Oltre la metà delle truffe riguarda mascherine, gel e guanti

Coronavirus e illeciti

Sono 130 i casi di frodi e cyber-truffe segnalati dal 26 marzo sul sito coronafraud.ch - Il 25% proviene dal Ticino

Oltre la metà delle truffe riguarda mascherine, gel e guanti

Oltre la metà delle truffe riguarda mascherine, gel e guanti

Oltre cento annunci di frodi, illeciti economici e cyber-truffe legate alla pandemia di coronavirus. Li ha recensiti l’Istituto della lotta contro la criminalità economica della Scuola universitaria professionale della Svizzera occidentale (HES-SO). Molti di essi si sono verificati nella Svizzera italiana. Da quando l’istituto ha attivato il sito coronafraud.ch, lo scorso 26 marzo, sono state inviate 130 segnalazioni. La maggior parte proviene dalla Svizzera romanda (60%), ma una buona fetta viene dal Ticino (25%). Dalla Svizzera tedesca sono giunte il 15% di tutte le notifiche, ha detto a Keystone-ATS Olivier Beaudet-Labrecque, dell’istituto con sede a Neuchâtel.

Oltre la metà dei casi riguarda apparecchiature sanitarie, come mascherine, gel e guanti venduti a prezzi esorbitanti o non conformi. Questi prodotti vengono perlopiù offerti su internet o sulle reti sociali, ma sono stati segnalati anche singoli casi in negozi e farmacie. Le altre notifiche riguardano e-mail fraudolente (phishing), false raccolte di fondi e anche false vendite di mascherine. La maggior parte dei casi è segnalata da testimoni, a volte da vittime che desiderano condividere la propria esperienza per evitare che si ripetano, precisa Beaudet-Labrecque. Segnalazioni sono giunte anche da impiegati concernenti i loro datori di lavoro, aggiunge il criminologo.

I dati vengono raccolti in forma anonima e non vengono pubblicati. Sono analizzati a scopi scientifici come parte di un progetto più ampio che si concentra sulla criminalità economica in tempi di crisi. Per questo motivo sul sito viene precisato che la segnalazione all’Istituto della lotta contro la criminalità economica non sostituisce la comunicazione alle autorità. Si invita quindi esplicitamente a prendere contatto con la polizia cantonale o con la Centrale d’annuncio e analisi per la sicurezza dell’informazione.

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