«Non sappiamo cosa ci aspetta con Omicron, inevitabili nuove misure»

PANDEMIA

Il consueto appuntamento con gli esperti per l’aggiornamento sulla situazione pandemica in Svizzera è stato anticipato a lunedì – «È ipotizzabile l’estensione dell’obbligo di indossare la mascherina all’interno e di sottoporsi al tampone per partecipare agli eventi» – «Ora dobbiamo pensare a combattere la Delta»

«Non sappiamo cosa ci aspetta con Omicron, inevitabili nuove misure»
© KEYSTONE/Peter Klaunzer

«Non sappiamo cosa ci aspetta con Omicron, inevitabili nuove misure»

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«L’aumento dei casi di COVID-19 in Svizzera prosegue». Così Anne Lévy, direttrice dell’UFSP, ha aperto da Berna la conferenza stampa sulla situazione epidemiologica. Incontro con gli esperti che è stato anticipato a lunedì (anziché il consueto martedì), perché la variante Omicron solleva numerosi interrogativi e incertezze. Ecco anche perché è stata aggiornata la lista dei Paesi che «preoccupano» e per i quali, in entrata in Svizzera, è necessario presentare un test negativo e sottoporsi a una quarantena di dieci giorni, anche se si è vaccinati o guariti.

In merito al primo sospetto caso di variante Omicron in Svizzera, Lévy ha precisato che si tratta di una persona rientrata dal Sudafrica che è stata messa in isolamento, così come è stata predisposta la quarantena per chi è entrato in contatto con lei. I risultati dei test saranno disponibili domani. «Non è possibile proteggere il nostro Paese da questa nuova variante del coronavirus, ma con misure mirate proveremo a contenere la quinta ondata della pandemia». Ecco perché viene rinnovato l’invito alla popolazione a vaccinarsi, così come a sottoporsi (sopra i 16 anni) al booster (di cui hanno già beneficiato 350 mila persone). «Una combinazione di contagi da variante Delta e da variante Omicron sovraccaricherebbe sicuramente il sistema sanitario».

Patrick Mathys, dal canto suo, ha parlato di «situazione critica». Soprattutto perché «non sappiamo cosa ci aspetta con la variante Omicron», le informazioni sono ancora frammentarie e bisogna attendere i risultati degli studi per capirne la pericolosità. «Ma l’elevato numero di mutazioni lascia presagire che sia molto facilmente trasferibile». Attualmente un quarto dei posti letto in terapia intensiva (pieni al 77%) è occupato da pazienti COVID, anche se la situazione epidemiologica varia molto da cantone a cantone. E c’è il rischio, secondo il capo della Sezione gestione delle crisi e cooperazione internazionale, che la nuova variante contagi anche le persone vaccinate. «Si può asserire che Omicron abbia il potenziale di influenzare il corso della pandemia».

«I primi dati sulla nuova variante indicano che potrebbe essere più resistente alle difese immunitarie sviluppate con la malattia o il vaccino», ha aggiunto Tanja Stadler, presidente della task force COVID-19. «Ulteriori informazioni dal Sudafrica sono attese nei prossimi giorni». Ma Omicron si diffonderà indipendentemente dalla Delta, destinata a essere responsabile dell’aumento dei contagi almeno fino a Natale. «Ecco perché è importante muoversi in anticipo e con misure mirate. Riducendo i contatti, diminuiscono le possibilità di contagio. E più velocemente superiamo la quinta ondata, meglio saremo protetti dalla nuova variante». Anche Lévy ha sottolineato che «combattere la variante Delta resta la priorità attuale».

Più contagi, significa anche mettere sotto pressione il sistema di contact tracing, come ha precisato Rudolf Hauri. «È probabile che nei prossimi giorni verranno prese ulteriori misure nei Cantoni. Stando al presidente dell’associazione dei medici cantonali, è ipotizzabile l’estensione dell’obbligo di indossare la mascherina all’interno e di sottoporsi al tampone per partecipare agli eventi. Così come, negli ospedali, potrebbero venire rimandati gli interventi non urgenti. «Se Omicron si comporterà come la Delta, è ipotizzabile che nel giro di due o tre mesi avrà influenzato l’andamento della pandemia. Ecco perché è importante guadagnare tempo e adottare misure adeguate». Una decisione che spetta però al Consiglio federale, che solo cinque giorni fa, per bocca di Alain Berset, aveva precisato: «La situazione è critica ma per ora nessuna nuova restrizione».

A Berna erano presenti Anne Lévy, direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Patrick Mathys, capo della Sezione gestione delle crisi e cooperazione internazionale, Tanja Stadler, presidente della task force COVID-19 della Confederazione, e Rudolf Hauri, presidente dell’associazione dei medici cantonali.

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