantoni per preservare l’infrastruttura dei trasporti nel settore del turismo.

Attenuare le conseguenze di un’eventuale terza ondata

In questo momento il Consiglio federale attribuisce la massima priorità all’attuazione rapida e coerente del programma per i casi di rigore. Attualmente è lo strumento migliore per attenuare le ripercussioni economiche della crisi pandemica. Gli aiuti finanziari nei casi di rigore concessi dai Cantoni sono disponibili in tempi più brevi rispetto allo stanziamento di nuovi crediti COVID-19. Inoltre, le imprese particolarmente colpite dalla crisi non chiedono crediti, bensì contributi a fondo perduto. Il Governo ritiene pertanto che aumentare gli aiuti nei casi di rigore sia più appropriato che rinnovare il programma di crediti COVID-19.

In vista di un eventuale peggioramento del mercato creditizio, il Consiglio federale sta tuttavia collaborando con il settore bancario per preparare a titolo preventivo un rinnovo del sistema delle fideiussioni solidali COVID-19 incentrato sulle piccole e medie imprese (PMI) che durante la prima ondata non hanno ottenuto crediti COVID-19. Oltre a elaborare la relativa ordinanza del Consiglio federale, sarebbe necessario stanziare un nuovo credito d’impegno.

Disoccupazione e lavoro ridotto

I provvedimenti delle autorità per frenare l’ulteriore diffusione del coronavirus compromettono le prospettive dei disoccupati sul mercato del lavoro. Di conseguenza il Consiglio federale ha incaricato il DFF, in collaborazione con il DEFR, di presentare nella legge COVID-19 la base per prolungare di tre mesi l’indennità giornaliera, affinché i disoccupati non vengano penalizzati in seguito alla difficile situazione sul mercato del lavoro svizzero.

Inoltre l’Esecutivo propone che la Confederazione assuma, come nel 2020, i costi dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD) per finanziare le indennità per lavoro ridotto versate nel 2021, a prescindere dal raggiungimento del limite di debito massimo del fondo AD. Questo consente di rafforzare la fiducia nell’affidabilità delle prestazioni dell’AD nonché la sua capacità di agire quale stabilizzatore congiunturale. I costi per le finanze federali sono stimati a circa 6 miliardi.

Il 3 febbraio 2021 il Consiglio federale adotterà il messaggio concernente le modifiche di legge necessarie per il potenziamento dei programmi per i casi di rigore e le misure nell’ambito dell’AD. Il Parlamento lo vaglierà nella sessione primaverile.

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