Ottimismo e flessibilità, ecco come affrontare le sfide del lavoro

SVIZZERA

La ricetta del consigliere federale Alain Berset per i giovani e gli anziani alle prese con il mondo professionale

Ottimismo e flessibilità, ecco come affrontare le sfide del lavoro
© KEYSTONE/Peter Schneider

Ottimismo e flessibilità, ecco come affrontare le sfide del lavoro

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Ottimismo e flessibilità: è questa l’orientamento che il consigliere federale Alain Berset si sente di consigliare alle popolazione attiva, ai giovani come agli anziani, alle prese con le nuove sfide del mondo del lavoro.

«L’ottimismo è spesso la migliore soluzione», afferma il responsabile del Dipartimento federale dell’interno (DFI) in un’intervista pubblicata oggi dal settimanale romando L’Illustré.

Riguardo ai giovani, «non mi preoccupo troppo: sono nati in un mondo che cambia molto velocemente, sono abituati e lo affrontano abbastanza bene», spiega. Le condizioni attuali «spingono ad essere flessibili, molto più che le vecchie generazioni». Berset consiglia di sviluppare al massimo le competenze . «Bisogna anche avere voglia di correre, di fare delle cose, di provare!», aggiunge.

All’intervistatore che gli sottopone il problema del lavoratore considerato «senior» dalle agenzie di collocamento già quando ha 47 anni - l’età dello stesso consigliere federale - Berset risponde: «conosciamo tutti dei percorsi personali di persone che sono in difficoltà sul mercato del lavoro con più di 50 anni, ma in realtà sono solo una minoranza». Il governo vuole comunque aiutare, con una rendita ponte, coloro che perdono l’impiego a 58 anni e che rischiano di dover chiedere l’assistenza.

Il socialista friburghese parla anche del suo lavoro, considerato un impegno onnipresente, con settimane «facilmente di 80 ore». «Può sembrare strano, ma la politica richiede molto dal profilo fisico», sostiene. «Si bruciano calorie».

A livello alimentare Berset punta sulla fondue, «che è come la Svizzera, è un miscuglio, è la diversità». «Mi piace l’idea di questo scambio che dura e dove tutti si servono dal medesimo caquelon: è un po’ la mia arma diplomatica». Ogni anno il capo del DFI invita alcuni colleghi di governo a mangiare con lui: «una piccola tradizione iniziata con Ueli Maurer, che per dirla tutta in precedenza mi aveva fatto gustare una fondue che non era il massimo», conclude.

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