Oltre 300 ristoranti aprono nonostante il divieto

La protesta

L’azione promossa dal gruppo Wir machen auf trova seguito soprattutto in Svizzera tedesca - In Ticino tre esercenti hanno aderito - GastroBellinzona si dissocia: «Avevamo invitato alla calma»

Oltre 300 ristoranti aprono nonostante il divieto
©CdT/Gabriele Putzu

Oltre 300 ristoranti aprono nonostante il divieto

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(Aggiornato alle 17.29) Oltre 300 esercenti, soprattutto nella Svizzera tedesca, oggi hanno aperto i battenti malgrado il divieto, per protestare contro le misure adottate dalle autorità per frenare la diffusione del coronavirus. L’azione è promossa dal gruppo Wir machen auf (apriamo), nato in Germania, che agisce in forma anonima.

Stando al sito wirmachenauf.ch, che pubblica un sondaggio, in tutto le piccole e medie imprese aperte per l’insieme del paese sono 310, di vari settori, dalle palestre di fitness (30) a commerci legati all’automobile (dodici) passando per la ristorazione, che è il ramo più rappresentato: 76 ristoranti, 25 caffè e 24 bar. L’azione ha dunque avuto un seguito modesto.

L’associazione elvetica del settore della ristorazione, GastroSuisse, venerdì si era ufficialmente distanziata dall’operazione. In un comunicato aveva sottolineato che i provvedimenti decisi da Confederazione e Cantoni andavano rispettati.

Platzer (GastroSuisse) ha comprensione

Oggi il presidente dell’organizzazione, Casimir Platzer, a Blick.TV lo ha ribadito, ma ha aggiunto che personalmente ha «una certa comprensione» per chi protesta. Ha anche espresso l’auspicio che il Consiglio federale dopodomani presenti una buona soluzione.

Lo scorso 6 gennaio il governo ha avviato una consultazione, proponendo il prolungamento della chiusura di bar e ristoranti fino a fine febbraio. La decisione definitiva sarà presentata appunto tra due giorni.

Le aziende che hanno aperto i battenti sono ad esempio 27 a Berna, 25 a Zurigo, 19 ad Aarau, tredici a Basilea, cinque a Ginevra, due a Losanna. Se confrontata ai grandi centri svizzero tedeschi, l’adesione nei Grigioni è elevata: dieci a Coira, cinque a Davos. Quasi nessun seguito invece in Ticino con due imprese aperte a Bellinzona e una a Lugano.

Puntuali controlli di polizia

Nel Canton Berna la polizia si è recata presso singoli esercenti ricordando le misure in vigore, ha riferito un portavoce a Keystone-ATS. Chi si rifiutasse di rispettarle rischia una denuncia o la chiusura forzata delle attività. I controlli hanno riguardato aziende scoperte illegalmente aperte durante le normali attività di pattugliamento o quelle per cui le forze dell’ordine hanno ricevuto una segnalazione. Il portavoce non ha voluto indicare quanti siano stati gli esercenti passati in rassegna.

A Basilea Città un gruppo di controllo interdipartimentale, istituito nell’ambito della pandemia di COVID-19, ha identificato una sola azienda con le saracinesche illegalmente alzate, ha indicato un portavoce del Consiglio di Stato, precisando che la sanzione sarà stabilita dal Dipartimento della sanità. La legge prevede multe di varia entità per l’imprenditore, ma non per i clienti.

L’iniziativa Wir machen auf dalla Germania si è sparsa in Europa, con sostenitori in Polonia, Paesi Bassi, Austria e Svizzera. Si tratta di un gruppo che agisce in forma anonima, comunicando con gli esercenti tramite siti web e il servizio di messaggi brevi Telegram.

GastroBellinzona: «Avevamo invitato alla calma tramite GastroTicino»

Luca Merlo, presidente di GastroBellinzona, si dissocia ovviamente dalle aperture nella sua zona: «Avevamo invitato alla calma tramite GastroTicino, io stesso avevo detto che fino a mercoledì, quando il Consiglio federale si chinerà nuovamente sulla questione, sarebbe stata inutile qualsiasi azione. Quanto a chi ha aperto nel Bellinzonese, bisogna capire se parliamo di nostri membri o meno».

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