«No al mini lockdown e ad altre misure drastiche»

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L’ex «Mister COVID» Daniel Koch si è espresso sull’impennata di contagi in Svizzera: «La seconda ondata è cominciata, è stata una delusione vedere i numeri aumentare così enormemente negli ultimi giorni»

«No al mini lockdown e ad altre misure drastiche»
© Keystone/Peter Klaunzer

«No al mini lockdown e ad altre misure drastiche»

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Preoccupazione, ma anche ottimismo e fiducia nel fatto che esistano soluzioni diverse dal «drastico» mini lockdown. Sono questi i pensieri dell’ex «Mister COVID» Daniel Koch, pronunciatosi in merito al recente aumento dei contagi in Svizzera sul portale «Watson.ch».

Uno sforzo enorme per trovare una via d’uscita

«La seconda ondata è cominciata», ha detto Koch, «ciò è ovviamente preoccupante, è stata una delusione vedere i numeri aumentare così enormemente negli ultimi giorni. Credo tuttavia che sia possibile trovare una rapida via d’uscita. Per questo sarà necessario uno sforzo enorme ed il sostegno di tutta la popolazione».

No al mini lockdown e alle misure drastiche

«Le condizioni rispetto al 16 marzo scorso sono molto diverse. Sappiamo di più e abbiamo maggiori possibilità tecniche: ad esempio, una tracciatura dei contatti veloce e ben funzionante e test rapidi potrebbero aiutare enormemente», ha detto l’ex capo della Divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

«Sono contrario all’idea di imporre ulteriori misure drastiche. Restrizioni massicce come quelle di marzo aiuterebbero a breve termine. Tra due mesi, però, potremmo trovarci al punto di partenza», ha continuato. «È importante avere il sostegno delle persone. Bisogna adottare misure che non scoraggino, con le quali si possa convivere a lungo termine».

Ben vengano le soluzioni «creative»

«Sono un grande sostenitore di quanta più libertà personale possibile», ha affermato Koch. «È sbagliato dare la colpa ai giovani per l’epidemia: hanno bisogno di contatti sociali».

«Bisogna trovare nuovi modi per permettere alle persone di vivere una vita il più normale possibile, altrimenti faremmo troppi danni irreversibili alla società. Anche nelle case di riposo, le soluzioni creative dovrebbero essere prese in considerazione. Ad esempio, il personale e i visitatori potrebbero essere controllati regolarmente con test rapidi. I residenti che preferiscono stare al sicuro possono essere trasferiti in un’ala dove le visite non sono più possibili. Se si instaura un dialogo con le persone e si chiede loro cosa vogliono, è molto più probabile che si abbia il loro sostegno», ha concluso l’ex «Mister COVID».

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