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Armi, la legge è da approvare

La revisione è necessaria per stare al passo con l’Europa, come ha spiegato a Berna la consigliera federale Karin Keller-Sutter

Armi, la legge è da approvare
Foto Carlo Reguzzi

Armi, la legge è da approvare

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BERNA - Lottare contro l’abuso di armi per scopi criminali e rimanere associati a Schengen e Dublino, aspetto di centrale importanza per la Svizzera. Per questi motivi, il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano di approvare il prossimo 19 di maggio la revisione parziale della legge sulle armi che traspone nel diritto elvetico direttive emesse dall’Unione Europea. Un «no» avrebbe conseguenze gravi sulla sicurezza del Paese. La revisione della legge sulle armi si prefigge di limitare la diffusione di quelle semiautomatiche, come richiesto dalla direttiva UE in materia decisa dopo gli attentati terroristici di Parigi. In futuro, in base al testo della normativa riveduta, nulla cambierà per i militari, i cacciatori e chi pratica il tiro sportivo. Limitazioni sono state poste per quanto attiene ai caricatori, ora in vendita libera. In futuro, solo chi è autorizzato ad acquistare un’arma potrà anche procurarsi un caricatore di grande capacità (oltre 10 colpi per le armi semiautomatiche lunghe e oltre 20 colpi per quelle corte).

Per chi possiede un’arma semiautomatica con un caricatore di grande capacità non iscritta in un registro cantonale delle armi, dovrà annunciarsi alle autorità preposte entro tre anni dall’entrata in vigore della legge. «Nessuno sarà disarmato e le nostre manifestazioni di tiro, come il tiro in campagna, il tiro obbligatorio, il ‘Knabenschiessen’ di Zurigo - gara di tiro riservata ai giovani - ma anche il tiro sportivo di competizione, non saranno messe in pericolo dalla revisione parziale», ha sostenuto oggi davanti ai media la consigliera federale Karin Keller-Sutter, eletta nel dicembre scorso al posto del dimissionario Johann Schneider-Ammann. Secondo la responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia, la Svizzera è riuscita a mitigare alcuni aspetti della direttiva europea e a preservare alcune sue peculiarità legate alle armi in quanto Stato membro di Schengen.

Nell’attuazione nel diritto svizzero il Consiglio federale e il Parlamento hanno sfruttato il margine di manovra concesso dalla direttiva salvaguardando in questo modo la tradizione svizzera del tiro. La ministra sangallese ha sottolineato che un «no» alla revisione rischia di mettere in forse la cooperazione con gli Stati che hanno sottoscritto i trattati di Schengen e Dublino. In caso di voto negativo, la cooperazione cessa automaticamente, a meno che la commissione UE e tutti gli Stati della stessa siano disposti a venire incontro alla Svizzera entro 90 giorni. Non occorre una disdetta. Per la Keller-Sutter nessun aspetto della revisione giustifica che si rimetta in questione tale cooperazione.

Secondo René Bühler, direttore supplente dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol), questi accordi garantiscono l’accesso al sistema d’informazione di Schengen SIS, accesso che la Svizzera ha già da dieci anni. A suo parere, si tratta di uno strumento che ha rivoluzionato la cooperazione in materia di ricerca e a cui non si può più rinunciare. «Ogni giorno vi sono più di 300’000 ricerche nel sistema da parte dei servizi di sicurezza e delle autorità in materia d’asilo e nel 2018 vi sono stati 19 000 riscontri positivi». In media, negli ultimi dieci anni, il SIS ha permesso un arresto al giorno. Per la Fedpol e gli altri servizi di sicurezza la situazione è chiara e per Bühler «rinunciare a Schengen sarebbe una condanna alla cecità».

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