È una prassi che si è vieppiù consolidata negli anni, anche se la pericolosità e le conseguenze del gesto vengono ignorate da molti. Stiamo parlando di foto e video di bambini, spesso dei propri figli, postate sui social dai genitori per congelare su Instagram, Facebook o altre piattaforme momenti che spaziano dai più significativi ai più banali. Nell’immaginario collettivo verrebbe da dire che è tutto normale, vista la mole di fotografie di minori che inonda quotidianamente le nostre bacheche virtuali. Ma il consiglio degli esperti è chiaro: non fatelo, o meglio riflettete attentamente prima di farlo, perché le immagini dei vostri figli potrebbero finire nelle mani sbagliate e diventare merce di scambio per scopi illeciti. A rimarcare l’attenzione sull’importanza di proteggere i bambini e la loro sfera privata ci pensa la piattaforma nazionale Giovani e media dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) con l’iniziativa @Insta4Emma che mira a sensibilizzare i genitori, ma non solo, a prendersi due minuti di tempo prima di pubblicare un’immagine del proprio figlio e pensare alle possibili conseguenze che queste potrebbero avere in futuro.

© Shutterstock
© Shutterstock

Giovani e violazione della sfera privata
Il tema è sempre stato di stretta attualità, motivo per cui la piattaforma Giovani e media ha lanciato questo progetto con il focus sulla protezione dei dati e della sfera privata in Internet. E gli studi sul cosiddetto sharenting (ndr. fenomeno che si verifica quando i genitori mettono e condividono le foto dei loro figli online) in Svizzera non sono mancati, come ci conferma la collaboratrice scientifica e responsabile di progetto della piattaforma nazionale Giovani e media dell’UFAS Martina Robbiani. «Lo studio EU Kids Online mostra come il 45% dei ragazzi tra i 15 e i 16 anni ha dichiarato di aver subito violazioni della sfera privata e che queste accadono spesso all’interno della famiglia. Il 15% di questi giovani ha chiesto ai propri genitori di rimuovere determinate foto postate senza il loro consenso».

Riflettere sulla reputazione online
Il discorso che ruota attorno a questo argomento è ampio e delicato per evidenti motivi, ma non si tratta solo del concetto di nudità e del rischio che determinate immagini finiscano nelle viscere del dark web e di conseguenza nelle mani sbagliate. L’obiettivo principale non è soltanto attuare un processo di sensibilizzazione su questo aspetto, bensì su tutti gli altri che non vengono presi in considerazione dagli adulti, come pubblicare degli scatti che potrebbero imbarazzare i figli quando in futuro avranno accesso in modo autonomo ai social media. Robbiani entra più nel dettaglio e rileva che «spesso parliamo di foto di bambini piccoli che non si esprimono ancora, anche se fin dalla nascita tutti acquisiamo il diritto alla tutela della propria immagine. Ci immaginiamo che con Instagram, TikTok e altre piattaforme che puntano tanto sulle immagini e sui video le conseguenze di queste azioni si vedranno tra qualche anno. I genitori devono riflettere sulla reputazione online fin dal primo giorno di vita del bambino».

Occhio a postare le foto dei vostri figli sui social, da grandi potrebbero non gradire

La foto del braccialetto in ospedale
Robbiani cita alcuni esempi che quotidianamente possiamo trovare sulla home delle nostre bacheche social. «I bambini diventano facilmente riconoscibili e identificabili anche se, banalmente, si pubblica una foto davanti casa. Un esempio eclatante e che ricorre spesso è l’immagine della manina del figlio appena nato che indossa un braccialetto indicante nome, cognome, generalità dei genitori, l’orario di nascita e il numero di camera dell’ospedale in cui si trova. Nessuno impedisce di pubblicare questa tipologia di immagini, ma è bene pensare sempre alle conseguenze e esserne coscienti».

Occhio a postare le foto dei vostri figli sui social, da grandi potrebbero non gradire

Attenzione alle emoticon
Banalmente, si potrebbe stilare una classifica della tipologia di genitori che postano le foto dei propri figli in Internet. I più cauti pubblicano solo la manina o il piedino, quelli ironici coprono il viso del piccolo con una emoticon, mentre i più audaci immortalano il neonato senza nessun tipo di censura. Ecco, anche pubblicare una foto con un adesivo posizionato sulla faccia del proprio figlio secondo gli esperti non è una buona idea. Anzi, per dirla tutta «non bisognerebbe neanche farlo perché spetta al ragazzo decidere che impronta digitale vorrà avere sui social». Ma, al contrario degli esperti, «noi non possiamo essere così categorici – ci confida Robbiani –, bisogna però essere prudenti anche se si applica una emoticon sul viso del proprio figlio, perché si rischia di trasformare il bambino in un piccolo panda, in una faccina con gli occhi a cuore, oppure che piange o ride, e di conseguenza gli si attribuisce una maschera e una connotazione che può essere negativa. Non possiamo sapere se farà piacere al bambino o meno. Chiediamo però ai genitori di riflettere prima di pubblicare e porsi sempre una domanda fondamentale, ovvero cosa penserà il figlio quando sarà adolescente».

Attenzione però. Perché è evidente che nel momento in cui il genitore applica un adesivo sulla faccia del proprio figlio è già in parte sensibilizzato. Ci si potrebbe chiedere, quindi, perché lo si stia facendo. A questa domanda, la collaboratrice scientifica risponde che «probabilmente è presente un forte bisogno di riconoscimento, di accumulare più ‘‘Mi piace’’ alla foto e la necessità di condividere l’immagine con parenti e amici va al di là di tutto, sempre in buona fede. Stiamo parlando di una situazione estremamente emotiva». In sintesi, la situazione è per evidenti motivi complicata visto che a compiere l’azione, nella maggior parte dei casi, è lo stesso genitore che dovrebbe tutelare il minore. Ma la richiesta della piattaforma Giovani e media è chiara e «semplice»: sensibilizzare il genitore ad agire nell’interesse del figlio.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Svizzera
  • 1