Casse malati

Anche la destra non ha avuto il coraggio di aumentare la franchigia ordinaria

La proposta di portarla da 300 a 500 franchi è stata bocciata dal Consiglio nazionale con 162 voti contro 21

Anche la destra non ha avuto il coraggio di aumentare la franchigia ordinaria
Foto Archivio CdT

Anche la destra non ha avuto il coraggio di aumentare la franchigia ordinaria

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BERNA - Nemmeno la destra al Consiglio nazionale ha avuto stamane il coraggio di innalzare la franchigia ordinaria nell’ambito dell’assicurazione malattia da 300 a 500 franchi, come chiedeva la Commissione della sicurezza sociale e della sanità con una mozione, poi respinta per 162 voti a 21. Dopotutto, il Parlamento si è già messo d’accordo per adeguare la franchigia minima all’evoluzione dei costi sanitari, e tanto basta. Su quest’ultimo provvedimento, la sinistra ha in ogni caso promesso il referendum. Nelle intenzioni della destra, l’atto parlamentare non avrebbe dovuto nemmeno essere trattato. Ieri, il consigliere nazionale Raymond Clottu (UDC/NE) aveva tentato invano, con una mozione d’ordine, di stralciarlo dall’ordine del giorno di oggi. La sinistra ha protestato, chiamando il campo «borghese» alle proprie responsabilità e rinfacciandogli di voler depennare il dossier soltanto per motivi elettorali, sapendo che questa misura sarebbe assai impopolare se adottata dalle Camere. La proposta Clottu è quindi stata bocciata.

I relatori della maggioranza della commissione hanno quindi dovuto fare buon viso a cattivo gioco stamane, e presentare gli argomenti a favore di un innalzamento della franchigia. Per lo stesso Clottu e Bruno Pezzatti (PLR/ZG), simile provvedimento consentirebbe di ridurre i premi per tutti gli assicurati in modo significativo, ossia di almeno 430 milioni di franchi o dell’1,7% circa. L’idea di fondo è favorire un comportamento più attento ai costi e impedire le visite mediche e ospedaliere superflue.

Il Partito socialista non si è fatto pregare e, approfittando anche dell’attenzione dei media, ha attaccato i due relatori di maggioranza rinfacciando loro di essere in combutta con le casse malattia: sia Clottu che Pezzatti fanno infatti parte del gruppo di riflessione sul sistema sanitario del Groupe Mutuel, un importante assicuratore malattia. Clottu e Pezzatti si sono difesi dicendo di fare semplicemente il loro lavoro di relatori. Alla richiesta se fosse vero che intascano 10 mila franchi l’anno per partecipare a poche sedute, hanno fatto orecchie da mercante.

Dopo aver «cucinato» per bene i due relatori, a nome della minoranza della commissione Yvonne Feri (PS/AG) ha spiegato che un aumento così massiccio della franchigia minima non farebbe che aumentare il numero di coloro che rinunciano a curarsi, soprattutto persone con reddito modesto, nonché i malati cronici e gli anziani. Già oggi, ha aggiunto, gli Svizzeri sono a livello internazionale quelli che partecipano di più finanziariamente ai costi sanitari. Inoltre, non vi è alcun legame tra l’aumento dei costi sanitari e quello della franchigie. Negli ultimi vent’anni i costi sono costantemente saliti, nonostante l’incremento della franchigia dai 150 franchi iniziali degli anni ‘90 agli attuali 300 franchi.

Dello stesso parere anche il consigliere federale Alain Berset, secondo cui nel determinare l’ammontare della franchigia bisogna tenere anche conto della capacità finanziaria dei singoli. Rivolto al plenum, il ministro della sanità ha poi ricordato che il Parlamento ha già deciso di adeguare automaticamente le franchigie all’evoluzione dei costi, togliendo insomma questa competenza al Consiglio federale. «Volere ora aumentare la franchigia con una decisione politica a 500 franchi sarebbe contraddittorio», ha spiegato il ministro socialista.

Berset ha poi spiegato che l’aumento della franchigia ha un effetto sul premio, ma non sui costi sanitari in sé, che tendono ad aumentare. Per far fronte a questa situazione, gli strumenti sono altri, ha rammentato, come la revisione del tariffario medico o la diminuzione del prezzo dei farmaci. Al voto, la mozione è stata quindi bocciata anche da chi in un primo momento l’aveva promossa in commissione.

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