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Pedopornografia in Rete, Regazzi: «Non stiamo facendo abbastanza»

Per il Nazionale l’obbligo per i provider di segnalare casi sospetti non va inserita nella Legge sulle telecomunicazioni - Quadri: «Si rischia di introdurre regole che pur con le migliori intenzioni portano nella pratica ad effetti controproducenti»

Pedopornografia in Rete, Regazzi: «Non stiamo facendo abbastanza»
(Foto CdT)

Pedopornografia in Rete, Regazzi: «Non stiamo facendo abbastanza»

(Foto CdT)

BERNA - L’obbligo per i provider di segnalare casi sospetti di pedopornografia in Internet all’Ufficio federale di polizia (fedpol) non va inserito nella Legge sulle telecomunicazioni. La proposta, sostenuta dalla Camera dei Cantoni ma avversa al Consiglio federale, è stata bocciata dal Nazionale con 119 voti a 59. Per la maggioranza, una disposizione di questo tipo porterebbe i fornitori a dover giocare al poliziotto.

«In questo articolo ci muoviamo nel campo della pornografia illegale, in particolare della pedopornografia, un campo molto delicato ed anche emozionale. Tutti vorremmo la massima protezione possibile per i bambini, ma volendo fare il massimo, in preda all’ansia da prestazione si rischia poi di inserire nella legge delle disposizioni discutibili, che pur con le migliori intenzioni portano nella pratica ad effetti controproducenti», ha affermato durante il dibattito Lorenzo Quadri. L’obbligo di annunciare ogni sospetto, ha affermato il membro della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni, finirebbe per creare un’ondata di segnalazioni, anche quando non necessario. Cosa che potrebbe succedere, ha reso presente il consigliere nazionale leghista, potenzialmente con tutte le foto di bambini in costume postate sui social.

Le due Camere hanno già elaborato una serie di misure per combattere la pornografia illegale . I fornitori non devono più semplicemente bloccare l’accesso dei loro clienti ai siti. L’Ufficio federale delle comunicazioni, fedpol e le autorità cantonali competenti devono intervenire per rimuovere rapidamente e su scala internazionale il contenuto pornografico. Per farlo, potranno avvalersi di organismi di allerta gestiti da terzi e da autorità straniere.

Tra i delusi della soluzione optata dalla Camera bassa c’è Fabio Regazzi. «Ogni caso è di troppo», ci dice il consigliere nazionale PPD, anche lui membro della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni, «bisogna fare tutto il possibile per cercare di combattere il fenomeno». Il problema per il deputato ticinese resta. Ora, sulla base delle argomentazioni presentate dalla maggioranza, sta valutando l’elaborazione di una proposta che «responsabilizzi maggiormente i provider». È un tema difficile, ammette, che include la questione delle libertà personali all’interno della Rete. Un concetto delicato che Regazzi riconosce essere «importante». Ma, sottolinea, «si tratta di proteggere i bambini. Non c’è spazio per troppi compromessi. Oggi ci muoviamo però in campo in cui non ci sono ancora regole precise». E ciò benché la pedofilia su Internet, conclude, sia «un fenomeno ancora troppo diffuso».

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