Novartis introduce il telelavoro permanente

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Il colosso farmaceutico offre la possibilità di «scegliere come, dove e quando lavorare per ottenere i migliori risultati» - La multinazionale dà lavoro a 110 mila persone in diversi Paesi

 Novartis introduce il telelavoro permanente
©KEYSTONE/Georgios Kefalas

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Novartis, una delle prime aziende in Svizzera, offre la possibilità di un telelavoro permanente a chi lo desidera, anche dopo il confinamento a causa del coronavirus. Lo segnalano le testate Tamedia, secondo cui il nuovo approccio avrà conseguenze importanti sugli immobili del colosso farmaceutico nel mondo e a Basilea in particolare.

«Facciamo l’offerta a tutti di scegliere come, dove e quando lavorare per ottenere i migliori risultati», ha affermato ieri il Ceo Vas Narasimhan in margine alla presentazione dei risultati semestrali. «Nei prossimi anni adatteremo il fabbisogno di spazio nel campus renano».

I dipendenti devono al momento informare i loro superiori se intendono tornare in futuro in ufficio. Sulla base dei dati raccolti verranno determinate le superfici che potrebbero liberarsi: riguardo alla sorte di queste ultime, al momento è ancora troppo presto per dire cosa succederà. Questo processo vale per tutti gli uffici di Novartis nel mondo: in alcuni Paesi il personale è peraltro ancora confinato a casa per via della pandemia. Complessivamente la multinazionale dà lavoro a 110 mila persone.

Il Novartis Campus di Basilea - riferiscono sempre i giornali Tamedia - si estende su 20 ettari. Concepito da architetti di grido, è per i parametri svizzeri un unicum, una sorta di città aziendale, con la propria filiale Coop nonché ristoranti e palestre riservati al personale del gruppo. Le strade che dividono gli immobili hanno il nome di dei o di grandi nomi della medicina, come Marie Curie.

Il campus - uffici, laboratori e stabilimenti di produzione - era pianificato per 13 mila dipendenti: prima dell’epidemia vi lavoravano 7500 persone. Al momento nessuno stabile è completamente vuoto, ma il coronavirus spingerà giocoforza ad affittare superfici ad imprese terze. Anche l’interazione con la società e la comunità locale - un punto su cui in passato non erano mancate critiche - dovrebbe migliorare.

Stando a un esperto immobiliare interpellato da Tamedia la situazione di partenza è sostanzialmente positiva: Basilea ha un mercato degli uffici ancora sano e dovrebbe essere possibile trovare nuovi inquilini.

Per Thomas Kessler, dal 2009 al 2017 responsabile del dipartimento sviluppo cittadino di Basilea Città, l’evoluzione in atto mostra che l’epoca dell’ex numero uno di Novartis Daniel Vasella è definitivamente tramontata. «Invece di fare a gara per vedere chi ha gli stabili più belli oggi ci si concentra sulla densificazione degli spazi e sul loro uso intelligente per tutti», afferma. «Anche la crisi del coronavirus aiuta in tal senso». Secondo Kessler un’azienda può risparmiare anche senza licenziare e Novartis, con il suo campus, potrebbe fungere da pioniere in tale ambito.

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