«Più ricoveri in terapia intensiva, si teme il sovraccarico degli ospedali»

Pandemia

Patrick Mathys dell’UFSP: «Immunità di gregge più difficile a causa delle mutazioni» - Martin Ackermann della Task force per la COVID-19: «Gli effetti del vaccino si vedranno tra tre mesi, intanto bisogna contenere i contagi»

 «Più ricoveri in terapia intensiva, si teme il sovraccarico degli ospedali»
©KEYSTONE/Alessandro della Valle

«Più ricoveri in terapia intensiva, si teme il sovraccarico degli ospedali»

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Visto l’aumento del numero di casi di coronavirus, il Governo federale teme che il sistema sanitario possa essere messo sotto pressione. Le autorità sono preoccupate per le persone tra i 50 e i 70 anni, in particolare per i più anziani che non sono ancora stati vaccinati. Patrick Mathys, capo della sezione Gestione della crisi e cooperazione internazionale dell’UFSP, ha spiegato che non c’è «ancora un impatto significativo del vaccino per quanto riguarda l’occupazione dei letti in terapia intensiva». Gli effetti si vedranno tra qualche mese, è dunque importante evitare di sovraccaricare il sistema sanitario. Il numero di casi, tuttavia, non è aumentato tanto quanto il tasso di riproduzione avrebbe suggerito nelle ultime settimane, ha constatato Mathys. In termini di ricoveri ospedalieri e decessi, invece, c’è un «trend in lieve aumento». Il 20% dei letti di terapia intensiva è attualmente occupato da pazienti COVID-19. Questo è un dato maggiore rispetto a poche settimane fa. Il vero problema, più che l’occupazione dei posti, è però il personale sanitario disponibile negli ospedali. Inoltre, l’età media dei pazienti è diminuita. In generale, Mathys ha comunque affermato che le cifre attuali dovrebbero essere osservate con cautela. A causa delle vacanze di Pasqua, cifre più attendibili saranno disponibili solo verso il weekend. È chiaro, tuttavia, che la variante inglese rappresenta ora oltre il 90% dei casi in Svizzera.

Secondo Martin Ackermann, presidente della Task force scientifica nazionale per la COVID-19, è necessario contenere il numero di contagi fino alla fine della campagna di vaccinazione. «Il traguardo è vicino, dobbiamo fare un altro sforzo nei prossimi tre mesi», ha spiegato. «Ci sono molte ragioni per resistere ancora un po‘», ha detto Ackermann, «gli studi hanno dimostrato che la situazione migliora in modo significativo appena circa la metà delle persone è stata vaccinata». «Una diminuzione dei contagi riduce anche i rischi economici, perché altrimenti sarebbero necessarie misure drastiche», ha detto l’esperto. Secondo Ackermann, è anche importante che il Governo federale colmi varie lacune legate ai dati. Ad esempio, dovrebbe essere rese note quante persone sono risultate positive al test nonostante la somministrazione del vaccino e quante persone di ogni fascia d’età sono state vaccinate. Inoltre secondo gli esperti, tre dei quattro parametri di riferimento definiti dal Consiglio federale per eventuali allentamenti non sono attualmente raggiunti. Eventuali decisioni del Consiglio federale sulle misure anti-COVID dovrebbero settimana prossima.

Il vaccino AstraZeneca e l’immunità di gregge

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) parte dal presupposto che la Svizzera riceverà puntualmente i restanti vaccini. Non si prevedono ulteriori ritardi come in altri Paesi, ha spiegato Patrick Mathys. Tuttavia non è ancora chiaro quando e se il vaccino di AstraZeneca sarà approvato in Svizzera. Swissmedic è un istituzione indipendente e deciderà da sola.

Per quanto riguarda l’immunità di gregge in Svizzera, Mathys ha detto che è il requisito per tornare alla normalità, ma probabilmente sarà più difficile ottenerla a causa delle mutazioni del virus. Martin Ackermann ha aggiunto: «Più siamo vicini all’immunità di gregge, meno persone saranno infettate dal virus».Passaporto vaccinale

Il passaporto vaccinale

Circa il passaporto vaccinale, quest’ultimo dovrebbe essere disponibile entro l’estate. Nel frattempo abbiamo preso contatto con vari offerenti e fra due settimane dovrebbe essere nota la soluzione tecnica prescelta, ha dichiarato Mathys. Il documento dovrà avere alcune caratteristiche; non essere falsificabile, compatibile a livello internazionale e sicuro per quanto riguarda la protezione dei dati. Fino a quel momento, ha puntualizzato Mathys, il documento di conferma del vaccino distribuito adesso mantiene tutta la sua validità.

Test fai da te

Per quanto riguarda i test «fai da te», da oggi disponibili in farmacia, Mathys ha ribadito che tale soluzione va bene solo per le persone che non hanno sintomi. Un simile test può essere eseguito se qualcuno è invitato a un pranzo di compleanno o se deve incontrare delle persone sul lavoro. Ciò non toglie che anche in caso di test negativo, si debbano rispettare le misure igieniche. Anche se il test dà risultato negativo, ciò non significa che il virus non possa essere presente. Ad ogni modo, in caso di risultato positivo bisogna isolarsi e sottoporsi a un test PCR di conferma. Se dovete per forza vedere delle persone a rischio, meglio un test antigenico rapido, più affidabile, ha sottolineato.

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