Oggi il verdetto su burqa, identità elettronica e olio di palma

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Il popolo oggi si esprimerà sul divieto di dissimulazione del volto - I sondaggi mostrano una risicata maggioranza a favore dell’iniziativa

Oggi il verdetto su burqa, identità elettronica e olio di palma
©Archivio CdT

Oggi il verdetto su burqa, identità elettronica e olio di palma

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Svizzeri alle urne oggi per esprimersi su tre oggetti: il divieto di dissimulazione del volto, l’identità elettronica e l’accordo economico con l’Indonesia. Secondo i sondaggi si attendono due sì (all’iniziativa anti-burqa e all’accordo con l’Idonesia) e un no (all’identità elettronica).

Fin dall’inizio della campagna l’iniziativa anti-burqa ha trovato consensi nei sondaggi e pur perdendo favori è rimasta vincente. Il testo mira a proibire ogni forma di dissimulazione del volto nello spazio pubblico e riguarda burqa, niqab e passamontagna. Nel mirino del comitato di Egerkingen c’è in particolare il velo integrale, simbolo di un islam radicale che non corrisponderebbe ai valori democratici elvetici. I contrari, ossia il Consiglio federale, il Parlamento e la maggior parte delle organizzazioni religiose, ricordano che la misura, già in vigore a San Gallo e in Ticino, è contraria ai principi di libertà vigenti e non fa altro che stigmatizzare le persone di fede musulmana. A livello federale il Parlamento ha adottato un contro progetto che pone delle regole sulla dissimulazione del volto: questo entrerà in vigore solo se l‘iniziativa sarà respinta.

Identità elettronica

L’introduzione di un’identità elettronica (e-ID) non ha cessato di perdere terreno nei sondaggi: il no pare profilarsi chiaro all’orizzonte. L’utilità di una e-ID non è controversa. È la sua gestione da parte di imprese private che fa storcere il naso. I referendisti denunciano la liberalizzazione di un compito che spetta all’autorità. Il Governo e i partiti borghesi contestano: la sovranità della Confederazione è mantenuta: il progetto è sicuro e semplificherà la vita ai cittadini. Solo un identificativo riconosciuto dallo Stato potrà essere utilizzato per leggere i giornali, stipulare abbonamenti telfonici o richiedere un estratto del casellario giudiziale.

L’accordo con l’Indonesia

L’accordo di libero scambio tra i paesi AELS e l’Indonesia deve garantire alle imprese elvetiche di accedere senza ostacoli a un mercato in crescita. Malgrado le garanzie fissate nell’intesa, l’olio di palma resta un argomento controverso. Gli ultimi sondaggi sono piuttosto favorevoli all’accordo. Per il Consiglio federale e il Parlamento l’accordo consente prospettive nuove per l’economia elvetica, fragile a causa della crisi dovuta al coronavirus. I principali filoni d’esportazione svizzera dovrebbero guadagnarci ed evitare che i loro prodotti siano discriminati in Indonesia. Il comitato referndista «Stop all’olio di palma», che include il sindacato agricolo Uniterre, i giovani socialisti, lo sciopero per il clima e altre associazioni e partiti, teme che le misure di sostenibilità non siano abbastanza incisive. La principale preoccupazione riguarda i danni legati all’olio di palma sull’ecosistema indonesiano e la concorrenza per i prodotti elvetici.

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