«Ospedali, raggiungeremo il limite tra il 5 e l’8 novembre»

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L’evoluzione della pandemia preoccupa i tecnici della Confederazione, riuniti oggi a Palazzo federale per aggiornare la popolazione sull’evoluzione della situazione - «La popolazione deve dimezzare i propri contatti» - Non si esclude un nuovo intervento dell’esercito a sostegno delle strutture ospedaliere - LA DIRETTA

«Ospedali, raggiungeremo il limite tra il 5 e l’8 novembre»
© KEYSTONE/Peter Schneider

«Ospedali, raggiungeremo il limite tra il 5 e l’8 novembre»

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Nuovo incontro con la stampa dalla capitale per aggiornare la popolazione sull’evoluzione epidemiologica in Svizzera. Al punto informativo saranno presenti Stefan Kuster, capo della Divisione malattie trasmissibili dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP); Rudolf Hauri, presidente dell’Associazione dei medici cantonali; Martin Ackermann, presidente della Covid-19 Science Task Force; Erik Jakob, capo della direzione della SECO per la promozione delle sedi; Andreas Stettbacher, delegato del Consiglio federale per il Servizio medico coordinato.

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Oltre 6 mila casi oggi, e un nuovo aumento. «Abbiamo superato il raddoppio dei contagi nel corso dell’ultima settimana» ha spiegato Kuster, aggiungendo che «più di un quinto dei test effettuati sono risultati positivi. Oltre il 21%. Tutte le fasce d’età sono interessate, non solo le persone considerate a rischio. Inoltre l’aumento si registra ovunque: alcuni Cantoni sono più colpiti di altri, ma nessuno è risparmiato - ha dichiarato -. Differenti anche le misure introdotte, a dipendenza della situazione registrata».

Il responsabile della Divisione malattie trasmissibili dell’UFSP ha ricordato le misure più importanti: il lavaggio e la disinfezione delle mani, le distanze interpersonali e indossare la mascherina. «La Svizzera ha superato tutti i Paesi che la circondano in termini di casi positivi ogni 100.000 abitanti», ha spiegato Kuster.

In alcuni casi il tracciamento non funziona più

Il tracciamento dei contagi diventa sempre più difficile: «In molti casi non riusciamo più a trovare l’origine dei contagi», ha spiegato Rudolf Hauri. «La popolazione può essere d’aiuto in questo senso - ha aggiunto -. Si dovrebbe informare la propria famiglia e i propri amici se si sospetta un contagio da coronavirus. Il numero di contatti ravvicinati deve essere ridotto ora», ha detto. «L‘obbligo di indossare una mascherina è una delle misure più efficaci, anche se è fastidioso».

Preoccupa il sovraccarico del sistema sanitario

«La coordinazione dei posti letto in cure intense è ora centrale», ha detto Hauri. «Non bisogna tralasciare il trattamento dei pazienti con malattie diverse dalla COVID-19». Ackermann, dal canto suo ha osservato che «le ospedalizzazioni raddoppiano ogni giorno. I casi di decesso stanno raddoppiando di settimana in settimana». «Dobbiamo bloccare l’epidemia, ma se non ci riusciremo, raggiungeremo il limite di capacità tra il 5 e l’8 novembre. Molti casi al momento non vengono nemmeno rintracciati. Si calcola che dieci persone ne contagino in media altre 16. È troppo, dobbiamo scendere sotto il dieci», ha proseguito Ackermann invitando tutti, laddove possibile, a fare telelavoro, per dimezzare i contatti quotidiani. Un’abitudine da adottare fino a marzo/aprile del prossimo anno, per evitare un effetto yo-yo. «L’efficacia delle misure sarà riscontrabile solo tra due settimane, ma non abbiamo tempo di vedere se i provvedimenti funzionano: non possiamo più evitare il sovraccarico del sistema sanitario».

Turismo, un declino storico

Erik Jakob dal canto suo ha dichiarato che «è stato osservato un declino storico del turismo svizzero».

«Un tema caldo è quello della stagione invernale e centrale saranno i piani di protezione in questo settore», ha detto annunciando il lancio, a breve, di una campagna di prevenzione di Svizzera Turismo.

Ospedali verso il collasso

Infine, ha preso la parola Andreas Stettbacher. «La Svizzera dispone di oltre 22’000 posti letto acuti. 710 sono occupati da pazienti affetti da coronavirus. Una percentuale del 4,2%». La situazione è molto peggiore per i letti di terapia intensiva: 732 dei 1.174 letti sono occupati, 144 dei quali sono occupati da pazienti affetti da coronavirus. «Si tratta del 19% circa», ha detto Stettbacher. «Come dice Ackermann, tra due settimane non ci sarà più posto negli ospedali di terapia intensiva».

«Dovremmo agire più rapidamente»

Interpellato da un giornalista sulle tempistiche delle decisioni del Consiglio federale e sul fatto che le prossime misure saranno annunciate solo mercoledì, Ackermann ha dichiarato che «dovremmo agire il più rapidamente. L’effetto delle misure si manifesterà solo dopo due settimane». Stettbacher, dal canto suo, non ha escluso un nuovo intervento dell’esercito per far fronte alle necessità.

Anche le capacità di test raggiungono i limiti

«Con il rapido aumento del numero di casi da coronavirus, la Svizzera sta lentamente esaurendo le sue capacità di test. Se lo sviluppo continua così, supereremo le capacità di prova», ha detto Stefan Kuster. A mancare sono i reagenti, le capacità dei laboratori e quelle mediche. «Tutto è coinvolto», ha detto.

Economia: verso un’estensione delle misure

Riguardo ai prestiti COVID, Jakob ha spiegato che finora è stato implementato un sistema legato a una situazione straordinaria: «Ora applichiamo di nuovo le normali procedure», ha detto. La Legge Covid-19 approvata nella sessione autunnale tuttavia sarà estesa, così come probabilmente anche il lavoro ridotto, che sarà esteso a 18 mesi. Sull’ondata di fallimenti Jakob ha specificato che «la Confederazione non può salvare tutte le imprese, ma credo che la Svizzera abbia agito in modo esemplare sul fronte economico-politico. Naturalmente si vorrebbe che i processi fossero più veloci, ma la lentezza è ora dovuta al federalismo».

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