«Per i vaccini dobbiamo aspettare un anno, col virus dovremo convivere»

Da Berna

«Tutti i casi di coronavirus sono emersi a seguito di viaggi in Italia. In Svizzera non ci sono ancora casi di trasmissione» - Le quattro persone stanno relativamente bene e sono in ospedale in isolamento - IL VIDEO

«Per i vaccini dobbiamo aspettare un anno, col virus dovremo convivere»
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Sono 4 al momento i casi di contagio da coronavirus in Svizzera. Si tratta di un informatico di 28 anni residente a Ginevra, da poco tornato da Milano, e di due persone risultate positive ai test nei Grigioni. L’uomo ginevrino è tornato dal capoluogo lombardo tre giorni fa, presenta lievi sintomi ed è stato ricoverato all’ospedale universitario di Ginevra. Per quanto riguarda i due casi nei Grigioni, i pazienti presentano sintomi ma sono in buone condizioni di salute e sono ricoverati in ospedale per precauzione. Il primo caso accertato nel nostro Paese è quello del 70.enne ticinese ricoverato alla Clinica Luganese Moncucco. In Ticino il Dipartimento della sanità e della socialità terrà una nuova conferenza stampa che seguiremo in diretta su cdt.ch.

LA DIRETTA

«Tutti i casi sono emersi a seguito di viaggi in Italia - ha spiegato il direttore Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) Pascal Strupler -. In Svizzera non ci sono ancora casi di trasmissione».

Le quattro persone affette dal virus, ha precisato Daniel Koch, capo della Divisione malattie trasmissibili UFSP, stanno abbastanza bene e si trovano in ospedale in isolamento. Koch ha poi tracciato un quadro della situazione in Europa. «Dobbiamo aspettarci che il numero di casi cresca anche in Svizzera nei prossimi giorni», ha aggiunto. «Non tutti però necessitano di un’ospedalizzazione: vi sono anche casi asintomatici». «Ci appelliamo alla solidarietà delle persone - ha poi detto Strupler - e abbiamo iniziato una campagna di informazione a sud delle Alpi, che verrà estesa su tutto il territorio svizzero».

Al via una campagna d’informazione

Virginie Masserey, capo della Sezione controllo delle infezioni e programma di vaccinazione, ha spiegato che è importante che ognuno in Svizzera sappia come proteggersi e proteggere il prossimo. Per questo motivo la campagna elaborata mira a un’informazione chiara e percepibile da tutti senza difficoltà. «Il virus - ha detto Masserey - si trasmette attraverso le goccioline di saliva: possono raggiungere le mucose di occhi, bocca o naso. In tutto questo giocano un ruolo importante anche le mani, per cui si raccomanda un lavaggio frequente», ha spiegato, raccomandando inoltre di starnutire nell’incavo del gomito o in un fazzoletto, che deve in seguito essere gettato, possibilmente in un cestino con un coperchio. «Sono comportamenti importanti da adottare e vorremmo che ogni persona in Svizzera li conosca».

«Questa campagna di prevenzione - ha detto Simone Eigenmann, capo della Sezione prevenzione e promozione - deve essere molto facile da capire e capillare. In questo momento il codice è giallo e resterà tale - ha dichiarato -. Se la situazione dovesse evolversi, diventerebbe rosso. In Ticino, la campagna di informazione è già presente. Domani le immagini elaborate per la prevenzione saranno in tutti i quotidiani della Svizzera».

Si è deciso, ha spiegato Strupler rispondendo alle domande dei giornalisti, che diffondere la campagna nei media risulta più immediato che con una spedizione a tutti i fuochi. «La situazione - ha ricordato - viene discussa e valutata costantemente con i Cantoni».

Distribuzione di mascherine ai Cantoni: «La situazione è critica in tutto il mondo»

«Stiamo distribuendo mascherine ai Cantoni, dagli stock della Confederazione, perché siano distribuite agli attori sanitari sul territoiro. Le mascherine, è bene ricordarlo, hanno un effetto se indossate dagli ammalati, perché previene la diffusione del virus, ma non hanno senso se indossate da tutti», ha detto Koch. «Stiamo inviando mascherine ffp2 (per i prelievi), e mascherine d’igiene, destinati a medici e malati: ci sono difficoltà a livello mondiale a reperire mascherine», ha aggiunto Koch.

«Non fermeremo il virus, dovremo conviverci»

«Non credo che il virus si fermerà in Europa e nel mondo. Penso che dovremo conviverci», ha detto Koch rispondendo alla domanda di un giornalista. «Per il vaccino - ha detto Masserey - ci vogliono normalmente anni. In questo caso siamo avvantaggiati dal fatto che alcune ricerche sono già state fatte per questo virus. Ci vorranno ancora alcuni mesi, ma è difficile fare previsioni». «Prima della produzione - ha stimato Strupler - passerà circa un anno».

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