Paracetamolo per avvelenare marito, amanti condannati

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La sentenza definitiva del Tribunale federale - I due imputati speravano di causare all’uomo un’insufficienza renale fatale mescolando massicce dosi del medicamento al suo cibo

Paracetamolo per avvelenare marito, amanti condannati
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Le condanne inflitte a una coppia di amanti giudicata colpevole del tentato assassinio del marito di lei con forti quantità di paracetamolo sono definitive. Lo ha stabilito il Tribunale federale (TF), confermando una sentenza del Tribunale cantonale di Zugo. La donna dovrà scontare 9 anni e 7 mesi di reclusione, il suo compagno 10 anni.

I due - una rumena di formazione economista, all’epoca dei fatti 39enne, e uno svizzero di 45 anni - erano alla sbarra per aver tentato di avvelenare il marito mescolando dosi massicce di paracetamolo con il suo cibo tra la metà di maggio e la fine di agosto 2016. Speravano di causare all’uomo, un bevitore incallito, un’insufficienza renale fatale.

La Suprema corte ha quindi messo un punto finale a una vicenda giudiziaria che si è protratta negli anni. Nel dicembre del 2017 il Tribunale penale di Zugo aveva infatti condannato a 11 anni di prigione la donna. All’amante erano stati inflitti 13 anni e 7 mesi di detenzione, oltre a una pena pecuniaria con la condizionale e a una multa per altri reati minori (abuso di un impianto per l’elaborazione di dati, ripetuta falsità in documenti, infrazione alla legge sulle armi e ripetuta contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti).

Un anno dopo, in appello, il Tribunale cantonale aveva confermato la condanna per tentato assassinio, riducendo però le pene a rispettivamente 10 anni e 10 anni e 8 mesi. Nel giugno 2019 il TF aveva accolto un ricorso dei due imputati, basato su lacune nella perizia medico-legale ed aveva rimandato il dossier alla corte di Zugo affinché lo riesaminasse.

Per la Corte losannese, il tribunale di Zugo era caduto nell’arbitrario: si era basato su una perizia inconcludente per la quantità di paracetamolo somministrato segretamente e aveva rinunciato a raccogliere le necessarie prove scientifiche supplementari. In tal modo sarebbe stato violato il diritto federale: i ricorsi dei due amanti erano quindi stati ritenuti fondati.

Le autorità giudiziarie di Zugo avevano quindi nuovamente esaminato il caso ed erano giunte alla conclusione che non fosse possibile dedurre dalle successive perizie le esatte concentrazioni di paracetamolo nei capelli della vittima. Tuttavia, queste analisi non potevano essere invocate come scusanti, poiché tutte dimostravano che il marito aveva assunto dosi aggiuntive rispetto a quelle che aveva ingerito volontariamente. Queste quantità avrebbero potuto portare alla sua morte nel tempo. Avevano quindi condannato i due amanti a rispettivamente 9 anni e 7 mesi di reclusione per la donna e 10 anni di carcere per l’uomo.

Nella sentenza pubblicata oggi, il TF respinge questa volta l’ennesimo ricorso della coppia, secondo cui neppure le analisi condotte dall’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo erano da ritenersi utilizzabili.

Per i giudici di Mon Repos invece, gli esami condotti dal laboratorio zurighese non sono né discutibili né arbitrari. E ad avallare gli intenti criminosi dei due vi è anche lo scambio di migliaia di messaggi su WhatsApp, in cui la coppia discuteva dei mezzi e dei prodotti più appropriati per causare la morte del marito.

L’uomo era sopravvissuto ai tentativi di avvelenamento, ma era poi deceduto all’età di 51 anni nel dicembre del 2017, pochi giorni prima della iniziale condanna dei due amanti.

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