Ok all’aiuto agli indipendenti, ma si resta divisi sul «come»

CAMERE

Il Consiglio nazionale ha ribadito il sostegno, non trovando però ancora un’intesa con gli Stati sui criteri da applicare

Ok all’aiuto agli indipendenti, ma si resta divisi sul «come»
© KEYSTONE/Anthony Anex

Ok all’aiuto agli indipendenti, ma si resta divisi sul «come»

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Affrontando a livello di divergenze la legge Covid-19, norma che dovrà consentire anche in futuro al Consiglio federale di adottare decisioni per mitigare le conseguenze della pandemia, il Consiglio nazionale ha ribadito che gli indipendenti devono essere aiutati, non trovando però ancora un’intesa con gli Stati sui criteri da applicare.

Per il Consiglio degli Stati, un’azienda può avere diritto a un sostegno finanziario solo se il suo fatturato annuo è inferiore del 60% rispetto alla media pluriennale. Occorre inoltre tenere conto della situazione patrimoniale complessiva.

Il Nazionale vuole una definizione più ampia dei casi di rigore. Questi devono essere determinati secondo criteri quali la diminuzione del fatturato e il rischio di insolvenza. E le aziende dovrebbero ricevere un aiuto solo se erano redditizie prima della crisi.

A giustificazione di questa soluzione, Manuela Weichelt-Picard (Verdi/ZG) ha sostenuto che le giovani aziende non possono presentare alcuna media pluriennale circa il fatturato. Per questo non dovrebbe essere prevista alcuna percentuale nella legge. «Iscrivere una cifra fissa nella legge è un criterio troppo rigido», si è detto d’accordo a nome della commissione preparatoria Philippe Nantermod (PLR/VS).

Il plenum ha però accolto le condizioni che danno diritto a un sostegno per quelle persone costrette a ridurre l’attività a causa delle misure restrittive contro il Covid. Potranno ricevere le indennità di perdita di guadagno solo se avranno subito una perdita di reddito di almeno il 60% rispetto agli anni dal 2015 al 2019. Il Consiglio federale dovrà tuttavia adottare misure per attenuare gli effetti soglia.

La sinistra ha tentato ancora una volta di estendere l’indennità per lavoro ridotto a persone con contratti a tempo determinato o su chiamata. Si tratta di decine di migliaia di persone, soprattutto nel campo della cultura, ha sottolineato - invano - Katharina Prelicz-Huber (Verdi/ZH).

Le altre divergenze con la Camera dei Cantoni sono state eliminate tacitamente. Il progetto ritorna al Consiglio degli Stati. Se i «senatori» dovessero ribadire le loro posizioni, sarà necessaria una conferenza di conciliazione.

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