«Oltre alle misure già note, occorre un’alimentazione sana»

La riflessione

Un gruppo di esperti a livello nazionale ne sottolinea l’influenza sull’immunità

«Oltre alle misure già note, occorre un’alimentazione sana»
I «nuovi poveri» che nel mese di maggio, a Ginevra, affrontavano ore in fila per una borsa di prodotti alimentari. © KEYSTONE/Martial Trezzini

«Oltre alle misure già note, occorre un’alimentazione sana»

I «nuovi poveri» che nel mese di maggio, a Ginevra, affrontavano ore in fila per una borsa di prodotti alimentari. © KEYSTONE/Martial Trezzini

Quando si dice: l’importanza di un’alimentazione sana. Ecco, in epoca di COVID, un’alimentazione sana potrebbe persino non essere sufficiente. Per una volta, bisogna andare oltre. A sottolinearlo è un gruppo di ricercatori svizzeri - Università di Losanna, Zurigo e Groningen, ETH, Associazione svizzera per l’alimentazione -, che hanno valutato il ruolo svolto dall’alimentazione nell’assicurare un sistema immunitario ben funzionante. Delle conclusioni abbiamo discusso con Mette Berger, dell’Università di Losanna: «Nella popolazione svizzera è stata riscontrata in effetti un rischio di deficit di nutrienti necessari per l’ottimale funzionamento del sistema immunitario, in particolare vitamina D, vitamina C, acidi grassi omega-3, selenio e zinco. Tale rischio si presenta in particolare nella popolazione anziana con più di 65 anni di età. La carenza di micronutrienti importanti indebolisce il sistema immunitario e può avere ripercussioni sul rischio, la gravità e la durata della malattia da coronavirus». L’apporto ottimale di nutrienti avviene idealmente mediante un’alimentazione sana ed equilibrata, come si diceva, ma quando ciò non avviene, ecco che «gli integratori alimentari possono colmare un’eventuale carenza di nutrienti importanti e promuovere il buon funzionamento del sistema immunitario».

Per le categorie a rischio

L’allarme è rivolto in particolare alle categorie più a rischio, agli anziani, a chi è in chiaro sovrappeso. Mette Berger: «Con l’invecchiamento, il tubo digestivo non assorbe più i nutrimenti in maniera ottimale, e poi si tende a mangiare molto di meno. I due fattori, associati, generano insomma un rischio accresciuto al cospetto dei virus, in questo caso del coronavirus SARS-CoV-2. Proprio per questo è necessario superare le 1.500 calorie al giorno per coprire il fabbisogno di micronutrimenti specifici. Le dosi che consigliamo corrispondono così a quelle raccomandate normalmente, ma con un extra». Una sorta di cocktail specifico, fatto di: vitamina D (l’integrazione con 2000 UI per persona al giorno riduce, secondo quanto dimostrato, il rischio di contrarre infezioni delle vie respiratorie), vitamina C (integrazione con 200 mg per persona al giorno; svolge un ruolo fondamentale nella riposta immunitaria), acidi grassi omega-3 (integrazione con 500 mg di DHA ed EPA per persona al giorno per ridurre il rischio di infezione), selenio (integrazione con 50-100 µg per persona al giorno), zinco (integrazione con 10 mg per persona al giorno). «Per ognuno di questi micronutrimenti ci sono test che mostrano la relativa capacità di influenzare l’immunità».

La richiesta alle autorità

Alla professoressa Mette Berger chiediamo cosa si attenda dalle forze politiche. «È particolarmente indicativo il fatto che l’alimentazione non rientri tra le mansioni dell’Ufficio federale della sanità pubblica, bensì tra quelle dell’Ufficio della sicurezza alimentare e di veterinaria. Si considera poi ancora l’alimentazione per il suo ruolo potenzialmente tossico, non per i suoi effetti benefici. Una vecchia visione dell’alimentazione». Insomma, ma perché sottolineare queste dinamiche proprio oggi? «Perché l’influenza tanto per cominciare è un virus noto alla popolazione - una questione di immunità dunque - e poi soprattutto abbiamo un vaccino a combatterla. Il coronavirus è una novità, non esiste immunità. Le misure che raccomandiamo - per esempio una compressa multi-micronutrimenti al giorno - sono complementari rispetto a quelle più volte sottolineate, dal lavarsi le mani al distanziamento sociale, sino all’utilizzo delle mascherine. In inverno poi ci sono meno legumi e frutti freschi, si tende a una certa monotonia alimentare, e per molti gli agrumi in tempi di crisi hanno un costo troppo elevato. Quando mancano i mezzi, la spesa, quindi l’alimentazione, ne subisce inevitabilmente le conseguenze. Sarebbe interessante pensare a un’azione di politica sanitaria, che spinga sulla distribuzione, in particolare alle persone appartenenti a categorie a rischio (in strutture per anziani, a persone in assistenza), di complementi alimentari. Ma occorre una presa di posizione da Berna».

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