Pioggia di firme contro l’identità elettronica «privatizzata»

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Consegnate alla Cancelleria federale 64mila sottoscrizioni per evitare che dati privati sensibili finiscano in mano a banche, assicurazioni o grandi multinazionali

Pioggia di firme contro l’identità elettronica «privatizzata»
©CdT/Chiara Zocchetti

Pioggia di firme contro l’identità elettronica «privatizzata»

©CdT/Chiara Zocchetti

Solo lo Stato può impedire che dati privati sensibili finiscano in mano a banche, assicurazioni o grandi multinazionali. Per evitare che ciò accada, varie organizzazioni hanno consegnato oggi alla Cancelleria federale 64 mila firme contro la nuova legge federale sui servizi d’identificazione elettronica (LSIE) che istituisce la cosiddetta identità elettronica.

Approvata lo scorso settembre dal Parlamento, la legge prevede che siano i privati a gestire il futuro sistema di identità digitale (eID). La Confederazione entrerebbe in gioco unicamente qualora essi non dovessero riuscire nel loro intento.

Tale formulazione rappresenta un compromesso tra i due rami del Parlamento: il Consiglio nazionale, nel corso dei dibattiti, aveva in principio puntato tutto sui privati. I «senatori» volevano invece riservare un ruolo allo Stato: il Consiglio federale potrebbe incaricare un’unità amministrativa di gestire un sistema di eID.

Un compromesso che non piace però al comitato organizzatore del referendum, secondo il quale dovrebbe essere la Confederazione a gestire questo dossier.

«L’eID è il cuore della democrazia digitale. In futuro, ci permetterà di esercitare i nostri diritti politici, come la firma di iniziative e referendum su Internet», afferma Daniel Graf, co-fondatore di Public Beta e co-fondatore della campagna pubblicitaria citato in una nota odierna. Per questo, la garanzia dell’identità elettronica deve rimanere un compito centrale del Governo e non deve cadere nelle mani di società private a scopo di lucro.

A corroborare questa visione, i membri del comitato citano due sondaggi rappresentativi dai quali risulterebbe che oltre l’80% della popolazione vuole che il «passaporto digitale» venga rilasciato dallo Stato.

«C’è una mancanza di fiducia nelle aziende private quando si tratta di protezione dei dati», ha chiosato Erik Schönenberger, CEO di Digitale Gesellschaft. «Di fatto, la responsabilità per la custodia e l’utilizzo dei nostri dati su Internet sarebbe affidata ad aziende private».

Gli oppositori chiedono che l’intera concezione dell’identità elettronica venga quindi ripensata dal nuovo Parlamento, che - così sperano - dovrebbe avere maggiori competenze in campo digitale ed essere meno dipendente dall’economia.

La raccolta di firme è stata lanciata da Digitale Gesellschaft Schweiz (Società digitale), dall’associazione indipendente Campax, dalla piattaforma WeCollect e dal gruppo PublicBeta. Il referendum viene sostenuto anche da PS, Verdi e pure da esponenti di tutti gli altri partiti. Il popolo potrebbe essere chiamato alle urne in settembre.

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