«Noi ristoratori riapriremo lunedì»

Svizzera

Alcuni proprietari di locali, riunitisi sotto l’hashtag #wirmachenauf, starebbero pensando di riprendere l’attività nonostante l’attuale divieto

«Noi ristoratori riapriremo lunedì»
© CdT/Gabriele Putzu

«Noi ristoratori riapriremo lunedì»

© CdT/Gabriele Putzu

L’hashtag è #wirmachenauf. E riunisce ristoratori e commercianti, in Germania ma anche in altri Paesi come la Svizzera. L’obiettivo? Riaprire, lunedì. Nonostante l’attuale chiusura imposta dalle autorità a causa della recrudescenza del coronavirus.

Un atteggiamento, forse, comprensibile considerando le difficoltà economiche causate dalla lunga serrata. Ma anche irresponsabile vista la situazione epidemiologica. Di più, il rischio è quello di incorrere in multe pesanti. Violare l’attuale ordinanza COVID-19 significa beccarsi una multa fino a 10 mila franchi.

Un rischio, questo, che molti ristoratori della Svizzera interna – intercettati dal portale 20 Minuten – sarebbero pronti a correre: «Devo fare qualcosa, altrimenti la mia famiglia presto non avrà più niente da mangiare» afferma il proprietario di un caffè a Basilea.

L’hashtag, leggiamo, starebbe aiutando i vari ristoratori sparsi per il Paese ad organizzarsi. Lunedì, vogliono aprire e tanti saluti all’attuale divieto. Di più, è stato aperto anche un canale su Telegram che, attualmente, conta quasi 7 mila iscritti. L’idea, come detto, è nata in Germania dove la riapertura annunciata dal governo – prevista l’11 gennaio – è stata posticipata proprio a causa dell’emergenza sanitaria. «Sono un lavoratore, devo sfamare una famiglia di sei persone” ribadisce il proprietario del caffè di Basilea. Ricevo appena 400 franchi di indennità al mese, non è abbastanza in Svizzera. E non ho voluto richiedere un prestito perché se ho chiuso è colpa dello Stato: non voglio indebitarmi».

Il Consiglio federale, che il 13 gennaio annuncerà la sua decisione in merito al prolungamento delle attuali restrizioni, dal canto suo ha aumentato più volte le imprese colpite dalla crisi. Per i casi di rigore, ad esempio, sono disponibili 2,5 miliardi di franchi. I cantoni, però, starebbero ritardando a versare i soldi poiché l’esame delle domande sta richiedendo più tempo del previsto.

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