Oltre la metà degli svizzeri non intende installare SwissCovid

Sondaggio

L’app ha superato la soglia del milione di utenti ma secondo un’indagine di Comparis il 56% della popolazione non la vuole scaricare perché non crede che sia utile e teme per la protezione dei dati - Paolo Attivissimo: «Una diffidenza che non ha motivo di esistere» - Finora una trentina di segnalazioni

Oltre la metà degli svizzeri non intende installare SwissCovid
© KEYSTONE/Pablo Gianinazzi

Oltre la metà degli svizzeri non intende installare SwissCovid

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Dopo il boom iniziale di scaricamenti, l’app di tracciamento di prossimità SwissCovid rischia di incontrare resistenze. Secondo un sondaggio realizzato a fine giugno da Comparis su un campione di 1.000 persone, il 56% degli interpellati non intende installare l’app sul cellulare, non credendo alla sua utilità e temendo per la protezione dei dati.Il rifiuto maggiore arriva dagli over 60. Stando al portale di confronto, all’interno di questa categoria il 64% non vuole scaricare l’app. Ma anche tra i giovani sotto i 30 anni la percentuale di chi non è disposto a utilizzare questo strumento è piuttosto alta (53%). Nonostante le preoccupazioni legate alla privacy, gli scettici usano attivamente servizi di messaggistica o social media quali Facebook e Instagram malgrado ci sia il rischio di venire spiati, sottolineano gli autori del sondaggio. L’86% di chi respinge il download di SwissCovid chatta su WhatsApp almeno una volta alla settimana. «Questa diffidenza per l’app di tracciamento non ha motivo di esistere» rileva il giornalista informatico Paolo Attivissimo. «Il fatto che sia stata attivata da più di un milione (n.d.r. 1,02 milioni) di persone è un buon punto di partenza, ma sono un po’ deluso dalle indicazioni del sondaggio perché c’è il rischio che il lavoro fatto dai politecnici svizzeri e da altri per trovare un sistema che contribuisce a tutelare la salute rispettando la sfera privata finisca nel nulla». L’assurdità, così la definisce Attivissimo, è che proprio come indica l’indagine di Comparis, molta gente scarica applicazioni che raccolgono dati personali, fanno geolocalizzazione e riconoscimento immagini, e poi si fa dei problemi per SwissCovid. «In realtà, il Grande fratello sta da un’altra parte» dice. All’inizio si diceva che per essere efficace l’app doveva essere scaricata dal 60% della popolazione. Ora siamo al 12%. «Non dobbiamo raggiungere per forza la soglia del 60%. Questa percentuale era indicata in una ricerca di Oxford interpretata male. Quello studio diceva in realtà che il 60% era l’optimum ma che anche il 20% andava bene». A maggior ragione, aggiunge da parte sua Attivissimo, se si tratta di una percentuale qualificata di soggetti, generalmente più esposti di altri al contagio. L’app, in altri termini, è più utile per chi si trova spesso a contatto ravvicinato con altre persone che per i pensionati che trascorrono molto tempo in casa. Ma in concreto finora che uso se ne è fatto? Secondo quanto riferito ieri dalle testate del gruppo Tamedia, delle 910 persone risultate positive dal 25 giugno (data di introduzione dell’app), solo una quarantina avevano azionato SwissCovid. Le autorità competenti cantonali hanno assegnato finora circa 40 codici per attivare la funzione di segnalazione , ma solo trenta persone li ha usati per avvertire i loro contatti anonimi (coloro che nei giorni della fase contagiosa sono stati vicini a meno di due metri per almeno 15 minuti) di essere risultate positive. In quanti abbiano ricevuto la segnalazione non si sa, perché per ragioni di privacy i dati sono conservati solo nelle memorie dei telefonini. Berna dal canto suo si dichiara soddisfatta per il riscontro dell’app fra la popolazione. «Rispetto al numero di potenziali utenti di smartphone che la possono installare, questo (ndr 1,02 milioni) è un numero molto buono» ha detto a «Radio SRF» Sang-Il Kim, capo della Divisione trasformazione digitale dell’Ufficio federale della sanità pubblica. «Se abbiamo più di 2 milioni di utenti attivi, sono personalmente felice». In Germania l’app di tracciamento di prossimità (Corona- Warn-App) è stata scaricata dal 18% della popolazione, in Francia (StopCovid) solo dal 2,7%, mentre in Italia i download di Immuni sono arrivati a 4,1 milioni (circa 6,8%).

«Tenetela spenta durante il lavoro»

L’Ospedale cantonale di San Gallo raccomanda ai suoi collaboratori di spegnere l’applicazione SwissCovid per tutta la durata del loro lavoro. L’ospedale teme troppi falsi allarmi e le conseguenti assenze del personale. A tutt’oggi non esiste alcuna raccomandazione di questo tipo a livello nazionale. La raccomandazione vale solo per il personale, ma non per i visitatori. Il nosocomio teme che il personale infermieristico venga messo in quarantena o sottoposto a test inutili. L’ospedale auspica in ogni caso che il maggior numero possibile di dipendenti utilizzi l’app nella vita privata di tutti i giorni.

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