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Fallimenti: critiche al costo di non divulgazione

Le persone oggetto di precetti esecutivi potranno domandare che terzi non vengano informati pagando un importo di 20 franchi - Secondo gli addetti ai lavori è "troppo poco"

Reguzzi
 
12
luglio
2018
11:03
ats

BERNA - Le persone oggetto di precetti esecutivi potranno domandare che terzi non vengano informati. L'importo di 20 franchi domandato dal Consiglio federale per la richiesta in tal senso viene però criticato.

L'obiettivo della modifica di legge è quello di protegge le persone dai precetti esecutivi ingiustificati. Al giorno d'oggi, infatti, non è necessario provare la fondatezza di un credito e non di rado il precetto diventa un'arma di ricatto. Come se non bastasse, il registro in cui viene iscritto può essere consultato per cinque anni.

Con le modifiche gli uffici non comunicheranno più a terzi l'esistenza di un precetto se il debitore lo richiederà e se il creditore non interverrà entro tre mesi per provare la fondatezza del caso.

Questo cambiamento porta però carichi amministrativi, secondo il Consiglio federale. Viene quinti proposto un emolumento di 20 franchi. "Troppo poco", secondo la Conferenza degli ufficiali di esecuzione e fallimenti della Svizzera, che si è espressa nel quadro della procedura di consultazione che termina oggi.

I costi generati da una tale procedura sono infatti più elevati, viene argomentato. Una buona cifra sarebbe fra i 40 e i 50 franchi. Anche secondo diversi Cantoni - ad esempio Vallese, Basilea Città e Zurigo - l'importo proposto è troppo modesto.

Un'altra novità riguarda la possibilità per gli uffici di fatturare otto franchi per l'invio di una lettera che invita il debitore a ritirare personalmente un precetto. Secondo il Tribunale federale, manca però la base legale per una tassa. Il Canton Argovia accoglie invece positivamente una simile eventualità.

Edizione del 24 settembre 2018
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